Appelli sul clima a vuoto: Severn Cullis-Suzuki prima di Greta

Nel 1992, al vertice della Terra di Rio de Janeiro, l'intervento della "bambina che zittì il mondo per 6 minuti”. Ventisette anni dopo sembra che nulla sia cambiato

«Sono qui a parlare a nome delle generazioni future. Ho paura di andare fuori al sole perché ci sono i buchi dell’ozono, ho paura di respirare l’aria perché non so quali sostanze chimiche contiene». Le parole non sono di Greta Thunberg ma di Severn Cullis-Suzuki, giovane attivista canadese, pronunciate al vertice della Terra di Rio de Janeiro del 1992. A distanza di 27 anni sembra che poco sia cambiato e tante sono le similitudini tra il discorso di Greta Thunberg alle Nazioni Unite lo scorso 24 settembre e quello di Severn Cullis-Suzuki: entrambe hanno parlato con preoccupazione delle generazioni future e dei più deboli, lanciando un allarme sugli effetti negativi dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici.

Era il 1992, quando Severn Cullis-Suzuki, che aveva solo 12 anni, parlò al vertice della Terra di Rio de Janeiro, diventando famosa come “la bambina che zittì il mondo per 6 minuti” (tanto durò il suo discorso alle Nazioni Unite). «Non sapete come si fa a riparare i buchi nello strato di ozono, non sapete come riportare indietro i salmoni in un fiume inquinato, non sapete come si fa a far ritornare in vita una specie animale estinta, non potete far tornare le foreste che un tempo crescevano dove ora c’è un deserto. Se non sapete come fare a riparare tutto questo, per favore smettete di distruggerlo». Dopo aver zittito il mondo, il mondo sempre più distratto, distante, indifferente ha zittito lei.

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Oggi sembra essere risvegliato dalle parole di una sedicenne svedese con sindrome di Asperger capace di muovere folle oceaniche di giovani. Scioperi, cartelli, cortei per il clima hanno invaso tutte le città del mondo. Le sue parole hanno inchiodato alle loro responsabilità i grandi del mondo al vertice sul clima dell’Onu: «Mi avete rubato i sogni e l’infanzia con le vostre parole vuote. E io sono una delle persone più fortunate. Le persone stanno soffrendo. Le persone stanno morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto quello di cui parlate sono soldi e favole su un’eterna crescita economica. Come osate!». Ma l’effetto Greta, non sembra aver sortito gli effetti sperati. La Cina ha confermato gli impegni presi a Parigi, ma non li ha aumentati, così come la Russia grande produttrice di petrolio e gas. E solo 66 Paesi si sono impegnati a ridurre a zero le loro emissioni entro il 2050. Ma mentre nel 1992 ancora c’era sufficiente tempo per occuparci delle questioni ambientali, oggi il pianeta è vicino al collasso. E come continua a ripetere Greta: «Bisogna fare presto».

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