C’è Speranza, ma non c’è speranza per l’Italia. Benché la situazione pandemica sia in netto miglioramento, come certifica anche l’ultimo report settimanale di Gimbe, benché il ministro della Salute si vanti di aver «piegato la curva epidemiologica» e benché sia diminuita la pressione sugli ospedali, la fine delle restrizioni anti-Covid in Italia resta ancora un miraggio.
Nel frattempo, però, in giro per l’Europa la certificazione verde è stata del tutto abolita. E si pensa ad un ritorno a una sorta di normalità pre-Covid. La morsa della variante Omicron si fa infatti più lieve e il numero di vaccinati è sempre più ampio. Per questo diversi governi, a partire dai nostri vicini come Svizzera e Austria, hanno iniziato a considerare la pandemia quasi alla stregua di un’influenza.
In Italia si fa sempre più caldo il dibattito sul superamento del Green pass alla fine dello Stato di emergenza, previsto per il prossimo 31 marzo. Ma dal governo ancora nessuna certezza. Ci si sarebbe aspettati che Mario Draghi, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri convocato per varare interventi contro il caro bollette, sciogliesse le riserve e annunciasse agli italiani un piano ben dettagliato per l’eliminazione delle regole pandemiche. E invece, dal presidente del Consiglio, solo impegni generici: «Voglio uscire dallo stato di emergenza al più presto possibile. Quindi anche limitare le restrizioni al più presto possibile», «al momento la road map per il ritorno alla normalità non è ancora stata stabilita, ma è questione di giorni». Il classico “vedremo, faremo, valuteremo, decideremo” a cui ci hanno abituati i governi in questi due anni di pandemia.
E intanto il Paese resta prigioniero delle norme più estremiste del mondo: il Green pass necessario praticamente per svolgere qualsiasi attività fuori casa, l’obbligo vaccinale imposto ai lavoratori over 50 dietro la minaccia di perdere la retribuzione se non il posto di lavoro e le discutibili regole per la scuola che discriminano gli studenti non vaccinati.
Nella maggioranza crescono le voci di dissenso che spingono per la revoca del Green pass. Lo chiede a gran voce la Lega, ma anche molti parlamentari del Movimento 5 stelle vorrebbero una data certa per la fine del Green pass. Rimangono invece contrari a un allentamento troppo rapido delle restrizioni la dirigenza del Movimento 5 Stelle, il Partito democratico, Forza Italia e LeU. L’orientamento del ministero della Salute guidato da Roberto Speranza sarebbe quello di far valere il certificato nei luoghi pubblici fino all’estate. Dal 15 giugno non scatteranno più le multe per gli over 50 che non si sono vaccinati, ma il Green pass rafforzato dovrebbe resistere a questo spartiacque.
A dirlo è stato il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, in un’intervista a Rtl. Per l’esponente di Noi con l’Italia «sull’obbligo del Super Green pass rinforzato degli over 50 dobbiamo essere rigidi, andando anche oltre la scadenza del 15 giugno. Siamo convinti della scelta presa e dobbiamo assolutamente tenere il punto». Il governo ragiona però su un rallentamento della certificazione verde nei luoghi all’aperto. A partire da aprile, quindi, il certificato verde potrebbe essere eliminato per tavoli all’esterno di bar e ristoranti, ma anche per gli sport di gruppo.
A chiedere un ritorno alla normalità anche i virologi. Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera spiegando perché è arrivato il momento di dire basta alle restrizioni per difendersi dal virus: «Togliere tutti i divieti, pure le mascherine a scuola perché viviamo una fase in cui la popolazione ha la massima copertura vaccinale. Più tardiamo questa misura e meno dura la protezione collettiva». Ed è questa la finestra temporale giusta: «La curva dei contagi è in picchiata e milioni di immunizzati il cui livello di protezione, ora altissimo, decade con il tempo. Bisogna avere coraggio. Rinviando le riaperture di due mesi, passano altri 60 giorni dall’infezione o dalla vaccinazione e le persone sono meno protette».
Storce il naso anche Maria Rita Gismondo quando si parla di Green pass e delle scelte del governo sulla pandemia Covid. La direttrice del laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano è stata intervistata da Affari Italiani e si è inserita sul dibattito in merito alla certificazione verde, di cui molti chiedono l’abolizione: «Il Green pass è stato utilizzato come un elemento di coercizione alla vaccinazione. Comunque sia, adesso i vaccinati sono oltre l’85%, quindi anche questa sua finalità non ha più motivo di esistere. In questo momento è solo una soluzione politica della quale non sappiamo assolutamente quale sia l’obiettivo. Perciò il Green Pass è da eliminare da subito».





