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Ex Ilva, la procura di Milano apre un fascicolo sulla gestione dell’acciaieria

Lo ha reso noto il procuratore capo Francesco Greco. ArcelorMittal, intanto, annuncia il progressivo spegnimento degli impianti di Taranto entro la metà di gennaio

Sono ore decisive per l’ex Ilva. I legali dei commissari dell’ex Ilva hanno depositato il ricorso cautelare e d’urgenza contro la causa promossa da ArcelorMittal per il recesso del contratto d’affitto dello stabilimento con base a Taranto, mentre la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta sulla gestione dell’acciaieria. Il procuratore Francesco Greco ha spiegato in una nota che si tratta di un fascicolo a modello 45, senza indagati né ipotesi di reato, affidato ai pm Romanelli, Civardi e Clerici: l’obiettivo è vederci chiaro nella rescissione del contratto visto il «preminente interesse pubblico in campo».

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La Procura ha inoltre fatto sapere si costituirà in giudizio e parteciperà alla causa per la rescissione del contratto tra ArcelorMittal e la gestione commissariale. «La Procura di Milano, ravvisando un preminente interesse pubblico relativo alla difesa dei livelli occupazionali, alle necessità economico-produttive del Paese, agli obblighi del processo di risanamento ambientale, ha deciso di esercitare il diritto-dovere di intervento» previsto dal codice di procedura civile «nella causa di rescissione del contratto di affitto d’azienda promosso dalla società Arcelor Mittal Italia contro l’amministrazione straordinaria dell’Ilva».

La discesa in campo della Procura di Milano arriva a poche ore dall’annuncio di ArcelorMittal di spegnere progressivamente gli impianti di Taranto entro la metà di gennaio, con il rischio di compromettere la continuità produttiva dell’acciaieria e i livelli occupazionali. L’amministratrice delegata Lucia Morselli nel corso di un incontro con i sindacati ha detto che il 13 dicembre sarà spento l’altoforno numero due, seguirà l’altoforno quattro il 30 dicembre e infine l’altoforno uno il 15 gennaio. Nel frattempo saranno spenti anche vari altri impianti essenziali per la produzione. Significa che la produzione dovrà rimanere ferma per mesi e forse anni, e riprenderla costerà centinaia di milioni di euro. La decisione ha colto di sorpresa politici e sindacati: un ricorso d’urgenza è stato depositato al tribunale di Milano per bloccare le intenzioni della multinazionale e obbligarla a tenere accesi gli altoforni.

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