Uspenskij con Il simbolismo dei Tarocchi mi ha letteralmente scelto. Ero in libreria, dovevo ritirare dei libri che avevo ordinato, e l’ho notato lì, nascosto fra altri volumi. Non sono perché ma ho percepito una strana attrazione, non solo intellettuale per l’argomento ma materialmente per il libro in sé. Forse è stato il potere occulto dei Tarocchi! Forse – chissà! – voleva che scrivessi su di lui. Comunque sia eccomi qui a scrivere queste poche righe.
Nel primo capitolo lo studioso asserisce che i Tarocchi rivestono un grande interesse nella letteratura occulta. Ricorda subito che sono nati nel quattordicesimo secolo, e che solo apparentemente sono un mazzo di carte; al contrario sono un libro di contenuto filosofico e psicologico (p.15). Fatta questa premessa Uspenskij sostiene che il libro dei Tarocchi può essere diviso in tre parti. Nella prima ci sono le carte da 1 a 21. Nella seconda una carta con il numero 0. Nella terza 56 carte. Dispone poi le prime 21 carte in modo da ottenere un triangolo, al centro del quale c’è un punto (la carta numero 0), e inscritto in un quadrato composto dalle altre 56. Ne viene fuori una rappresentazione della ‘relazione metafisica tra Dio, l’uomo e l’Universo’ (p. 16):
[…] Il triangolo rappresenta Dio (la Trinità) o il mondo dei noumeni. Il quadrato (quattro elementi) è il mondo visibile, fisico o dei fenomeni. Il punto rappresenta l’anima dell’uomo. Entrambi i mondi si riflettono nell’anima dell’uomo. […]
Uspenskij precisa che è possibile anche una disposizione diversa delle carte, cioè in un triangolo in cui è inscritto un quadrato, con al suo interno un punto, cioè l’uomo. Questi esempi servono a far capire che i Tarocchi sono una ‘macchina filosofica’ molto simile a quelle che cercavano di costruire i filosofi del Medioevo. Secondo alcuni – ipotizza lo studioso – l’inventore dei Tarocchi è Raimondo Lullo, filosofo e alchimista del tredicesimo secolo, che nel libro Ars Magna elabora uno schema di ‘macchina filosofica’. I Tarocchi hanno alcuni aspetti simili con la macchina di Lullo. Sono ‘uno strumento della mente, possono servire per istruire il senso delle associazioni, la capacità combinatoria’ (p.18), ecc. Sono insomma un tentativo di costruzione di un sistema di notazione per la metafisica e il misticismo (p.18), e secondo molti commentatori sono la ‘sinossi delle scienze ermetiche’ (p.19), cioè un ‘sistema di studio dell’uomo nelle sue relazioni con il mondo spirituale e con quello dei fenomeni’.
Uspenskij conclude la prima parte del libro, raccontando un episodio inventato da un occultista francese di nome Papus. Questi ritiene che gli antichi sapienti egizi, consapevoli che non erano più in grado di combattere contro i loro invasori, decisero di trasmettere il loro sapere attraverso il vizio del gioco; fecero perciò incidere ‘delle piccole tavolette con misteriose figure che insegnavano i più importanti segreti scientifici’. Una notizia che non ha alcun fondamento storico – nota lo studioso – ma che ben rende le sensazioni che suscitano i Tarocchi, e soprattutto ‘l’idea della loro incomprensibile origine’. O forse – aggiungiamo noi – una lezione di come va cercata la Verità, cioè con una ‘lanterna nella luce del giorno’!




