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Caso Diciotti, il tribunale dei ministri chiede di procedere contro Salvini

I giudici ritengono che ci siano elementi per procedere contro il titolare del Viminale per il trattenimento a bordo di 174 migranti. Il commento del ministro dell’Interno: «Ritenetemi sequestratore per i mesi a venire»

Il Tribunale dei ministri di Catania ha richiesto l’autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti del ministro dell’Interno Salvini per il caso Diciotti. La notizia è stata fornita ufficialmente da parte dello stesso ministro in una diretta Facebook: «Ci riprovano. Rischio da 3 a 15 anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi dei clandestini in Italia. Non ho parole. Paura? Zero. Continuo e continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli italiani. Io non mollo».

Diversamente da quanto sollecitato dalla Procura guidata da Carmelo Zuccaro, il tribunale dei ministri di Catania ha esaminato il fascicolo proveniente da Palermo e ritiene che ci siano elementi per procedere contro il ministro dell’Interno per il trattenimento a bordo dei 174 migranti soccorsi questa estate dalla nave Diciotti poi sbarcata a Catania. Il Tribunale dei ministri – composto da Nicola La Mantia, Paolo Corda e Sandra Levanti – ritiene che Salvini abbia abusato dei suoi poteri. Il ministro dell’Interno ha rivendicato di aver «bloccato lo sbarco dei migranti» e di essere pronto a rifarlo: «I porti restano chiusi», ha riaffermato prima di «chiedere al popolo italiano se io debba continuare a fare il ministro, difendendo la patria come richiesto dalla Costituzione, o lasciare che i giudici decidano la politica sull’immigrazione». «Io non cambio di un centimetro la mia posizione – ha spiegato il capo del Viminale – se sono stato sequestratore una volta ritenetemi sequestratore per i mesi a venire».

Adesso il Tribunale trasmetterà gli atti, con relazione motivata, al procuratore della Repubblica, affinché li trasmetta immediatamente al presidente del Senato che a sua volta li invierà alla giunta per le autorizzazioni a procedere. La Giunta stessa riferirà all’Assemblea, che entro due mesi potrà negare l’autorizzazione a procedere – nel caso in cui, a maggioranza assoluta, ritenga insindacabilmente che il ministro indagato abbia agito «per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante» – o concederla. In questo secondo caso, restituirà gli atti al Tribunale dei ministri affinché continui il procedimento secondo le norme processuali ordinarie e i relativi gradi di giudizio.

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