Salute

Sì alla mastoplastica additiva, purché in sicurezza e con un effetto naturale

Non è così semplice dire «mi rifaccio il seno». La mastoplastica additiva è un’operazione delicata, in cui non basta scegliere il volume della protesi. Bisogna affidarsi a mani esperte e diffidare dagli interventi low cost che non garantiscono i requisiti minimi di sicurezza e affidabilità

Anche per il 2018 la mastoplastica additiva si conferma l’intervento più richiesto dalle donne italiane. Ma non è facile dire «mi rifaccio il seno». La mastoplastica additiva è un intervento delicato, in cui non basta scegliere la nuova misura di reggiseno. Bisogna affidarsi a chirurghi esperti che consigliano la paziente nella scelta del tipo, della via di accesso e del posizionamento della protesi. Preliminare e fondamentale per l’intervento è la visita specialistica, durante la quale vengono valutate anche le eventuali presenze di asimmetrie tra un seno e l’altro, malformazioni del torace, scoliosi… Durante questo esame, il chirurgo, come un sarto, prende la misura delle distanze tra il complesso areola-capezzolo e il torace, al fine di scegliere la protesi più appropriata alla fisicità della paziente, compiacendo al tempo stesso le aspettative estetiche della stessa. Oggi, con la varietà di protesi in commercio in termini di altezza, larghezza e proiezione e del tipo di protesi tonde o a goccia (anatomiche) è possibile eseguire un intervento “su misura” per ogni donna.

L’INTERVENTO. L’intervento consiste nell’introduzione della protesi mammaria attraverso un’incisione cutanea che può essere al solco sottomammario, periareolare o ascellare. La protesi può essere posizionata dietro la ghiandola mammaria (posizione retroghiandolare), dietro il muscolo pettorale (posizione sottomuscolare) o parzialmente sottomuscolare (dual plane). La scelta dipende da alcuni fattori: dimensioni della protesi, anatomia del torace, dimensioni della mammella, tipo di pelle. L’intervento è eseguito in anestesia generale e, solo in alcuni casi selezionati, in anestesia locale con sedazione. I costi dell’intervento sono variabili da 5 mila a 7 mila euro e ciò dipende dal chirurgo, dalla struttura in cui viene eseguito l’intervento e dal tipo di protesi. Meglio diffidare da interventi a basso costo che non garantiscono i requisiti minimi di sicurezza e affidabilità.

POST-OPERATORIO. Il dolore post operatorio è gestibile con i comuni antidolorifici. Importante è attenersi alle semplici regole di mantenere la fasciatura per i primi 4 giorni che verrà poi sostituita da un reggiseno contenitivo che va portato 24h al giorno per un mese. Bisogna astenersi dall’attività fisica per 6 settimane e non esporsi al sole senza adeguata protezione. I controlli periodici vanno eseguiti anche in presenza delle protesi. La posizione sopra o sotto muscolare non inficia l’esecuzione della mammografia e dell’ecografia: con opportune manovre di dislocazione ed in mani esperte queste procedure possono essere eseguite senza problemi e comunque completate, in caso di dubbi, con la risonanza magnetica nucleare della mammella. È anche possibile allattare se la protesi è stata introdotta attraverso l’incisione al solco sottomammario o ascellare in sede retro pettorale. In questo modo è preservata l’integrità della ghiandola e dei dotti galattofori al contrario dell’incisione areolare e tran-ghiandolare che li interrompe. Ma le protesi durano per sempre? Potenzialmente possono durare molto tempo, tra 10 e 20 anni, ma l’importante è farsi visitare almeno una volta all’anno dal chirurgo.

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LE PRIME PROTESI. I primi interventi risalgono agli anni 40-50 e prevedevano l’aumento del volume del seno con tessuto autologo come il grasso o lembi muscolo-adiposi per poi essere via via sostituiti dall’impianto di sostanze alloplastiche come la paraffina ed il silicone liquido, con conseguenze catastrofiche in termini di risultati estetici a lungo termine e salute delle pazienti. Solo nel 1965 venne introdotta la prima protesi gonfiabile: una protesi dotata di una sottile membrana di silicone polimerico gonfiata con soluzione fisiologica. Dopo le iniziali e numerose polemiche e i risultati scientificamente comprovati sulla innocuità delle protesi in silicone e soprattutto la non corrispondenza diretta con il rischio di tumore alla mammella, si è giunti alle attuali protesi in gel coesivo di silicone rivestito da una membrana testurizzata o vulcanizzata. Solo dopo lo scandalo delle protesi Pip, nel 2011, è nato un “registro delle protesi mammarie” a tutela della qualità e della sicurezza delle pazienti ma anche dei chirurghi seri e competenti. Il registro prevede l’obbligo di dichiarazione dell’intervento, del tipo di protesi impiantata e quindi di fatturazione, facendo emergere il sottobosco di quanti lavorano in nero ed utilizzano protesi di scarsa qualità.

NUOVI E VECCHI TREND DI CHIRURGIA. Come in molti settori anche in chirurgia plastica la parola d’ordine è naturalità. Pertanto negli ultimi tempi si sta andando un po’ in controtendenza al passato, con un ritorno alle origini della mastoplastica additiva e cioè l’utilizzo del grasso per aumentare il seno. Si preleva il tessuto adiposo da addome, fianchi, cosce o glutei della paziente con una liposuzione e, dopo centrifugazione, si inserisce nel seno. Il 30% del grasso introdotto viene riassorbito dal corpo e pertanto può comunque rendersi necessario un secondo intervento per ottenere il risultato desiderato. Candidata ideale è la paziente con poco seno, senza ptosi e buona elasticità cutanea ma soprattutto che abbia sufficiente grasso da prelevare e che si accontenti di un aumento del seno contenuto.

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