“Medicane” è un termine relativamente nuovo, nasce dalla fusione tra “mediterranean” e “hurricane” (uragano mediterraneo). Nonostante la parola sia ora usata per indicare genericamente violente tempeste con venti potenti e nubifragi, nell’aspetto, i medicane sono più propriamente simili a cicloni: un sistema di bassa pressione caratterizzato da un nucleo caldo attorno a cui ruotano venti e piogge torrenziali.
Il maltempo imperverserà soprattutto sulla Sicilia orientale, già colpita da alluvioni e vittime, su quella settentrionale e poi sulla Calabria ionica. Queste zone saranno sferzate da venti impetuosi con raffiche superiori a 100 chilometri all’ora (119 km/h è il limite inferiore per poter definire un uragano di categoria 1, insieme ad altre caratteristiche peculiari), piogge battenti e insistenti per oltre 24-48 ore. Attese anche violente mareggiate sulle coste più esposte e le intense precipitazioni, oltre a provocare alluvioni lampo, potrebbero innescare anche frane sui versanti più instabili.
«È una depressione a vortice che assomiglia ai cicloni tropicali, con dimensioni minori e diametro di circa 300 chilometri. Le nostre latitudini sono interessate di solito dai cicloni extra-tropicali, che hanno genesi, sviluppo e struttura diversa. Quelli tropicali prendono l’energia dagli oceani, gli extratropicali dai gradienti di temperatura dell’atmosfera. Il medicane ha una struttura mista», ha spiegato al Corriere della Sera Enrico Scoccimarro, esperto di eventi estremi e scenari climatici alla Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici.
Il richiamo, piuttosto esplicito, è ai fenomeni atmosferici, con conseguenze spesso drammatiche, che si formano negli oceani. A paventare una simile ipotesi lo straordinario aumento delle temperature registrato nel tratto di mare compreso tra il canale di Sicilia, il mar Ionio e il mar Libico. La colonnina di mercurio, infatti, ha segnato circa otto gradi in più rispetto alla media del periodo. A complicare lo scenario, le infiltrazioni di aria fredda provenienti da nord-est, che a contatto con la calda superfice del mare, daranno vita a un ciclone di particolare violenza. Un fenomeno non del tutto inedito alle nostre latitudini, ma per la prima volta collocabile all’interno della categoria 1, con raffiche di vento oltre i 120 chilometri orari.
In particolare, partono dalla parte bassa del Mediterraneo, sulle coste africane, dove il mare arriva in questo periodo alla temperatura di 26°, per poi colpire «soprattutto Grecia, Sicilia e Calabria. Ma possono investire anche la Sardegna e il Salento. Le coste ioniche sono le più esposte». «Sono fenomeni – ha chiarito Scoccimarro – che si esauriscono in pochi giorni, soprattutto perché quando colpiscono la terraferma non hanno più l’energia del mare caldo a sostenerli. Però possono stazionare alcuni giorni sul mare e scaricare molta pioggia sulle coste, come sembra sia il caso di questo ultimo fenomeno».





