L’Agenzia italiana del farmaco ha reso disponibili tre nuovi farmaci per il trattamento del Covid-19. Si tratta dell’anti-artrite anakinra e degli immunomodulanti baricitinib e sarilumab. «La Commissione Tecnico Scientifica di Aifa – si spiega in una nota . ha valutato le nuove evidenze che si sono rese disponibili all’utilizzo per il trattamento del Covid-19 dei tre farmaci immunomodulanti, al momento autorizzati per altre indicazioni». Sono stati inseriti nell’elenco che consente la copertura a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
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«I tre farmaci- afferma l’Aifa – si aggiungono al tocilizumab nel trattamento di soggetti ospedalizzati con Covid-19 con polmonite ingravescente sottoposti a vari livelli di supporto con ossigenoterapia». Tale decisione, basata sulle evidenze di letteratura recentemente pubblicate, allarga il numero di opzioni terapeutiche e nello stesso tempo consente di evitare che l’eventuale carenza di tocilizumab possa avere un impatto negativo sulle possibilità di cura.
Tutti questi farmaci hanno un’attività di immunomodulazione – non a caso sono stati progettati per il trattamento di patologie autoimmuni alla stregua dell’artrite reumatoide – e vengono sfruttati per contrastare la risposta esagerata del sistema immunitario all’invasione virale, che si sviluppa in una parte dei pazienti.
Per quanto concerne l’anakinra, un recente studio ha dimostrato che la percentuale di pazienti che si sono completamente ripresi ha superato il 50% e il numero di pazienti che sono rimasti gravi è stato ridotto del 54%. I risultati di SAVE MORE sono stati pubblicati su Nature e sulla base di questi dati l’Ema ha iniziato il procedimento di valutazione per estendere le indicazioni dell’anakinra al Covid-19.
I medici hanno valutato anakinra in pazienti per polmonite a rischio di progressione verso l’insufficienza respiratoria. Lo studio è stato condotto in 37 ospedali (di cui otto italiani coordinati dall’Istituto Spallanzani di Roma) e ha coinvolto in totale 594 pazienti. Dal 23 dicembre 2020 al 31 marzo 2021, sono stati sottoposti a screening 1.060 e 606 sono stati randomizzati in 37 centri. Tutti i pazienti hanno ricevuto la cura standard; 189 pazienti sono stati assegnati al braccio placebo; e 405 pazienti sono stati assegnati al braccio anakinra. Ad entrambi i gruppi è stato somministrato lo standard terapeutico tradizionale: cortisone, eparina e supporto respiratorio. «L’uso del farmaco – scrivono gli autori – ha portato ad un beneficio clinico evidente dal giorno 14. Questo dato è clinicamente importante perché i primi 14 giorni rappresentano il periodo durante il quale si prevede che un paziente peggiori. Il beneficio è stato mantenuto fino al giorno 28. La percentuale di pazienti che si sono completamente ripresi ha superato il 50%. Il riconoscimento precoce dei pazienti a rischio di progressione verso una malattia grave e l’inizio tempestivo di un trattamento mirato sono della massima importanza».





