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Come il dl Crescita può aiutare il calcio italiano

Uno degli effetti collaterali del provvedimento darà una mano tutt’altro che marginale alle squadre di Serie A: un corposo taglio delle tasse da pagare sugli stipendi dei calciatori che si trasferiranno dall’estero

La Camera ha votato a favore della fiducia posta dal governo sul decreto Crescita con 288 voti favorevoli, 181 contrari e 3 astenuti. Ora c’è solo una settimana di tempo per la conversione in legge del decreto: per questo, probabilmente, il governo porrà la questione di fiducia anche al Senato. Tra le novità, la tassazione agevolata per il ritorno degli sportivi professionisti. Uno sgravio del 50% sulle tasse da pagare sugli stipendi dei campioni che si trasferiranno dall’estero nel nostro campionato: non un maxi-sconto come sembrava essere a un certo punto, e soprattutto senza vantaggi particolari per le squadre meridionali (cioè essenzialmente per il Napoli), ma comunque una bella mano per le squadre di Serie A.

L’articolo 5 del decreto Crescita, quello sul “rientro dei cervelli”, prevede una serie di sgravi fiscali per aziende e istituzioni che riportano in Italia lavoratori. Il provvedimento esiste già da qualche anno, l’aveva ideato il governo Renzi per i ricercatori fuggiti all’estero. Adesso il governo gialloverde l’ha confermato ma l’ha pure esteso, aumentando lo sconto ed eliminando alcuni requisiti stringenti (come l’alto titolo di specializzazione e l’essere stati iscritti all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero). Per usufruire delle agevolazioni fiscali basta sostanzialmente spostare la residenza in Italia e rimanerci per almeno due anni. Così la platea dei beneficiari si allarga notevolmente. E arriva a comprendere persino i calciatori: basta che si tratti di un giocatore che arrivi da un altro campionato.

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Il governo non aveva di certo calcolato l’effetto collaterale sul calcio, tanto che quando se n’è reso conto ha deciso di attenuarlo: in Parlamento è stato approvato un emendamento che diminuisce lo sconto dal 30% al 50% per quanto riguarda le società professionistiche. Aggiungendo anche un piccolo dazio da pagare: chi vuole beneficiare della tassazione agevolata dovrà versare lo 0,5% del totale allo Stato, in un apposito fondo che la Presidenza del Consiglio destinerà allo sviluppo dei settori giovanili. C’è di più. A Palazzo Chigi si sono accorti che il decreto prevedeva una aliquota agevolata al 10% per il Sud e le Isole. Applicato al calcio, questo avrebbe dato un ingiusto vantaggio competitivo alle squadre di queste Regioni, in particolare al Napoli (ci sono anche Lecce e Cagliari, ma gli azzurri sono l’unico club che può comprare grandi giocatori dall’estero con stipendi alti). Così, forse anche dopo la protesta di qualche rivale, il governo ha deciso di intervenire e ha neutralizzato lo sconto per le Regioni meridionali per quanto riguarda le società calcistiche per «garantire l’ordinato svolgimento delle competizioni che risulterebbero alterate nell’ipotesi di applicazioni di regimi differenziati».

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