Racchiusa nel cuore dello Stretto, l’identità e l’autenticità della comunità messinese si fondono oggi tra tradizione e modernità. Messina, città di mare e di storia, ha sempre mantenuto un legame indissolubile con il suo territorio, arricchendosi di influenze culturali provenienti da tutto il Mediterraneo. Le sue tradizioni, i suoi mestieri, la cucina e la lingua locale sono testimoni di una storia che affonda le radici nei secoli, e che continua a vivere nella quotidianità dei suoi abitanti.
Lo Stretto di Messina non è solo un confine naturale, ma un crocevia di culture e scambi che ha attratto popoli da ogni angolo del Mediterraneo fin dai tempi più remoti. La sua posizione, al centro di un collegamento tra l’Europa e l’Africa, ha fatto di Messina un punto nevralgico per le rotte commerciali e marittime, ma anche un simbolo di ospitalità culturale che ha plasmato l’identità della città. Sin dall’antica Grecia, il passaggio attraverso lo Stretto non rappresentava solo una sfida per i navigatori, ma anche un incontro con le divinità, i miti e le leggende legate a questo luogo sacro.
Il mito di Scilla e Cariddi, che ha origine proprio nello Stretto, rimane uno degli esempi più emblematici del fascino misterioso e potente di questa zona. Gli antichi marinai, tra cui Greci, Fenici e Romani, hanno sempre visto in questo luogo una porta verso l’infinito, ma anche un punto di conflitto tra l’uomo e la natura.
Oggi, questo “unico, inimitabile e irripetibile attrattore turistico” continua a esercitare lo stesso richiamo, grazie alla sua bellezza naturale, alla sua storia millenaria e alla sua capacità di trasmettere un senso di meraviglia. Il turismo, infatti, è l’industria del viaggio che alimenta questa esperienza straordinaria, permettendo ai visitatori di immergersi in un’avventura unica. Il paesaggio che si estende tra le coste siciliane e calabresi, con lo Stretto che si apre tra le montagne e il mare, è un panorama che resta impresso nella memoria di chi lo vive.
Lo Stretto e la grecanicità rappresentano i pilastri fondamentali per comprendere la storia e la letteratura siciliana. La straordinaria connessione tra la Sicilia e il mondo antico, in particolare con il patrimonio greco e le tradizioni grecofone ancora vive in alcune aree dell’isola, è al centro di numerosi studi accademici. Le università straniere, infatti, attribuiscono un’enorme importanza a questi aspetti culturali per una migliore comprensione della civiltà mediterranea.
Per gli studenti universitari stranieri che arrivano a Messina per la prima volta, lo Stretto rappresenta quasi un’esperienza mistica: l’incontro tra il mare, la terra e il cielo che abbraccia due mondi – quello siciliano e quello calabrese – è uno spettacolo che affascina e lascia senza parole. Non è solo un paesaggio fisico, ma un simbolo di connessioni culturali, storiche e mitologiche che vanno al di là delle parole. Il legame con le tradizioni greche, l’uso del greco antico e la cultura grecanica delle zone interne della Sicilia, con le sue peculiarità linguistiche e folkloristiche, è una finestra aperta su un mondo lontano ma sempre presente nella vita quotidiana dei siciliani.
Messina, con la sua storia legata ai Greci e ai Romani, alle varie dominazioni che l’hanno attraversata, diventa un luogo di riscoperta per gli studenti che si confrontano con un passato che si intreccia inevitabilmente con il presente. La bellezza dello Stretto e la ricchezza delle tradizioni culturali, che spaziano dalla lingua alla musica, dalla cucina alla mitologia, sono elementi che colpiscono profondamente.
In questo contesto, “Scrittori dello Stretto”, dedicato agli autori ormai scomparsi, è stato realizzato come un percorso accessibile a tutti, ideato da Filippo Grasso e Giuseppe Ruggeri, con i profili culturali degli scrittori elaborati dal prof. Giuseppe Rando, che unisce turismo, patrimonio culturale e letteratura. Il progetto si propone di raccontare il vissuto quotidiano degli abitanti dei casali costieri messinesi della zona nord della città, esaltando le potenzialità dello Stretto di Messina come il principale attrattore turistico, di grande richiamo per i viaggiatori.
I casali e i villaggi sono visti come punti di convergenza e luoghi dell’anima, capaci di trasmettere ai visitatori l’essenza di ciò che scaturisce dal mare, grazie alla narrazione dei principali scrittori messinesi. Luoghi affacciati sullo Stretto, caratterizzati da straordinaria suggestione e bellezza, rappresentano il punto di congiunzione tra il mar Jonio e il mar Tirreno. Non è un caso che la città di Messina sia da sempre ammirata e celebrata come la “Porta della Sicilia”. In questa prospettiva, il percorso contribuisce a definire il cosiddetto “prodotto turistico integrato dello Stretto”.
Il mare, dunque, è un luogo di coesistenza e di stratificazioni storiche. Le leggende legate allo Stretto di Messina sono conosciute e apprezzate tanto dagli abitanti dei luoghi dell’anima citati nel progetto quanto dai viaggiatori che vi si sono fermati.
I casali marinari di questo tratto di litorale hanno scritto la storia della marineria dello Stretto, insieme alla vicina Bagnara Calabra, che ha dato fortuna agli audaci marinai Saro e Pippo Dominici. Saro compì la prima circumnavigazione del globo in barca a vela senza radio nel 1932, con il capitano Geraci di S. Teresa di Riva, mentre Pippo fu il primo uomo ad attraversare a nuoto lo Stretto nel 1934. Entrambi, prima Saro con la nave “Filomena Matacena” e poi Pippo, furono i comandanti delle navi-traghetto “Caronte” dell’imprenditore Matacena, anch’egli originario di Bagnara Calabra.
I “luoghi dell’anima” che si affacciano sul mare e sul panorama dello Stretto sono stati individuati nella Casa Museo di Maria Costa (casale costiero di Paradiso), Villa Bosurgi (sede universitaria costruita nel casale costiero di Pace), Capo Peloro (casale costiero di Faro, punta dello Stretto e della Trinacria), e Acqualadroni (casale costiero del mar Tirreno).
Il fulcro di questo patrimonio culturale, storico e marinaro è la Casa Museo della poetessa dialettale Maria Costa, che, con i suoi versi, fa rivivere la memoria, l’identità e lo spirito naturale dello Stretto, il cui panorama costiero, suggestivo e unico, è ammirato e invidiato in tutto il mondo. Originaria del popolare quartiere “delle Case Basse”, situato all’inizio del casale Paradiso, Maria Costa è una delle voci poetiche più alte della città dello Stretto. Le sue poesie, che intrecciano favole, miti e leggende del braccio di mare che Edoardo Giacomo Boner, già professore all’Università di Messina, ha definito il “Bosforo d’Italia”, sono ormai riconosciute e apprezzate da studiosi e appassionati di tutto il mondo. I suoi versi cantano una Messina che non esiste più, ma la cui memoria è mantenuta viva da un ricco patrimonio di storie e tradizioni che animano il presente, saldandolo con forza al proprio passato.
Lo Stretto di Messina, conosciuto come la “Città dei due mari” e narrato da Eugenio Vitarelli e Stefano D’Arrigo, si conferma, in questo contesto, come il principale attrattore turistico per l’intero territorio urbano, con inevitabili ricadute positive sull’economia e sullo sviluppo non solo locale, ma anche dell’intera Sicilia.





