Lungi da me l’intenzione di entrare nelle considerazioni teologiche, sebbene sia un convinto sostenitore della “teologia del turismo”, ritengo che il turismo rappresenti un’opportunità per arricchire la persona in molteplici dimensioni. Infatti, considerando che sono le persone a viaggiare in occasione anche del Giubileo, è importante sviluppare una riflessione più profonda sul significato del pellegrinaggio e dei cammini che vada oltre i semplici itinerari religiosi.
Spesso si parla di pellegrinaggio e cammini, ma il dibattito tende a limitarsi alla loro dimensione promozionale, trattandoli principalmente come fenomeni turistici. Sebbene la promozione turistica sia fondamentale, emerge una sfida significativa nel passare dalla fase promozionale alla gestione e all’accompagnamento di questi percorsi religiosi. È essenziale, quindi, rafforzare questo concetto non solo attraverso la creazione di itinerari spirituali, ma anche favorendo esperienze che arricchiscano e trasformino i partecipanti, andando oltre la semplice dimensione del viaggio.
Per realizzare questo, possiamo fare riferimento a un’icona biblica che rappresenta un modello esemplare: il “cammino dei due viandanti”, ovvero i discepoli di Emmaus. Questo racconto mette in luce elementi fondamentali che motivano il viaggio: l’esperienza immersiva, la formazione nelle relazioni con gli altri, la curiosità nell’incontro con l’altro, la convivialità e la gioia dello stare insieme, lo scambio dell’esperienza tra viandanti. La narrazione si configura come una testimonianza viva, un passaparola che arricchisce l’esperienza umana di chi l’ascolta.
L’esperienza di Emmaus diventa così, “un’immagine scritta di riferimento”, un modello pedagogico, esperienziale e qualitativo per il turismo religioso, non una fuga dalla realtà o dalla delusione della quotidianità. È un paradigma a cui le guide turistiche professionali devono ispirarsi per preparare i camminatori, i viandanti e i pellegrini a percorrere “lungo la strada” che hanno scelto. Gli operatori turistici, dal canto loro, si preparano all’accoglienza, all’ospitalità diffusa, “resta con noi perché si fa sera”, e all’accompagnamento. Questo approccio non solo valorizza il cammino fisico, ma invita anche a una riflessione interiore, trasformando ogni passo in un’occasione di incontro e crescita personale.
Inoltre, il cammino di Emmaus ci insegna l’importanza della condivisione e dell’ascolto, elementi fondamentali per chi intraprende un viaggio spirituale. Ogni pellegrino, come i discepoli, è chiamato a scoprire il significato profondo del proprio cammino, arricchendo così la propria esperienza e quella degli altri.
Come afferma J. De Marco, “Il turismo conviviale si propone come un modo attuale di inserire il lievito del vangelo in un’esperienza profondamente umana qual è il turismo. Questo concetto contribuisce a dare nuova coesione e forma alla cultura, aiutando ad allargare lo sguardo sui valori universali e promuovendo una convivialità delle differenze, in cui le culture dell’ospite e della comunità ospitante vivono in uno stile di reciprocità”.
È fondamentale comprendere che non bisogna avere paura di allargare la mente, abbracciando la complessità e vivendo esperienze diverse. Il cammino e il pellegrinaggio, insieme al turismo religioso, si rivelano potenti strumenti di trasformazione, non solo per gli individui, ma anche per le comunità locali.





