Una donna si racconta. Parla in prima persona. O meglio, racconta di aver sparato negli occhi al marito. Lei è molto più giovane di lui. Prima di sposarlo faceva la maestra. Si è innamorata, senza neanche capire come sia avvenuto, di lui, che è più vecchio, senza alcun fascino, con un culo da cavolfiore (come dice la cugina Francesca). I due si sposano, hanno una figlia, muore dopo pochi mesi, forse per una meningite. Lui si chiama Alberto. Da sempre ha un’amante, di nome Giovanna. Anche lei è sposata, è la donna della sua vita. Si vedono il pomeriggio, a volte trascorrono anche dei giorni insieme. La giovane protagonista è consumata dalla gelosia. Capisce che Alberto non le apparterrà mai. Vive in silenzio un dramma tutto personale, che non è solo sentimentale ma riguarda sua condizione di donna. Il marito, dopo il matrimonio, l’ha relegata nello spazio chiuso della casa. Prima che si sposassero uscivano insieme, andavano a passeggio, lui le leggeva Rilke. Poco alla volta fra loro tutto questo non accade più. E la vita di lui le appartiene solo in parte, da donna è ridotta al ruolo di moglie.
La cugina e le altre donne sono diverse da lei. Ne è consapevole, e soffre per tutto questo. La cugina in particolare incarna l’immagine della donna indipendente e ribelle: rifiuta le norme della società del suo tempo, un matrimonio combinato, se ne va a vivere da sola, le piace andare a letto con gli uomini ma non vuole un marito. Per Alberto la cosa più importante nella vita di una coppia è avere figli. Dopo la morte della figlia fanno spesso l’amore sperando che lei resti incinta ma non accade (p.41):
– Ma sei vecchio, – gli ho detto. – Hai tutti i capelli grigi. Sei stato quarantaquattro anni senza figli. Cosa te ne farai d’un bambino. È troppo tardi perché tu possa abituarti a un tratto a un bambino che piange nella tua casa.
– Non dire sciocchezze, ti prego, – mi ha detto. – Sai che desidero molto questo nostro bambino.
– Perché non hai fatto un figlio con Giovanna?
La protagonista a poco a poco capisce che lei e Alberto sono incompatibili. Sposarlo è stato un errore. Non sa perché l’ha fatto. Prende consapevolezza che non fa altro che guardare nel ‘pozzo buio’ che ha dentro. Il vero motore di tutta la narrazione è l’indagine in questo pozzo che è la sua interiorità, il suo modo di vivere non solo la relazione con Alberto ma anche con il mondo intorno a lei: il padre, la madre, la cugina, ecc..
Attorno a questo motivo, che emerge solo alla fine, la scrittrice costruisce tutto il romanzo, che si sviluppa in una narrazione continua, in un ritmo unico, scandito e denso. In cui tutto è stato già detto fin dall’inizio ma allo stesso tempo c’è tanto altro che resta sempre lì, nonostante ogni arduo tentativo, nell’ombra, impossibile da svelare fino in fondo.





