Italia

Borghi da salvare: il progetto delle case a 1 euro

Dal Piemonte alla Sicilia le amministrazioni locali lavorano per dare nuova vitalità ai centri storici a rischio scomparsa, puntando sul turismo di ritorno per agevolare la produttività locale

Recuperare il patrimonio, incentivare il turismo e scongiurare lo spopolamento: è la filosofia alla base dell’iniziativa delle case a un euro. Dal Piemonte alla Sicilia numerosi borghi, per lo più di piccole dimensioni, che non vogliono rassegnarsi allo spopolamento e all’abbandono degli edifici storici hanno valutato di adottare una strategia di investimento in un progetto di dismissione mirata del patrimonio immobiliare storico, offrendo di vendere le case al prezzo simbolico di 1 euro.

Le case di proprietà di privati, di cui spesso ignari possono essere gli eredi sparsi in tutto il mondo, consistono in immobili fatiscenti o pericolanti che necessitano di ampie ristrutturazioni. La motivazione che sta alla base della scelta di vendere le case non più abitate è di disfarsene, sia perché versano in stato di abbandono sia per non pagare tasse e balzelli e incorrere in sanzioni morose di mancati pagamenti.

Sambuca di Sicilia

Le amministrazioni locali lavorano in questo settore per dare nuova vitalità ai borghi a rischio scomparsa puntando molto sul turismo di ritorno dei migranti dall’estero, soprattutto i figli di seconda e terza generazione, per agevolare la produttività locale attraverso le forme di innovativi mestieri e la ripresa di storiche tradizioni di memoria e identità territoriale.

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La possibilità di acquistare case a 1 euro ha suscitato l’interesse dei media nazionali e internazionali anche se a tutt’oggi il sistema dell’acquisto della casa nei borghi abbandonati non è strutturato da una normativa nazionale e ogni comune agisce in autonomia nella regolamentazione delle procedure, dei modi e dei tempi.

Gli immobili non abitati, generalmente, vengono ceduti in donazione ai comuni che tramite un’attenta e formulata procedura pubblica vendono alla cifra simbolica di 1 euro. In altri casi, sono le amministrazioni comunali che si fanno garanti per i proprietari di tali immobili. All’acquisto dell’edificio i nuovi proprietari devono assumere una serie di impegni: redigere un piano progettuale e di fattibilità relativa alla ristrutturazione e rivalutazione dello stesso entro 365 giorni dall’acquisto; sostenere le spese notarili per la registrazione, le volture e l’accatastamento; far partire i lavori dopo due mesi dal momento in cui si hanno tutti i permessi. A garanzia della sicurezza dell’acquisto da parte del compratore, il comune chiede di stipulare una polizza fideiussoria della durata di tre anni che a scadenza viene poi rimborsata. Ai nuovi proprietari verrà spesso richiesto, come è giusto che sia, di mantenere le facciate esterne come erano un tempo anche per dare vita ad un progetto estetico e di bellezza del luogo da abitare in continuità con tutto il resto del paese.

Il sistema di rigenerazione urbana del territorio del borgo interessato alla vendita della casa a 1 euro non presenta insuccessi di tipo economico, sociale ed ambientale. Anzi, a volte, la stessa ristrutturazione diventa un volano economico non indifferente nella misura in cui oltre ad investire in ristrutturazioni per abitazione privata si investe sulla possibilità di realizzare idonee strutture extra ricettive per incrementare la capacità turistica del territorio in azioni di mobilità dolce e sostenibile rivolta a camminatori, escursionisti, visitatori, villeggianti. Cosi potrà prendere piede il famoso progetto italiano del prof. Giancarlo Dall’Ara sulla costituzione del borgo come “Albergo diffuso” con un’organizzazione lavorativa di tipo manageriale che assume caratteristiche di accoglienza e di relazioni con gli ospiti.

La parte più importante che si ricava da questo processo generativo dei borghi è la dinamicità con cui la comunità locale riprende a vivere, operare, produrre, consumare con forti risvolti di impatto economico nel settore turistico e in quelli legati al commercio dei prodotti rurali e all’artigianato. Un potenziale umano ed economico che non va sottovalutato. Se lo si sa adeguatamente sfruttare e comprendere pienamente, il futuro del turismo e del suo indotto economico, sociale, ambientale ritornerà si riverserà sulla mobilità umana ripopolando i borghi.

Borgomezzavalle in Piemonte

In questo processo di crescita rigenerativa dei borghi occorre tenere conto delle peculiari forme governative che offrono la possibilità di conoscere aspetti di utilità finanziaria relative al “contratto istituzionale di sviluppo” (progetti in corso), “recovery fund” e “just fund transition” (progetti da fare), anche su una vasta opera di strategia complessiva territoriale per la riqualificazione urbana dei borghi stessi. L’innovazione digitale dà infine la possibilità di conoscere dove sono collocati i borghi che propongono la vendita della casa a 1 euro, i relativi bandi pubblici di partecipazione, la sicurezza sanitaria post-Covid e tutte le informazioni relative all’edificio posto in vendita.

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Filippo Grasso

Esperto di turismo. Professore di Analisi di Mercato nel corso di laurea di Scienze del Turismo Università di Messina. Si occupa, nell'ambito degli studi scientifici, di problematiche relative alle politiche turistiche territoriali. Delegato del Rettore dell'Ateneo di Messina per "le iniziative scientifiche nel settore del turismo". Consulente al Turismo presso il competente Assessorato della Regione Sicilia. Esperto scientifico presso il Miur. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali. È responsabile scientifico dei seminari universitari di formazione ed aggiornamento per operatori turistici e cultori di discipline turistiche ed relatore invitato in diversi convegni ed incontri sulle tematiche relative alla governance dei sistemi turistici locali. Autore del libro "Turismo: governare il territorio, gestire le risorse, promuovere la destinazione" (Maurfix Editore, 2018).
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