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Salvini a Pontida: «Pronti a referendum se smontano il dl sicurezza»

Al raduno del Carroccio il leader leghista lancia la sfida ai "traditori": «Noi non siamo schiavi di nessuno». E promette: «Presto torneremo al governo»

È la Pontida dei leghisti, fuori dal governo. Sul fondale del palco campeggia lo slogan “La forza di essere liberi”. Si levano degli slogan contro il presidente della Repubblica: «Mattarella mafioso» è quello più gettonato. Un videomaker, collaboratore di Repubblica, viene aggredito da un militante, mentre Gad Lerner viene accolto da insulti, fischi e offese razziste. Ma è anche la Pontida del riscatto. «Ragazzi, è uno spettacolo incredibile, questa è l’Italia che vincerà»: Matteo Salvini, salito sul palco sulle note di “Nessun dorma”, lancia l’avviso di sfratto al nuovo esecutivo giallorosso. «Presto torneremo noi al governo, serve solo pazienza e determinazione», promette al suo popolo accalcato sul pratone di Pontida.

«Questa è l’Italia che non chiede l’elemosina ma che chiede lavoro e dignità per i suoi figli. Sfideremo i traditori chiusi nel palazzo. Questa è una delle Pontida più belle di sempre. Col coraggio di essere liberi perché il popolo italiano non è schiavo di nessuno». Poi attacca il presidente del Consiglio che «ha svenduto il suo Paese». Rivolto alla platea, il leader della Lega ha espresso l’invito «a essere determinati, coraggiosi ma esercitare la giusta pazienza perché questi possono scappare dal voto per qualche tempo ma non all’infinito e li dobbiamo aspettare perché toccherà a noi». E così si lancia all’attacco della maggioranza giallorossa. «Mi spiace che la rivoluzione dei 5 Stelle si trasformi in una svendita in Umbria», dice riferendosi all’ipotesi di alleanze tra il Movimento e il Partito democratico alle regionali del 27 ottobre. E ribadisce che la Lega non sarà «mai alleata del Pd».

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Salvini dipinge due “Italie” antitetiche. Da una parte c’è chi lavora a ridurre la pressione fiscale con una flat tax al 15%, dall’altra chi vuole tassare il contante e la casa di proprietà. Da una parte c’è chi lotta contro l’immigrazione clandestina e difende i confini nazionali, dall’altra chi spalanca i porti alle navi delle ong e vuole svendere la cittadinanza ai nuovi arrivati. Da una parte c’è chi chiede che gli scritti di Oriana Fallaci entrino nelle scuole di tutto il Paese, dall’altra chi inneggia alla capitana della Sea Watch 3, Carola Rackete, «che ha quasi ammazzato cinque militari». Ed è proprio contro la decisione del nuovo governo di lasciare sbarcare a Lampedusa la Ocean Viking si scaglia il leader della Lega: «Il problema è che l’Italia torna ad essere un campo profughi. Lo vedremo nelle prossime settimane. Le ong hanno festeggiato. Se smonteranno il decreto sicurezza sarà un’altra occasione di referendum, perché sia il popolo ad opporsi alle scelte del palazzo. Sull’immigrazione la vedo grigia nei prossimi mesi, la vedo male».

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