Dietro la violenza alle donne c’è il pregiudizio

«Io non starò mai zitta, non mi farete mai tacere», aveva scritto sui social Elena Cecchettin, la sorella di Giulia, uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta. E così ha fatto. «Ministro dei Trasporti che dubita…

Dietro la violenza alle donne c’è il pregiudizio

«Io non starò mai zitta, non mi farete mai tacere», aveva scritto sui social Elena Cecchettin, la sorella di Giulia, uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta. E così ha fatto. «Ministro dei Trasporti che dubita della colpevolezza di Turetta perché bianco, perché ‘di buona famiglia’. Anche questa è violenza, violenza di Stato», ha scritto Elena in una storia su Instagram commentando un post del ministro Salvini in cui quest’ultimo si riferiva all’arresto di Turetta scrivendo: «Bene. Se colpevole, nessuno sconto di pena e carcere a vita».

Nella storia Elena scrive ancora: «Ministro il cui partito (insieme a FdI, che però ha scelto l’astensione) a maggio ha votato contro alla ratifica della convenzione di Instabul», citando un post della scrittrice e attivista Carlotta Vagnoli. «Così – conclude -, nel caso voleste altri motivi per comprendere quanto il femminicidio sia un omicidio di Stato».

La sorella di Giulia si riferisce alla votazione che c’è stata a maggio scorso all’Europarlamento che ha dato il suo sì all’adesione dell’Ue alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, la Convenzione di Istanbul. Le delegazioni di FdI e Lega, però, si sono astenute in maniera compatta nelle due votazioni. Che riguardavano una prima risoluzione che si occupava dell’adesione alla Convenzione nel settore pubblico e una seconda che invece si incentrava sulla cooperazione giudiziarie e sull’asilo. Entrambe le risoluzioni sono state votate da un’ampia maggioranza (S&d, Renew, Verdi, Sinistra, M5S e la grandissima parte del Ppe). Contrari i membri polacchi di Ecr e parte del gruppo Id. Tra gli italiani Lega e FdI hanno optato invece per l’astensione.

La politica deve dare delle risposte. A concedere le «attenuanti», come confermano le cronache recenti, ci pensa già la giustizia, spesso pronta a «soccorrere» i colpevoli accogliendo tesi difensive su presunte o ridotte capacità di intendere e di volere, attenuando l’applicazione delle misure cautelari, scontando «aggravanti» varie. C’è persino chi, riferendosi a un femminicidio, continua a parlare di “raptus”, di “amore malato” o di “tempesta emotiva”, non riuscendo a togliersi dalla testa la convinzione secondo cui le passioni non si potrebbero controllare, la gelosia sarebbe una prova d’amore, e la violenza la conseguenza inevitabile dell’abbandono. Come se la donna continuasse a contare meno dell’uomo, ad avere meno valore, talvolta a non essere altro che un “oggetto di possesso”.

Ormai sappiamo che l’aggressività e il desiderio di possesso fanno parte della natura umana. Ma abbiamo anche capito che la violenza, se non la si può cancellare, la si può almeno contenere e prevenire. Avendo il coraggio di fare a pezzi i pregiudizi, gli errori, i compromessi, le scuse e le banalità di cui, ancora oggi, sono impastati i rapporti tra gli uomini e le donne. È solo decostruendo e ricostruendo la grammatica delle relazioni affettive, che si potranno combattere e prevenire le violenze di genere.