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Dieci anni fa il naufragio della Costa Concordia

Cosa è successo a bordo della nave da crociera incagliata negli scogli situati nei pressi dell'Isola del Giglio: una serie manovre azzardate, i ritardi nelle comunicazioni e l’abbandono della nave da parte del comandante

Redazione by Redazione
Gennaio 13, 2022
in Italia
Reading Time: 4 mins read
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Dieci anni fa il naufragio della Costa Concordia

Tutto per un inchino. Dieci anni fa, alle 21,45 del 13 gennaio 2012, la punta di uno scoglio incise il lato sinistro della Costa Concordia davanti all’isola del Giglio provocando una falla di 70 metri. La storia imboccò in quel momento la strada che avrebbe portato alla morte di trentadue persone e a una delle più gravi tragedie del mare.

La nave Costa Concordia, partita da Civitavecchia alle 18:57 con più di 4200 persone a bordo, all’altezza del promontorio dell’Argentario abbandona la rotta per Savona e punta verso l’Isola del Giglio. Il suo comandante, Francesco Schettino, vuole fare “l’inchino” davanti alle case di Giglio Porto. Il mondo intero impara all’improvviso un termine conosciuto fino a quel momento con tutt’altro significato. Per inchino, da allora, si intende anche quella manovra utilizzata per portare la nave più vicina possibile alla costa, in modo da salutare chi si trova sulla terraferma. Non era una consuetudine, ma in certe occasioni la si faceva. E quella notte l’occasione, secondo quanto testimoniato dal comandante Schettino, era omaggiare il maître di bordo Antonello Tievoli, di origini gigliesi, che aveva parte della sua famiglia sull’isola.

Dopo una serie di manovre azzardate, alle 21:47 il lato di sinistra della Costa Concordia colpisce uno degli scogli affioranti de “Le Scole”. Si sente un boato. Al ristorante, dove molti passeggeri sono ancora nel mezzo della cena, volano piatti e bicchieri. L’impatto provoca uno squarcio di 70 metri di lunghezza.

La catena degli errori non si ferma. Nei secondi appena successivi all’impatto, a bordo scattano tutti gli allarmi di avaria, tra cui quelli delle pompe dei timoni e dei motori. L’acqua entra all’interno dello squarcio e fa saltare i quadri elettrici. Avviene il primo blackout. Il comandante ordina di ridurre la velocità, ma i comandi sono ormai fuori uso. La nave è ingovernabile. Prosegue la sua corsa, sfila davanti al porto e continua verso nord, nord-est, perdendo via via velocità. Sono passati quindici minuti dall’impatto e tutto farebbe pensare che sia ormai chiara la situazione: è necessario dare il comando di abbandono nave. Ma così non fu.

Schettino chiama per la prima volta il responsabile dell’unità di crisi di Costa Crociere, racconta cosa è accaduto e lo rassicura sul fatto che «la galleggiabilità non è compromessa». La Costa Concordia cambia direzione, ruotando di quasi 180 gradi. Anziché puntare il mare aperto, ritorna con la prua verso la costa. È il momento di svolta per una tragedia che poteva contare un numero di vittime assai maggiore. Schettino cercherà di sostenere che la nave era sotto il suo controllo, ma la commissione peritale ritenne più plausibile un’altra ricostruzione. Fu l’intervento del vento da nord-est, il grecale, che soffiava sulla fiancata, insieme alle correnti marine e al movimento interno della massa d’acqua penetrata nella nave a realizzare il miracolo e a spingere la Costa Concordia verso terra. Non solo, la nave cambia improvvisamente orientamento e si inclina bruscamente sul lato di dritta, deviando verso gli scogli di Punta Gabbianara.

Alle 22:33 viene lanciato il segnale d’emergenza. Dieci minuti dopo viene data l’istruzione di indossare i giubbotti salvagente. Non tutti ce li hanno. Molti si spingono per riuscire a salire sulle lance di salvataggio. È il caos. Alcuni scivolano in mare e vengono risucchiati dai gorghi d’acqua gelida che si formano intorno alla nave. Alle 22:50 inizia l’operazione di ammaino delle scialuppe di salvataggio. Ma molte scialuppe sono inutilizzabili perché si affacciano su un lato della nave ormai troppo inclinato. Si capisce subito che le oltre quattromila persone a bordo non potranno essere salvate sulle poche imbarcazioni ancora disponibili. Schettino ordina il tanto atteso abbandono nave. Alle 23:04 la Costa Concordia è definitivamente ferma, incagliata, sugli scogli di Punta Gabbianara, a soli 96 metri dalla riva. Ma, complice il buio della notte, non tutti si rendono conto di avere la terraferma così vicina.

A mezzanotte la Costa Concordia si piega definitivamente sugli scogli. C’è chi tenta di salvarsi tuffandosi in mare sul lato di destra, chi rimane terrorizzato a bordo, chi trova il modo di calarsi attraverso una scala d’emergenza in corda. Dopo mezz’ora la Capitaneria di Porto di Livorno contatta al cellulare il comandante Schettino. Lui riferisce di trovarsi a bordo di una lancia di salvataggio e di seguire i soccorsi dal mare. Però è evasivo sul numero dei passeggeri ancora da salvare: le risposte di Schettino non convincono chi sta gestendo i soccorsi dalla sala operativa di Livorno, il capitano di fregata Gregorio De Falco. Alle 1:46 ci sarà la drammatica telefonata tra De Falco e Schettino, nella quale viene ordinato al comandante della Costa Concordia di non indugiare e di ritornare a bordo a coordinare i soccorsi. La comunicazione termina con la celebre frase: «Salga a bordo, cazzo!».

I numeri delle persone da salvare parlano da soli: 4229 persone, di cui 19 adulti bisognosi di assistenza e 252 bambini, di cui 52 di età inferiore ai 3 anni. Alle 2:30 il pattugliatore della Guardia di Finanza segnala che a bordo ci sono ancora 200 persone. Schettino si trova già in salvo a terra da circa un’ora. L’ultimo naufrago della Costa Concordia viene trovato dai soccorritori e fatto sbarcare alle 5:27 di mattina. Non si ha ancora consapevolezza del numero complessivo delle vittime e dei dispersi. L’ultimo ad essere salvato è il commissario di bordo Manrico Giampedroni, ritrovato con l’acqua che gli lambiva il petto e una gamba fratturata, all’interno della cabina 8303, dopo 36 ore dall’incidente. Era rimasto a bordo fino alla fine, nel tentativo di salvare le persone bloccate sul ponte 3. Il bilancio finale della tragedia della Costa Concordia sarà di 32 vittime e oltre 150 feriti.

Per la strage è stato condannato a 16 anni di reclusione il comandante Francesco Schettino per omicidio colposo plurimo, naufragio colposo, lesioni colpose plurime, abbandono della nave e false comunicazioni. Schettino è attualmente detenuto nel carcere di Rebibbia. Nel maggio del 2022 potrà richiedere misure alternative alla prigione dopo aver scontato un terzo della pena. L’ex comandante è ancora in attesa di un verdetto della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo sulla revisione del processo chiesta ormai nel 2018.

La ricostruzione della notte del disastro e il recupero della nave sono state due delle operazioni più complicate della storia recente della giustizia italiana. I resti della Costa Concordia sono stati smaltiti definitivamente il 7 luglio del 2017 per mano del gruppo specializzato Genova Industrie Navali.

Tags: Costa ConcordiaFrancesco SchettinoGregorio De FalcoIsola del Giglio
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