Potrebbe toccare in prima battuta alle persone fragili, agli immunodepressi e anche a tutti gli operatori sanitari che hanno fatto da apripista alla vaccinazione contro il Covid-19. È sul tavolo al ministero della Salute l’ipotesi di un piano che possa prevedere una terza dose per alcune categorie specifiche di persone. Si parla di somministrare una terza dose di vaccino contro il coronavirus anche nel Regno Unito, dopo alcuni ultimi studi che dimostrerebbero come l’immunità dei vaccini possa scemare sensibilmente dopo 5-6 mesi soprattutto nelle persone più anziane e fragili. Dunque il governo di Boris Johnson, che nei mesi scorsi aveva più volte menzionato questa ipotesi, sembra aver deciso: si parte il 6 settembre.
E c’è poi chi è già partito come Israele, dove si stanno richiamando per la terza dose i cittadini immunodepressi e gli over 60 anni già vaccinati, a condizione che siano trascorsi oltre cinque mesi dalla somministrazione della seconda. Dal ministero della Sanità sono arrivate direttive alle casse mutue di organizzarsi in maniera adeguata ed è, di fatto, il primo Paese al mondo a compiere un passo del genere. Un team di esperti ha consigliato al governo di passare alla distribuzione della terza dose dopo aver notato un calo nell’efficacia del vaccino fra quanti sono stati immunizzati sei mesi fa.
La decisione si presenta molto complessa, l’Ema si è già espressa sul tema della terza dose sottolineando che al momento «è troppo presto per confermare se e quando ci sarà bisogno di una dose di richiamo, perché non ci sono ancora abbastanza dati dalle campagne vaccinali». Anche l’Oms non si sbilancia in alcun senso anche in considerazione della necessità di pensare ai Paesi poveri che non hanno ancora fatto le prime dosi o non dispongono addirittura di vaccini.
Le aziende produttrici invece hanno già annunciato di stare lavorando alla terza dose dei loro preparati. Una terza dose di vaccino per il Covid rafforza la protezione contro la variante Delta, a dire dei ricercatori di Pfizer. Nuovi studi mostrano che una terza dose ha effetti neutralizzanti della variante Delta cinque volte maggiori per chi ha un’età fra i 18 e i 55 anni dopo la seconda dose, e 11 volte maggiori per chi si colloca fra i 65 e gli 85 anni. Saranno le autorità, secondo l’azienda produttrice, a determinare «se e a chi raccomandare» una eventuale ulteriore iniezione.
Nel giro di un mese «bisognerà decidere chi vaccinare e in quali tempi con la terza dose», anticipa il direttore delle prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza. «È una decisione che va meditata bene ma probabilmente le persone più fragili e immunodepresse avranno una terza dose ma non abbiamo ancora deciso quando. Sulla terza dose c’è indecisione perché non ci sono ancora evidenze forti per poter dire che la faremo a tutti piuttosto che ad alcuni». E comunque «non si sa ancora se nel caso della terza dose sarà necessario effettuarla con un vaccino adattato alle varianti. Di fatto le aziende stanno lavorando a vaccini adattati. Al momento teniamo aperte le opzioni e le decisioni anche prese dall’Ue guardando alle due alternative per non rimanere scoperti, se ci si vaccinasse oggi si userebbero i vaccini esistenti ma bisognerà valutare se fra alcuni mesi saranno necessari vaccini adattati».





