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Le opinioni discordanti sul mix di vaccini dopo lo stop alle seconde dosi di AstraZeneca

La somministrazione eterologa divide gli esperti, ma tra favorevoli e contrari rimane un dato di fatto: i foglietti illustrativi non prevedono alcuna miscela tra due sieri diversi e non sono ancora stati aggiornati

Giusy Bottari by Giusy Bottari
Giugno 14, 2021
in Italia
Reading Time: 3 mins read
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Le opinioni discordanti sul mix di vaccini dopo lo stop alle seconde dosi di AstraZeneca

Il parere del Cts che ha raccomandato l’impiego del vaccino AstraZeneca per gli over 60, decretando in pratica lo stop alle somministrazioni del prodotto ai più giovani anche per il richiamo, ha creato in qualche caso confusione nelle regioni, con la Lombardia che prima dice no al mix di vaccini e poi ritratta, e la Campania che annuncia di non aver intenzione di procedere alla combo vaccinale e chiede al governo riferimenti e comunicazioni chiare.

Tre giorni dopo il parere ufficiale si affastellano opinioni simili, contrastanti, agli antipodi. La nuova raccomandazione per il vaccino Astrazeneca ha scatenato gli esperti attorno alla seconda dose “eterologa”, cioè la somministrazione di un farmaco diverso rispetto a quello ricevuto alla prima iniezione. Una situazione che coinvolge le centinaia di migliaia di under 60 immunizzati con il composto anti-Covid sviluppato ad Oxford.

«Perplessità su mix di vaccini, ad oggi ci sono solo 4 piccoli studi fatti su un migliaio di persone in totale, non abbiamo alcuno studio controllato e randomizzato. Finchè l’Aifa non modificherà i bugiardini, il mix di vaccini è off label (cioè al di fuori delle condizioni autorizzate dagli enti predisposti)», ha detto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe che ha sottolineato come AstraZeneca sia stato sempre un vaccino “ballerino”: indicato inizialmente per i soggetti al di sotto dei 55 anni, si è poi passato agli Under 65 fin quando non si sono riscontrati gli eventi avversi nei giovani con le rare trombosi che hanno portato alla morte la 18enne Camilla.

Anche i bugiardini dei vaccini anti-Covid rimangono gli stessi e non indicano, al momento, benefici e rischi derivanti dalla miscela tra due sieri diversi, il presidente dell’Aifa, Giorgio Palù rassicura: «In questo momento è giusto sentire tante voci ma il dovere di chi rappresenta le istituzioni è dare un’informazione corretta, il 9 giugno l’Aifa ha espresso un parere sulla vaccinazione eterologa sulla base degli studi che stanno emergendo, e ci sono studi nel Regno Unito, in Francia, in Germania. Tutti dimostrano cose che sapevamo: due vaccini diversi stimolano meglio il sistema immunitario».

Si tratta sostanzialmente della stessa posizione espressa dal ministro della Salute, Roberto Speranza: «Le indicazioni dei nostri scienziati, insieme al ministero e all’Aifa, vanno nella direzione che io ho indicato, e cioè uso di AstraZeneca sopra i 60 anni sia per la prima sia per la seconda dose». Vaccino diverso dal primo, quindi, senza se e senza ma. Una decisione errata, secondo il farmacologo Silvio Garattini che ha spiegato il suo punto di vista: «Sono favorevole anche alla vaccinazione eterologa, per cui c’è l’indicazione positiva di alcuni studi», è stata la sua premessa. Ma, ha aggiunto, è «difficile obbligare a fare un richiamo diverso» e quindi «io dico di essere pragmatici: lasciamo ai cittadini la scelta della dose, proprio per aumentare la copertura vaccinale».

Contrari, ma per motivi diversi, all’idea di Garattini sono il presidente dell’Ordine dei medici, Filippo Anelli, e il direttore di Malattie infettive del Sacco, Massimo Galli. «Affidare ai cittadini la scelta o stravolgere competenze che per legge non spettano ad altri professionisti sarebbe un errore», ha avvisato Anelli. «Aggiungiamo confusione a confusione. I vaccini non sono giocattoli, come i farmaci hanno effetti collaterali come abbiamo imparato e prevedono una prescrizione medica, quindi una responsabilità per la decisione assunta di cui il medico risponde in sede civile e penale», ha aggiunto il presidente dell’Ordine. Secondo Galli dovrebbero indicarlo «le autorità sanitarie, altrimenti non si chiude più la partita». Sul piano scientifico, ha concluso, «il mix si può fare, anche se dati non ce ne sono molti».

Tags: AifaAstraZenecaMix di vacciniRoberto SperanzaVaccino anti-Covid
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