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La guerra di Speranza ai farmaci anti-Covid

È stata demonizzata qualunque cura non fosse il vaccino: l’ultimo caso è quello degli antivirali. Secondo quanto emerge dal rapporto dell’Aifa sull’impiego di questi medicinali somministrabili a domicilio, le richieste sono diminuite

Redazione di Redazione
Agosto 2, 2022
in Italia
Tempo di lettura: 3 mins read
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La guerra di Speranza ai farmaci anti-Covid

Nelle ultime settimane si è registrato un vertiginoso calo delle prescrizioni dei farmaci antivirali contro il Covid. Secondo quanto emerge dal quindicesimo rapporto dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sull’impiego di questi medicinali somministrabili a domicilio, dal 14 al 20 luglio le richieste per Molnupiravir di Merck sono diminuite del 13,01%, e quelle per Paxlovid di Pfizer sono scese del 14,77%.

Un dato preoccupante, soprattutto se consideriamo che la diminuzione nelle prescrizioni arriva nel momento in cui aumentano i contagi. Medicinali letteralmente nascosti ai pazienti proprio nel momento in cui se ne sarebbe più necessitato. Nascosti perché nelle farmacie non mancano: le forniture, infatti, sia di Molnupiravir sia di Paxlovid sono raddoppiate. L’aumento è del 100,28%. La domanda sorge spontanea: perché con una media di 1.150 morti a settimana, invece di trattare immediatamente e sempre di più i pazienti a rischio di Covid grave con gli antivirali, si frenano le prescrizioni? Difficile trovare una risposta. Benché i virologi di tutta Italia da mesi non fanno altro che garantirne l’efficacia, i medici di famiglia hanno praticamente fermato le loro prescrizioni.

Ma ignorando questi medicinali, si rischia anche un danno economico. Finora è stato utilizzato solo il 10% dei 600.000 cicli di farmaci antivirali acquistati dall’Italia per la terapia anti-Covid. Inoltre, quelli non prescritti scadranno entro l’anno. Dunque, in soli cinque mesi potremmo veder bruciare circa 500 milioni di euro. È veramente assurdo che non si faccia nulla per correggere il tiro. Eppure, se utilizzati nel modo giusto, gli antivirali potrebbero aiutare a evitare molti ricoveri, che sono in risalita, e anche a limitare il numero dei decessi.

Un altro problema è il loro mero utilizzo medico. Questi farmaci, infatti, vanno somministrati entro 5 giorni dalla comparsa dei sintomi e sono indicati per trattare le forme lievi e moderate. Invece sta accadendo troppo spesso che i medici tendano a prescriverli quando i sintomi sono gravi. E come se non bastasse, negli ospedali la somministrazione è molto bassa perché i pazienti arrivano di solito dopo i 5 giorni dalla comparsa dei sintomi.I medici di famiglia sono poco informati perché questi farmaci sono esclusi dagli aggiornamenti formativi: i farmaci autorizzati in maniera non definitiva all’immissione in commercio, non possono essere accompagnati da corsi di formazione.

Un sottoutilizzo spiegabile soltanto con la volontà di promuovere i vaccini. Soprattutto se si considera che l’accordo dello scorso febbraio per la fornitura di 600.000 dosi l’anno, messo a punto da ministero della Salute e Aifa, era frutto di una stima prudenziale. L’ordine di questi medicinali era stato effettuato senza voler esagerare nei numeri per evitare sprechi e mancati utilizzi. Dunque, com’è possibile che ci siamo ritrovati ad usarne soltanto il 10%? Se si analizza la situazione ciò che risulta è che non esiste un motivo valido per queste mancate prescrizioni, se non l’evidente volontà di qualcuno nel mantenere soltanto il vaccino come unica soluzione per il Covid. Questo benché, come riporta La Verità, i farmaci non presentino particolari effetti collaterali, se non qualche disordine intestinale ed un certo sapore metallico in bocca nei primi due giorni, al contrario dei ben più pericolosi effetti avversi dei vaccini.

In nome del vaccino, in Italia la cura è stata dimenticata. Si parla soltanto di prevenzione vaccinale e mai di cura, nonostante la scienza medica si occupi di entrambe. Il 29 ottobre 2020 una famosa casa farmaceutica offrì gratuitamente 10.000 dosi di monoclonali al nostro ministero della Salute che, inspiegabilmente, rifiutò. Dopo qualche mese, sotto la pressione mediatica, tutte quelle fiale furono comprate dal ministro Roberto Speranza a peso d’oro, tanto che la Corte dei conti, altro scoop di Fuori dal coro, aprì un fascicolo per danno erariale. Un’assurdità scoprire, poi, che più passava il tempo e meno venivano usati nonostante ne fossero state acquistate migliaia di dosi, con ingente spesa pubblica. Insomma, sembra proprio che qualcuno abbia deciso che deve esserci solo il vaccino.

Tags: AifaAntiviraliCovid-19MolnupiravirPaxlovidRoberto SperanzaVaccino anti-Covid
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