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Brexit, il “Piano B” di Theresa May

La prima ministra britannica è pronta ad incontrare nuovamente i leader dei vari gruppi parlamentari e ottenere un nuovo accordo con l’Ue. Ma il principale nodo da sciogliere resta il backstop, sul quale i leader europei non sono disposti a trattare

No a un referendum bis, sì al dialogo con le opposizioni: è sostanzialmente questo il “Piano B” di Theresa May sulla Brexit presentato alla Camera dei Comuni. Dopo la bocciatura dell’accordo raggiunto con l’Ue la premier ci riprova: è pronta ad incontrare nuovamente i leader dei vari gruppi parlamentari e ottenere un nuovo accordo con l’Europa. Il principale nodo da sciogliere resta il backstop, cioè il regime speciale previsto per l’Irlanda del Nord per preservare la fluidità del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. Nella sua dichiarazione sui prossimi passi del governo nel percorso di uscita dall’Ue la premier ha ribadito che non ha intenzione di annullare l’articolo 50 (che metterebbe fine alla Brexit facendo restare Londra nell’Ue) né di prolungare ulteriormente i negoziati.

«Credo che possiamo fare progressi sul backstop» ha detto Theresa May dichiarando di volersi consultare con i deputati su possibili modifiche e poi portare «le conclusioni di questi colloqui di nuovo all’Ue». Nonostante i cambiamenti che abbiamo deciso in precedenza, rimangono due sostanziali problemi – ha detto la premier – dal un lato la paura di rimanere intrappolati in modo permanente in questo meccanismo, e dall’altro le preoccupazioni per il potenziale impatto sulla nostra unione se l’Irlanda del Nord viene trattata in modo diverso dal resto del Regno Unito». E la premier si è detta pronta a «esplorare più a fondo» la proposta avanzata dalla Polonia di venire incontro alle contestazioni britanniche sul backstop limitandone il termine massimo di ipotetica attivazione a 5 anni. Ma l’Europa, come visto negli ultimi mesi, non è disposta a mollare di un millimetro sull’accordo firmato lo scorso novembre, che include il backstop per un tempo potenzialmente illimitato fino a quando non si troverà una soluzione a lungo termine.

Intanto, il 29 gennaio, la seconda bozza dell’accordo arriverà in Parlamento, che potrà emendarlo con sue mozioni. Se il Parlamento non troverà l’intesa, May tornerà in Europa a chiedere «necessarie concessioni» sul suo accordo Brexit, mentre in patria tornerà a dire che il suo «è l’unico accordo possibile». Si ripeterebbe il vecchio copione, che stavolta, però, potrebbe rilevarsi vincente. Secondo molti, infatti, May sta cercando di arrivare il più vicino possibile al 29 marzo, il giorno in cui senza accordo il Regno Unito sarà automaticamente fuori dall’Unione, in modo da presentare la sua soluzione come unica alternativa al “no deal” e sperare così di ottenere una maggioranza all’ultimo minuto.

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