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Perché siamo prigionieri del Green pass

L’elenco delle restrizioni che verranno eliminate a partire dal primo aprile dimostra che restiamo ostaggio del governo nonostante il lasciapassare, imposto proprio con la scusa di evitare le chiusure

Redazione di Redazione
Febbraio 26, 2022
in Italia
Tempo di lettura: 3 mins read
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Perché siamo prigionieri del Green pass

Stadi, cinema e teatri pieni, niente più Super Green Pass nei luoghi all’aperto. Scuole sempre aperte per tutti. La data da cerchiare in rosso verso l’agognato «ritorno alla normalità» è il 1° aprile, il giorno successivo alla fine dello stato di emergenza che il premier Draghi ha confermato di non voler ulteriormente prorogare. Ma nei luoghi pubblici al chiuso il Super Green Pass resterà ancora per un po’, almeno fino al 15 giugno, quando scadrà l’obbligo di vaccinazione per gli over 50 e quello di mostrare il certificato per andare a lavorare. Se serviva una prova della farraginosità del Green pass, nella forma di ricatto per indurre a vaccinarsi, il discorso sulle riaperture è la ciliegia sulla torta.

Le prossime mosse sono già segnate. Il primo marzo arriverà l’aumento della capienza di stadi e palazzetti dello sport al 75% e al 60%. Il 10 marzo si potrà tornare a visitare i familiari in ospedale. Ma solo dal primo aprile si potrà di nuovo mangiare nei ristoranti e nei bar all’aperto senza Super Green pass, che però rimarrà necessario nei locali al chiuso. E potrebbe arrivare, sempre allo scopo di rilanciare il turismo almeno per il periodo pasquale, un allentamento delle misure che riguardano i mezzi di trasporto e gli alberghi.

LEGGI ANCHE: Green pass revocato in quasi tutta Europa: gli italiani pensano alla fuga

Ma l’elenco delle restrizioni che verranno via via eliminate dimostra che restiamo prigionieri nonostante il Green pass, imposto proprio con la scusa di evitare le chiusure. Il lasciapassare che doveva essere una sorta di miracoloso portale che trasporta dalla pandemia verso la libertà, al punto da considerarlo come la misura che ci ha consentito di affrontare con relativa tranquillità gli ultimi mesi, si è dimostrato realtà l’ennesima trappola.

Ma torniamo al punto di partenza. A dicembre 2020, meno di un anno dalla comparsa del Covid-19 nelle nostre vite, vengono autorizzati i primi vaccini Covid, quelli di Pfizer e Moderna. Si trattava di un risultato straordinario, che però portava con sé la necessità di avviare campagne di vaccinazione di massa. È in questo contesto che ci si pone il problema il maggior numero di persone possibili a vaccinarsi. Alcuni paesi, come gli Stati Uniti, scelgono la strada degli incentivi: chi si sottopone a vaccinazione riceve una somma in denaro o qualche altro genere di “premio”. Altri spingono su capillari campagne di informazione, come Portogallo e Spagna. Altri ancora scelgono la strada delle restrizioni: rendere impossibile a chi non si vaccina di partecipare a tutta una serie di attività. Questa possibilità si presenta con sfumature diverse: dal richiedere un attestato di vaccinazione per partecipare a un evento pubblico ad alta densità di partecipanti (per esempio un concerto) fino a richiedere il lasciapassare per andare a prendere un semplice caffè al bar.

L’Italia ha preso una delle strade più estreme e liberticide al mondo: il cosiddetto Green pass entra in vigore il 6 agosto 2021 nei ristoranti al chiuso, e nei locali dove si consuma al tavolo, per assistere agli spettacoli al cinema e a teatro, per partecipare a eventi e competizioni sportive, in piscina e in palestra, ma anche a fiere, sagre, convegni, parchi divertimento, sale gioco e per partecipare ai concorsi. Lo scopo era appunto quello di incrementare le vaccinazioni anti-Covid. La tesi era che se si fosse impedito l’accesso a una serie di attività e abitudini, i cittadini si sarebbe vaccinati. In realtà si è avuta l’esplosione della domanda di tamponi.

L’ambito di applicazione del Green pass è stato costantemente ampliato, da settembre a oggi, a dispetto della crescita della popolazione vaccinata. Fino ad arrivare all’obbligo vaccinale per i lavoratori over 50. Secondo la norma in vigore «dal 15 febbraio 2022, i soggetti ai quali si applica l’obbligo vaccinale per l’accesso ai luoghi di lavoro nell’ambito del territorio nazionale, devono possedere e sono tenuti a esibire una delle certificazioni verdi Covid-19 di vaccinazione o di guarigione». In un Paese dove la percentuale di vaccinati sfiora il 90% (89,22 % della popolazione over 12), ha senso continuare a obbligare a esibire il pass per entrare in un luogo? Senza nemmeno considerare il fatto, pure non secondario, che non vaccinato non significa malato o contagioso, la stragrande maggioranza delle persone non vaccinate è continuamente discriminata dal lavoro alla scuola.

Non c’è stata in sei mesi di applicazione nessuna disponibilità a ritirare lo strumento. Si è ipotizzato che l’ambito di applicazione dovesse e potesse solamente crescere. In che senso questo è stato utile? Al fine di incentivare la vaccinazione è servito a poco. Neanche l’obbligo vaccinale ha avuto gli effetti sperati: solo una minima parte ha aderito alla campagna vaccinale, secondo i dati della struttura commissariale sono 1,4 milioni le persone con più di 50 anni che hanno deciso di ignorare l’obbligo imposto dal governo. Il Green pass si è rivelato, dunque ,uno strumento punitivo per chi ha scelto liberamente di non vaccinarsi. In questo caso, ha dato buoni argomenti a chi alimenta l’ostilità tra vaccinati e non vaccinati. Creando una divisione di cui l’Italia non aveva bisogno, non ora.

Tags: Governo DraghiGreen passObbligo vaccinaleSuper Green pass
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