Aveva messo nero su bianco con due pronunce che l’obbligo vaccinale Covid è una misura ingiusta e sproporzionata: per questo, secondo la Procura generale della Corte di Cassazione, va punita. La giudice della seconda sezione civile del tribunale di Firenze, Susanna Zanda, dovrà affrontare un procedimento disciplinare: è accusata di aver violato le regole sul Green pass, essendo stata trovata nel suo ufficio sprovvista di certificato verde, e di aver osato annullare la sospensione dal lavoro di una dipendente sanitaria che si era rifiutata di fare la terza dose. Tanto è bastato per andare incontro a gravi conseguenze, dopo che la Corte Costituzionale si è rifiutata di riconoscere l’illegittimità dell’obbligo di somministrazione.
Secondo il procuratore generale Luigi Salvato, che firma il provvedimento notificato il 31 maggio scorso, la giudice avrebbe tenuto una «condotta gravemente scorretta» nei confronti del personale del tribunale, che sarebbero stati sottoposti al rischio «di contrarre l’infezione Covid dalla dottoressa Zanda», perché sprovvista di Green pass.
Nel documento che notifica l’azione disciplinare vengono riproposte punto per punto le argomentazioni già utilizzate dalla Corte Costituzionale nel giudizio di legittimità sull’obbligo vaccinale Covid. La procura della Cassazione ribadisce quindi, contro ogni evidenza, che i cosiddetti vaccini prevengono il contagio, non sono sperimentali e sono sicuri ed efficaci perché così hanno affermato le autorità sanitarie quali Aifa, ministero della Salute e istituto superiore di Sanità: le cui asserzioni appaiono a questo punto inconfutabili al netto delle numerose pubblicazioni scientifiche che dimostrano tesi contrarie.
Nella sentenza in cui aveva imposto il reintegro a lavoro della sanitaria non vaccinata, Zanda aveva sottolineato come si stavano obbligando dei lavoratori alla somministrazione di un farmaco che non preveniva il contagio, sostenendo inoltre che nessuno poteva essere obbligato a delle cure contro la sua volontà. Tanto è bastato per essere messa alla gogna: secondo l’accusa il giudice Zanda, nell’ordinanza di reintegro della psicologa, si sarebbe pronunciata senza svolgere accertamenti medico scientifici e sulla scorta di «personali convincimenti e valutazioni». Questo nonostante il fatto che nell’emettere il verdetto favorevole al reintegro, la giudice ha vagliato una cospicua mole di letteratura scientifica e documenti depositati dalle parti in causa.
Come raccontato da Angela Camuso sulle pagine della Verità la giudice Zanda era già salita agli onori delle cronache in passato due volte, quando aveva archiviato delle querele presentate da Matteo Renzi. Nell’occasione, era stata dipinta dai giornali come «il magistrato no vax che dice no al leader di Italia Viva», a conferma del clima che nel frattempo si era creato nei confronti di chiunque osasse disobbedire ai diktat imposti da Conte e Draghi.
Il procedimento disciplinare a carico di Susanna Zanda sembra quasi un caso di ritorsione professionale, ed è impossibile non notarne le sfumature politiche, anche perché il suo caso è stato oggetto di una interrogazione parlamentare. Qualche mese fa, il deputato renziano Ivan Scalfarotto si era così scagliato contro Susanna Zanda durante un’interrogazione parlamentare, chiedendo di avviare nei confronti della donna un provvedimento disciplinare. Il ministro della Giustizia Nordio si era subito detto favorevole e ora, con tempistica alquanto sospetta, ecco che le azioni disciplinari sono davvero scattate.
Il documento di avvio dell’azione disciplinare da parte della procura della Cassazione è stato protocollato il 17 maggio scorso, il giorno precedente il ministro della giustizia Carlo Nordio aveva risposto a un quesito del senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto, che chiedeva se il ministro ritenesse «i comportamenti della Zanda conformi alla normativa vigente e quali iniziative di propria competenza intenda intraprendere a tutela dell’onorabilità e della reputazione della magistratura». Nella risposta di Nordio, si legge che «risultano individuabili nella condotta tenuta dalla dottoressa Susanna Zanda comportamenti astrattamente suscettibili di rilievo disciplinare, meritevoli di approfondimento». Poche ore dopo è stato emesso dalla procura generale della Cassazione l’avviso dell’azione disciplinare nei confronti della giudice. Una strana coincidenza temporale.





