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Addio a Sebastiano Tusa, l’archeologo gentile che amava la bellezza

L’assessore regionale siciliano tra le vittime del disastro aereo dell’Ethiopian Airlines. Era diretto in Kenya per un progetto promosso dall’Unesco

Era diretto in Kenya per un progetto dell’Unesco. Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale e assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, è nella lista di 157 passeggeri del volo dell’Ethiopian Airlines precipitato ad alcuni chilometri da Addis Abeba. Sono in tutto otto le vittime italiane dello schianto in Etiopia, tra queste anche tre volontari di una Onlus di Bergamo.

Arriva dal presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, la conferma della morte, nello schianto dell’aereo dell’Ethiopian Airlines, dell’assessore Sebastiano Tusa: «Ho appena ricevuto la conferma ufficiale dell’Unità di crisi del ministero degli Esteri: l’assessore Sebastiano Tusa era sull’aereo precipitato in Etiopia. Sono distrutto. È una tragedia terribile, alla quale non riesco ancora a credere: rimango ammutolito. Perdo un amico, un lavoratore instancabile, un assessore di grande capacità ed equilibrio, che stava andando in Kenya per lavoro. Un uomo onesto e perbene, che amava la Sicilia come pochi. Un indimenticabile protagonista delle migliori politiche culturali dell’Isola».

Tusa era diretto a Malindi, in Kenya, per una conferenza internazionale promossa dall’Unesco con la partecipazione di studiosi provenienti da tutto il mondo. Obiettivo, la realizzazione di un centro per il recupero delle tradizioni e della cultura del Kenya. Il professor Sebastiano Tusa era stato chiamato proprio in virtù della sua competenza nel settore dell’archeologia marina. Alcune ricerche del suo staff avevano già evidenziato grosse potenzialità per eventuali ritrovamenti sotto la superficie dell’oceano indiano, al largo di Malindi. Quello in Kenya era solo l’ultimo dei tanti progetti che lo avevano portato a guidare campagne archeologiche in Pakistan, Iran e Iraq. Si era occupato anche degli scavi a Pantelleria e a Mozia, riportando alla luce, sulla strada sommersa che conduce all’isola, delle strutture identificabili come banchine. Nel 2008 le sue scoperte sull’isola diventarono un film documentario con Folco Quilici sulla preistoria mediterranea a Pantelleria.

Figlio del famoso archeologo Vincenzo Tusa, era professore di Paletnologia presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli. Docente di Archeologia Marina nel corso di laurea triennale in Biologia Marina, con sede a Trapani, dell’Università Palermo e docente alla Scuola di Lettere e Beni culturali dell’università di Bologna. Nel 2004 è nominato primo Sovrintendente del Mare da parte dell’assessorato dei Beni culturali della Regione Siciliana.

Sessant’anni, archeologo e sovrintendente del Mare della Regione, l’11 aprile dello scorso anno era stato nominato assessore regionale ai Beni Culturali dal governatore Nello Musumeci. Aveva preso il posto di Vittorio Sgarbi. «Resta il suo pensiero – ricorda Sgarbi – l’intelligenza, la disponibilità ad ascoltare, la gentilezza, e tanti studi, tante ricerche sospese, tanti sospiri di conoscenza. In pochi casi l’archeologo, lo scienziato si era fatto politico con tanta naturalezza, continuando a vedere le cose, la storia e il mondo senza calcoli e strategia, per amore della bellezza, per la certezza che il mondo antico in Sicilia era ancora vivo. Potevano risorgere sculture, rinascere kouroi, uscire Venere dall’acqua. E come vive la storia con noi, vive anche lui oltre la sua apparente fine».

Un ricordo personale. In uno dei tanti incontri a cui partecipava in giro per la Sicilia, da Soprintendente del Mare prima e da assessore regionale poi, abbiamo affrontato il tema delle nuove sfide culturali e turistiche della Sicilia. Valorizzare i siti archeologici e recuperare i beni immateriali per Tusa erano i pilastri su cui costruire una nuova idea di viaggio. Una lunga passeggiata, e una lunga intervista, in cui ho ammirato la passione per il suo lavoro, per l’archeologia e per la storia, ma soprattutto l’amore smisurato per il mare: «I fondali marini non sono solo contenitori di natura ma anche di cultura. Visitare i relitti, i porti sommersi, le peschiere non è solo un’aggiunta all’offerta turistica, ma permette di far comprendere il ruolo marinaro, politico e culturale che la Sicilia ha svolto nei secoli».

Alla moglie e ai famigliari le più sentite condoglianze dalla redazione di Pickline.

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