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Greta Thunberg è la favorita per vincere il Premio Nobel per la Pace

Per bookmaker e osservatori la favorita è la giovane attivista svedese. Ma ci sono anche altre candidature solide, come quella della premier neozelandese Jacinda Ardern o dell'etiope Abiy Ahmed

È Greta Thunberg la favorita a vincere il premio Nobel per la pace 2019. Ne sono convinti osservatori e bookmaker delle agenzie di scommesse britanniche. Tutti concordi nell’assegnare il premio alla giovane attivista svedese che ha inventato e promosso i Fridays For Future, le manifestazioni per il clima che coinvolgono milioni di persone in tutto il mondo. Oltre a Greta Thunberg ci sono diverse altre candidature solide, come quella del primo ministro etiope Abily Ahmed o quella prima ministra neozelandese, Jacinda Ardern, molto apprezzata per la sensibilità con cui ha gestito il Paese nelle settimane successive all’attentato di Christchurch.

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Il Nobel per la Pace, uno dei più importanti riconoscimenti al mondo per leader politici, attivisti e organizzazioni internazionali. Il comitato che lo assegna, composto da cinque membri scelti dal Parlamento norvegese per via di un’antica tradizione, ha fatto sapere di avere ricevuto 301 segnalazioni, fra cui 223 persone e 78 organizzazioni. Greta Thunberg è stata nominata quest’anno per il premio da tre deputati norvegesi. «Il movimento di massa lanciato da Greta Thunberg è un grande contributo alla pace», ha affermato il deputato socialista norvegese Freddy Andre Ovstegard.

Se l’ipotesi dovesse concretizzarsi, il prossimo 11 ottobre, Greta Thunberg diventerebbe la più giovane premiata col Nobel per la Pace, che nella storia è stato assegnato a figure come Nelson Mandela e a Madre Teresa di Calcutta. La giovane attivista svedese ha già vinto il più alto riconoscimento di Amnesty International, il premio “Ambasciatore della coscienza” e molti bookmaker pensano sia il preludio alla sua vittoria del Premio Nobel per la Pace. Per gli esperti, in realtà, resta ancora tutto da decidere sia perché ci sono altri candidati altrettanto validi sia perché a suo sfavore gioca la giovane età e soprattutto il nesso ancora non perfettamente chiaro tra cambiamenti climatici e i conflitti armati nel mondo.

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