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Vacanze in montagna, cosa fare per evitare la disfunzione tubarica

Questa patologia si riscontra spesso in determinate categorie di lavoratori e compromette la tuba di Eustachio, quel condotto che funge da collegamento tra il naso e l’orecchio. A parlarcene è la dr.ssa Daria Caminiti, specialista in otorinolaringoiatria ed esperta in allergologia

Daria Caminiti by Daria Caminiti
Ottobre 30, 2023
in Salute
Reading Time: 4 mins read
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Vacanze in montagna, cosa fare per evitare la disfunzione tubarica

L’autunno è la stagione dei supplementari per chi ama viaggiare o muoversi. E la montagna è la meta ideale per escursioni e trekking ad alta quota. Per quanto sembri il preludio di un momento di piacere, per alcuni queste semplici azioni possono risvegliare un fastidio che in alcuni casi può diventare doloroso. A poco possono servire i classici trucchi di deglutire più volte o di trattenere il fiato. L’orecchio di queste persone ha bisogno di un approccio un po’ più serio perché presenta i sintomi di una malattia cronica: la disfunzione tubarica.

Questa patologia si riscontra spesso in determinate categorie di lavoratori (piloti d’aereo, gli assistenti di volo, le guide alpine e i sub, dato che sono soggetti a sensibili variazioni della pressione) e compromette la tuba di Eustachio, quel condotto che funge da collegamento tra il naso e l’orecchio. In caso di un’insufficienza funzionale della tuba, la pulizia dell’orecchio dal catarro e la sua ventilazione non avvengono più in modo fisiologico.

Che cos’è la disfunzione tubarica?

L’orecchio ovattato dovuto ad una disfunzione tubarica è una delle patologie che capita più spesso alle persone che, per lavoro o piacere, si sottopongono a sbalzi di pressione (subacquei, alpinisti, personale di volo chi viaggia spesso in aeroplano). È causato da un difetto cronico funzionale con il quale la capacità di regolare la naturale aerazione, ventilazione ed auto pulizia dell’orecchio sono limitate. Ad esserne colpita è la tuba di Eustachio, canale che collega orecchio e naso. Tale condizione determina inizialmente una pressione negativa nell’orecchio medio (con conseguente senso di ovattamento) e può evolvere fino all’accumulo di liquido (siero) nell’orecchio medio (versamento endo timpanico) che può a sua volta infettarsi dando luogo ad una otite media acuta (con possibile evoluzione in otite purulenta e conseguente perforazione della membrana).

Come funziona il meccanismo di compensazione?

La compensazione forzata dell’orecchio medio (più comunemente chiamata semplicemente compensazione) è una tecnica per bilanciare la pressione dell’orecchio medio a quella ambientale; in particolare viene utilizzata nell’ambito delle immersioni subacquee. Altri ambiti di applicazione di tale tecnica sono tutti quelli in cui il soggetto si trovi a dover fronteggiare repentine variazioni della pressione esterna, quali il paracadutismo, il volo acrobatico, la discesa in miniera e persino l’affrontare una salita di montagna. Per effetto della pressione esterna, l’aria contenuta nei polmoni tenderà a raggiungere tutte le cavità del nostro organismo, compensandole in modo spontaneo, con un’eccezione: l’orecchio medio. Accade che la trachea, la laringe, i seni frontali e quelli paranasali, in quanto tutti collegati all’apparato respiratorio, ricevono dai polmoni aria alla stessa pressione di quell’esterna e, per effetto di quest’equivalenza, non subiscono nessun tipo di danneggiamento, né sono a rischio d’implosione. Anche l’apparato uditivo è collegato alle vie respiratorie, ma l’orecchio medio, a causa di una particolare struttura chiamata tromba di Eustachio (canale particolarmente stretto e sinuoso), non riesce a compensare spontaneamente ed ha bisogno di particolari manovre per raggiungere un’equivalenza di pressione con l’esterno. Esistono tecniche più o meno complesse per ottenere l’effetto di compensazione; si può usare semplicemente la deglutizione che però non è efficace sott’acqua. Per la subacquea vengono utilizzate le manovre di Marcante-Odaglia, Valsalva, Toynbee.

Quali sono i sintomi della disfunzione tubarica?

La disfunzione tubarica rende inutile la classica manovre di compensazione con il naso chiuso con la quale si cerca di ottenere una canalizzazione che liberi dalla sensazione di ovattamento e di orecchio tappato. La conseguenza di un ristagno di catarro può essere l’otite catarrale cronica, dovuta al cattivo funzionamento e ventilazione della tuba che porta ad una perdita di udito. Tra i sintomi, oltre all’orecchio tappato e alla sensazione di sentire i suoni ovattati, ci sono anche vertigini, acufeni e si può arrivare ad avere difficoltà nello stare in equilibrio.

Un orecchio tappato può essere l’esordio di un’otite?

Come in una reazione a catena, all’accumularsi di catarro nella tuba di Eustachio, segue una proliferazione batterica che, a sua volta, provoca un’otite catarrale che è bene non trascurare. Infatti, oltre ad essere piuttosto dolorosa, potrebbe portare alla netta perdita dell’udito. In ogni caso, anche senza giungere ad un esito tanto drastico, l’otite può generare vertigini, disfunzioni del senso dell’equilibrio e i cosiddetti acufeni, quei costanti ronzii e sibili a carico dell’orecchio tappato.
Per interrompere questa catena di eventi, è indispensabile riuscire a far defluire il catarro intrappolato nell’orecchio.

Come si arriva alla diagnosi?

Sarà bene, nel caso si pensi di soffrire di disfunzione tubarica, rivolgersi allo specialista che, dopo una prima visita con endoscopia, potrebbe riscontrare un accumulo di catarro, una delle classiche cause dell’otite. Lo specialista, anche con un attento ascolto dei sintomi del paziente, sarà quindi in grado di formulare una diagnosi e consigliare la cura adeguata. Si analizzerà quindi il condotto uditivo, si misurerà l’elasticità della membrana del timpano con la timpanometria e si analizzerà l’udito con l’esame audiometrico: questi esami strumentali potranno confermare la presenza di catarro nell’orecchio.

Quali trattamenti?

Ad una diagnosi positiva di orecchio tappato è necessario rispondere con la terapia più adeguata, per consentire il deflusso del catarro dal condotto. Tradizionalmente l’otite catarrale dovuta alla disfunzione della tuba di Eustachio è stata trattata con le cure termali, consistenti in sedute lunghe e ripetute di insufflazione tubariche di aria. Si tratta però di una cura non sempre efficiente e molto faticosa e fastidiosa per chi si deve sottoporre ad essa: per almeno una decina di giorni viene introdotta una cannula rigida dal naso che raggiunge l’orifizio tubarico dalla quale viene somministrata la terapia termale. Oggi sono disponibili palloncini in lattice per uso medicale, che devono essere gonfiati con il naso per equilibrare la pressione all’interno dell’orecchio medio, cioè compensare, e permettere il funzionamento della membrana del timpano. Si tratta di un dispositico per uso domestico calibrato per esercitare una pressione idonea e sufficiente ad aprire la Tuba di Eustachio e ventilare l’orecchio medio e pertanto non è sostituibile in alcun modo con i normali palloncini giocattolo. Serve a mantenere l’efficienza della Tuba di Eustachio e del velo palatino e alleviare alcuni disturbi, come fischi, ronzii, senso di ovattamento, di chiusura delle orecchie e di fastidio che a volte può arrivare fino al dolore.

Tags: Compensazione dell'orecchioDisfunzione tubaricaOrecchio medioOtiteVacanze in montagna
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