Una discriminazione che non è ancora finita, quella verso i sanitari non vaccinati. Liberi, teoricamente, di tornare alla propria occupazione, ma ancora discriminati, ghettizzati, emarginati. È questa la sorte di alcuni medici sospesi e ora reintegrati: prima lo stigma sociale per la decisione di non vaccinarsi, poi lo stipendio revocato e ora, dopo il reintegro, il mobbing.
La Regione Emilia Romagna ha emanato un invito a tutte le Aziende sanitarie pubbliche e private del territorio. Secondo la cabina di regia, le strutture in cui vengono assistiti immunodepressi, trapiantati di organo solido o di cellule staminali emopoietiche, di pazienti ematologici o pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia devono essere inibite ai medici ed ai sanitari non vaccinati che sono stati da poco reintegrati sul posto di lavoro. Sono complessivamente 467 gli operatori della sanità non vaccinati.
Dunque, secondo le indicazioni della Regione, le Aziende sanitarie dovranno effettuare una attenta valutazione delle attività a cui saranno destinati gli operatori sanitari non vaccinanti e reintegrati per effetto delle scelte del governo. Ancora una volta il leit motiv è quello della discriminazione, consigliando di evitare che essi vengano collocati in reparti in cui presenzino pazienti affetti da patologie che riducono le difese immunitarie. I cosiddetti “soggetti fragili”.
Anche il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato all’unanimità una mozione di Samuele Astuti, esponente del Pd, con la quale impegna la giunta a non reintegrare gli operatori sanitari no vax nei reparti con pazienti fragili. Continua, dunque, l’odiosa discriminazione, la quale di fatto impedisce ai medici renitenti di onorare appieno il loro giuramento di Ippocrate, e che rappresenta una punizione esemplare nei riguardi degli eretici col camice bianco, rei di aver messo in discussione a loro spese una narrazione terrorizzante priva di fondamento scientifico.
Dato che persino i produttori di tali vaccini hanno esplicitamente dichiarato la loro inefficacia a bloccare i contagi, ponendo “democraticamente” tutti i soggetti sullo stesso piano, vaccinati e non vaccinati, la decisione dell’Emilia Romagna e della Lombardia non hanno nulla che vedere con la tutela della salute dei fragili, mentre rappresentano un vergognoso atto di ritorsione nei confronti di quei medici e di quegli infermieri che, per le più disparate ragioni, si sono battuti in difesa delle loro e delle altrui prerogative costituzionali.





