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Cresce la spesa privata per i farmaci: l’ultima eredità di Speranza

L’Osmed ha pubblicato il 22° Rapporto nazionale sull’uso dei farmaci in Italia Ciò che ne emerge, è che nel 2021 gli italiani hanno speso circa il 6% in più rispetto all’anno precedente

Redazione di Redazione
Agosto 4, 2022
in Italia
Tempo di lettura: 3 mins read
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Cresce la spesa privata per i farmaci: l’ultima eredità di Speranza

Cresce la spesa per i farmaci: nel 2021 gli italiani hanno speso circa il 6% in più rispetto all’anno precedente. L’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (Osmed), ha da poco pubblicato il 22° Rapporto nazionale sull’uso dei farmaci in Italia, relativo all’anno 2021. Ciò che ne emerge, è che nel 2021 la spesa per i farmaci di fascia C, ovvero quelli non a carico del Sistema Sanitario Nazionale, ha raggiunto i 6,1 miliardi di euro circa, con un incremento del 7% rispetto all’anno precedente. Di questi, il 57% è relativo ai farmaci con ricetta e il 43% ai farmaci di automedicazione, compresi quelli erogati negli esercizi commerciali.

Tra i primi 20 principi attivi venduti con ricetta, sette sono benzodiazepine. Il paracetamolo è stato venduto l’8,4% delle volte in più rispetto al 2020. Tra i farmaci di fascia A (quindi passabili con il Ssn) acquistati privatamente dal cittadino, l’amoxicillina acido clavulanico (antibiotico tipo Augmentin) risulta fra i più venduti.

LEGGI ANCHE: La guerra di Speranza ai farmaci anti-Covid

Come riporta La Verità, in Italia si registra un corposo incremento dei consumi e di spesa dei farmaci di fascia A acquistati privatamente (+7,1% nella spesa e +6,4% nei consumi). Sono medicinali che si potrebbero comprare con il ticket, ma alla fine si preferisce comprarli privatamente, spendendo quindi di più. Nel confronto internazionale si evidenzia ancora una bassa incidenza della spesa per i farmaci equivalenti rispetto agli altri Paesi europei, sebbene l’Italia sia al secondo e primo posto nell’incidenza, rispettivamente, della spesa e del consumo di farmaci biosimilari. Dal confronto sui prezzi emerge come l’Italia, considerando sia i farmaci erogati in ambito territoriale sia quelli in ambito ospedaliero, abbia prezzi superiori solo alla Francia, al Portogallo e alla Polonia.

Dunque, gli italiani spendono tanto in medicine nonostante potrebbero spendere meno. I motivi sono molteplici. Oltre alla diminuzione dei medici di base sul territorio, elemento che potrebbe contribuire alla scarsa interazione fra medico e paziente, insiste il problema del marketing farmaceutico. La manipolazione pubblicitaria porta gli italiani ad essere molto restii ad assumere farmaci equivalenti o a principi attivi dei medicinali di fascia A, preferendo farmaci più famosi e pubblicizzati. Un esempio fra questi è l’Oki, farmaco presente in bustine tra i medicinali di fascia A, al prezzo di ticket di circa 3 euro e nella formulazione Oki task (che si scioglie sotto la lingua) nella lista della fascia C, a un prezzo
notevolmente superiore: 12 euro. Eppure, secondo i farmacisti, adesso il più richiesto sembrerebbe proprio l’Oki task.

Un ruolo chiave in tutto questo lo gioca anche la scarsa informazione. Non tutti, infatti, sono a conoscenza del fatto che il farmaco che devono assumere potrebbe essere pagato meno grazie al Servizio sanitario nazionale. Non tutti i farmacisti lo comunicano e se non lo fa neanche il medico di base è difficile sperare che il paziente impari a memoria la lista del prontuario farmaceutico. Inoltre, a complicare il tutto ci si mettono i passaggi di fascia dei vari medicinali. La sanità voluta dal ministro uscente Roberto Speranza, dunque, è sempre meno pubblica e sempre più privata.

E lo stesso vale per le strutture sanitarie. Durante la pandemia, negli ospedali, gran parte dei servizi è stata ridotta o addirittura sospesa, con ricadute negative sulla salute delle persone. La ripresa delle attività ordinarie fatica ora a vedersi e i pazienti si stanno abituando a evitare le strutture pubbliche, per lo più in ristrutturazione e riorganizzazione. Si ricorre, quindi, sempre di più, alle strutture private, considerate più affidabili e veloci, anche se più costose. inoltre, sono anche gli stessi medici a fuggire dalle strutture pubbliche, in cerca di condizioni di lavoro migliori.”
In questo caos totale, il dato più allarmante sui farmaci, probabilmente, è rappresentato dall’incremento del 9,1% di medicine comprate per automedicazione. Insomma, le medicine ce le compriamo da soli, le terapie anche le facciamo da soli, i medici non ci sono e se ci sono non rispondono. Se abbiamo un male conviene avere una buona assicurazione, perché le liste d’attesa nel pubblico sono infinite.
Le soluzioni ci sarebbero, ma questi problemi, ormai sistemici, non sono mai stati affrontati con serietà da Speranza. Tutta l’attenzione è stata riservata in maniera ossessiva al Covid e alle restrizioni imposte alla popolazione.

Tags: Covid-19FarmaciRoberto Speranza
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