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Renzi accusa il Pd sui migranti dimenticandosi che fino al 2018 ne è stato il segretario

L’ex premier riflette sulle politiche migratorie contestando la linea assunta da Minniti e Gentiloni: ed è subito scontro nel partito. Zingaretti: «Più che una critica è un'autocritica»

Una lunga accusa al Pd sulla gestione del tema migranti: troppa esasperazione sul tema degli sbarchi, poco coraggio sullo ius soli, ma nessuna ammissione di responsabilità personale in quanto leader fino al 2018. Matteo Renzi, in una lunga lettera indirizzata a Repubblica, riconosce come il declino del Pd di cui era segretario inizia «quando si esaspera il tema arrivi dal Mediterraneo e allo stesso tempo si discute lo Ius soli senza avere il coraggio di mettere la fiducia come avevamo fatto sulle unioni civili». Se l’attacco alle politiche migratorie di Salvini è scontato, la lettera nasconde una critica velata alla linea assunta da Marco Minniti e Paolo Gentiloni, che subito accende lo scontro nel Pd.

«Abbiamo sopravvalutato la questione immigrazione – scrive Renzi – l’abbiamo sopravvalutata quando nel funesto 2017 abbiamo considerato qualche decina di barche che arrivava in un Paese di 60 milioni di abitanti “una minaccia alla democrazia”». In quell’epoca però Renzi mai espresse simili posizioni o fece pressioni, prima da premier e poi da segretario, perché la linea del partito cambiasse. E non solo, proprio a luglio 2017, nel suo libro “Avanti” scrisse: «Bisogna uscire dalla logica buonista e terzomondista per cui abbiamo il dovere di accogliere tutti quelli che stanno peggio di noi». Perché «non possiamo accoglierli tutti noi». Oggi, a distanza di due anni, sembra aver cambiato completamente la sua posizione e attacca i colleghi: «Serve una linea chiara sull’immigrazione – dice Renzi – antitetica rispetto a quella degli avversari politici. I populisti hanno vinto con le fake news, saranno sconfitti dalla realtà. Se vogliamo che ciò accada anche sul tema dell’immigrazione, dobbiamo avere una linea, nostra, forte e chiara. E non scimmiottare quella degli avversari».

Dal Pd però c’è chi non ha gradito le critiche di Renzi all’ex premier Gentiloni e l’ex ministro Minniti, come Carlo Calenda, oggi eurodeputato a Strasburgo, ma anche lui ministro nel precedente governo a guida Pd. Su Twitter, Calenda ha scritto di non condividere l’attacco: «A prescindere dal fatto che i provvedimenti sono tutti stati votati dal Partito democratico di cui eri segretario, sai benissimo che l’emergenza c’era e come». «Fino a 2016 inoltrato – ha aggiunto l’ex ministro – i migranti entravano in Italia e andavano negli altri paesi europei. Dopo chiusura Schengen e identificazione no. 180mila migranti non sono qualche persona. Il problema è nato quando Gentiloni era al governo. Ancora ieri sera ti ho difeso su fake news flessibilità/migranti. Non ricominciamo a farci del male».

Anche il segretario attuale Nicola Zingaretti non risparmia un affondo: «Più che una critica, mi sembra un’autocritica», facendo riferimento al ruolo di segretario ricoperto da Renzi dopo aver lasciato Palazzo Chigi. «Renzi era il segretario e rieletto con grande consenso dalle primarie Pd. Faccio fatica a credere che questi temi gli siano sfuggiti di mano. Quello che penso in merito delle politiche migratorie l’ho detto ieri e ribadito oggi in un’intervista. Ma quello che è sbagliato è vivere nel passato, quasi in un eterno regolamento di conti che ci isola dalla società, che invece a noi chiede un progetto, una visione, politiche per il lavoro, lo sviluppo. Il dibattito e l’iniziativa che ci serve è questa. Io guardo al futuro, per voltare pagina e sconfiggere una destra pericolosa. Questa è la priorità. Faccio un appello a tutti i dirigenti Pd: interventi per costruire e pensare il futuro non per logorare il presente».

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