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La nuova Iva: cosa potrebbe cambiare se si usa il bancomat

Affinato il meccanismo per scoraggiare l’uso del contante in modo da far emergere l’evasione fiscale. Si dovrebbe intervenire solo sull’aliquota al 10%: l’ipotesi più accreditata è quella di un aumento per chi paga in contanti con un contemporaneo sconto per chi invece paga con carta

Pagamenti elettronici e cashback si candidano a diventare le nuove variabili dell’Iva. A poche ore dall’approvazione della nota di aggiornamento al Def, proseguono i lavori sulla legge di Bilancio, che arriverà a metà ottobre. Si delinea meglio il meccanismo del cashback, che comporterebbe un risparmio per chi paga con carta di credito e bancomat, e un rincaro per chi sceglie i contanti.

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La progressione delle aliquote Iva previste dalla legge di Bilancio e dagli accordi con l’Unione europea prevede l’attuale Iva agevolata al 10% che potrebbe crescere all’11,5%, fino ad arrivare al 13%, nel 2020; quella ordinaria al 22% aumenterebbe al 24,2%. Senza misure alternative, l’attivazione delle temute clausole di salvaguardia, porterebbe l’aliquota ordinaria a toccare nel 2022 la quota record del 26,5%. Il premier Giuseppe Conte ha ribadito diverse volte «l’impegno solenne di disattivare le clausole di salvaguardia», annunciando che il governo «sta lavorando a qualche modulazione, ma con beneficio per gli italiani”.

Si dovrebbe intervenire sull’aliquota Iva oggi al 10%, quella più comune e che si applica ad esempio ai ristoranti. Ma non solo, l’aliquota al 10% (aliquota ridotta) si paga sui prodotti e servizi del settore turistico (alberghi, pizzerie, hotel, ristoranti, ecc.) e su alcuni prodotti alimentari (carne, salumi, pesce, etc) e in alcuni casi di recupero edilizio. Sembra, invece, esclusa dai rincari quella al 22%, già alta. E anche quella al 4%, considerata residuale e con un valore sociale. Dovrebbe funzionare così: chi decide di pagare in contanti versa un’Iva più alta, l’ipotesi è di portarla al 12%. Chi invece salda con carta di credito o bancomat alla cassa paga sempre un’Iva del 12%. Ma nell’estratto conto dello stesso mese o del mese successivo, il meccanismo si chiama cashback ed è ancora in fase di studio, se ne vede restituire il 3%.

Quindi, a conti fatti, chi rinuncia al contante paga un’Iva più bassa di un punto percentuale rispetto a quella di oggi. Le percentuali sono ancora da definire. Ma il vincolo politico è che lo sconto per chi sceglie il pagamento elettronico sia più alto dell’aumento per chi invece preferisce il contante. Lo Stato ci dovrebbe comunque guadagnare, perché l’incentivo al pagamento elettronico dovrebbe far emergere una bella fetta di evasione fiscale.

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