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L’uomo allo specchio: teatro, empatia e società nel pensiero di Salvatore Maiorana

Da Edward Bond a William Shakespeare e il suo King Lear, un percorso tra neuroscienze e scena per capire come l’arte può cambiare l’uomo e la società

Francesco Capaldo by Francesco Capaldo
Aprile 24, 2026
in Libri
Reading Time: 2 mins read
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Copertina del libro “L’umanità allo specchio” di Salvatore Maiorana con illustrazione stilizzata di volti e figure teatrali

La copertina del saggio di Salvatore Maiorana dedicato al teatro inglese e alla pedagogia teatrale.

L’umanità allo specchio è un titolo felice. In poche parole, infatti, condensa il cuore degli interessi artistici e scientifici di Salvatore Maiorana, cioè l’uomo, in una molteplicità di prospettive: il teatro inglese del Novecento, il rapporto fra ‘neuroscienze e performance teatrale’ (p. 239 e seguenti), l’analisi critica secondo nuove categorie e strumenti del King Lear di Shakespeare, ma anche i rapporti fra teatro e didattica.

E l’uomo sarà anche il filo rosso di questa mia breve lettura critica. Mi soffermerò, fra i tanti autori citati da Maiorana, sulla figura di Edward Bond, con il quale l’autore attraverso delle interviste ha un dialogo intenso e fitto, quasi speculare. E per una ragione semplice: egli elabora un teatro nuovo rispetto a Brecht (p.17), ‘razionale’, in cui l’esistenza sociale determina il pensiero. Per Bond l’uomo non è violento per natura, ma è la società che utilizza la violenza degli uomini (pp. 29-30).  Egli considera l’arte borghese come crudele, assurda, ‘per niente sensibile’. Va perciò creata una nuova estetica, e bisogna attraverso la scrittura contribuire a rimodellare la natura umana, che non è innata, ma ‘creata dagli stessi esseri umani’. In altre parole è un ‘prodotto sociale’, per cui è possibile ‘ricreare una comprensione «razionale» del mondo (p.118).

Per Bond l’alternativa al socialismo non è la società come si presenta ora, ma un nuovo tipo di società, a cui gli scrittori dovranno contribuire facendo capire alle persone cos’è il socialismo. Se i fascisti – osserva profeticamente- si armeranno con le armi atomiche le conseguenze per l’umanità saranno catastrofiche (p.119).  La «morale» – nota il drammaturgo in un’altra intervista di Maiorana-  non è una cosa astratta, ‘ma è il modo come è guidata una società’ (p.123). Noi ci guardiamo ‘sempre negli specchi’, e ‘come comunità ci guardiamo in un altro specchio che è la cultura’. Ciò ci aiuta ad accorgerci di ciò che siamo. Lo specchio in cui ci vediamo ora è quello di una falsa cultura. Bisogna quindi crearne un’altra per vedere ‘ciò che siamo’. Per la costruzione di questo tipo di cultura il teatro è fondamentale, e soprattutto conta il ruolo del pubblico, che deve partecipare emotivamente. La verità e la virtù senza l’empatia non possono cambiare la società, e la chiave per essere umani è la partecipazione emozionale verso le cose (p.159).

L’idea dell’empatia credo che sia il traite de union delle ricerche letterarie e scientifiche di Maiorana. Ritorna infatti nei suoi studi di neuroscienze e di didattica, ma anche nei suoi libri di narrativa. Nella sua lettura di King Lear di Shakespeare si sofferma sul ruolo dello spettatore, evidenziando che egli vive a teatro l’ironia o il dolore come ‘esperienza empatica’, e ciò è possibile grazie ai ‘neuroni specchio’ che gli consentono di comprendere la gioia o il dolore dell’attore ‘come simulazione incarnata, esperienza diretta, nella quale non c’è differenza tra i significati del teatro e quelli della vita reale’ (p. 265). Insomma – mi piace sottolineare alla fine di questa mia breve ricognizione letteraria –  l’arte e empatia ci aiutano a diventare umani, a pensare un mondo migliore e a non rassegnarci dinanzi agli orrori di quello in cui purtroppo viviamo.

Tags: critica letterarianeuroscienzeteatro contemporaneo
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