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Quali vaccini restano in corsa dopo lo stop di Oxford?

Giusy Bottari di Giusy Bottari
Settembre 12, 2020
in Mondo
Tempo di lettura: 3 mins read
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Quali vaccini restano in corsa dopo lo stop di Oxford

Il cavallo in testa ha rallentato la corsa. Ma la gara prosegue, resta affollata e gradualmente si avvicina al traguardo. L’ultimo censimento di Nature registra 321 candidati vaccini, di cui 32 in sperimentazione sull’uomo (incluso l’italiano di ReiThera) e 7 nella fase tre, quella conclusiva. Anche se l’Oms mette un freno, prevedendo che programmi di vaccinazioni di massa non potranno avere inizio prima della metà del 2021: «Non è una formula magica che arriverà a gennaio e risolverà i problemi del mondo», ha detto la dottoressa Soumya Swaminathan, uno dei ricercatori leader dell’Agenzia dell’Onu.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, sospesi i test sul vaccino di Oxford: reazione avversa su un volontario

Dopo la sospensione dei test da parte di AstraZeneca la comunità scientifica è compatta: non si tratta di uno stop, anzi è la prova che gli studi su efficacia e sicurezza sono fondamentali. La delusione però è inevitabile: si allontana la possibilità di avere le prime dosi entro fine anno (2-3 milioni, aveva annunciato il ministro della Salute Roberto Speranza, da destinare in un primo tempo a operatori sanitari e anziani con patologie). La comparsa di un evento avverso potrebbe avere conseguenze anche sugli altri vaccini arrivati alla fase 3. Nell’elenco figura anche quello americano dell’azienda Moderna, di cui il presidente Donald Trump ha ipotizzato l’arrivo sul mercato entro ottobre, giusto prima delle elezioni.

Il governo Trump ha finanziato la ricerca per 100 milioni di dosi. La farmaceutica Moderna collabora con il National Institutes of Health Usa e utilizza uno o più geni del coronavirus per provocare una risposta immunitaria. Il vaccino BioNTech/Pfizer è dello stesso tipo: l’azienda tedesca ha avviato collaborazioni con Pfizer (di New York) e il produttore cinese di farmaci Fosun Pharma. La Fase 3 coinvolge 30mila volontari negli Stati Uniti e in altri paesi. Pfizer prevede di produrre 1,3 miliardi di dosi in tutto il mondo entro la fine del 2021.

Un’altra strada che si sta tentando di percorrere è quella del vaccino basato sul «virus inattivato» che non può replicarsi, ma stimola la produzione di proteine virali che innescano la risposta immunitaria. In Fase 3 ci sono il candidato cinese e lo Sputkik russo. Il vaccino cinese, che ha ricevuto anche l’approvazione, è sviluppato da CanSino Biologicsm, utilizza l’adenovirus di tipo 5 del comune raffreddore: il rischio con l’uso degli adenovirus umani è che il sistema immunitario si ricordi di precedenti infezioni ed elimini il virus, rendendo inefficace il vaccino, per questo altre aziende hanno scelto adenovirus di primati. Il vaccino russo è il secondo che ha ricevuto approvazione ufficiale dal governo, ma è appena entrato nella Fase 3 di sperimentazione e non ha reso pubblici gli studi relativi alle precedenti fasi. A realizzarlo il Gamaleya National Research Centre for Epidemiology and Microbiology a base di un vettore virale simile a quello sperimentato dalla cinese CanSino.

Il candidato vaccino italiano GRAd-CoV2 si basa sulla stessa tecnologia (con un adenovirus di gorilla). Realizzato dalla società biotecnologica ReiThera di Castel Romano, ha superato i test preclinici, ma ha iniziato la Fase 1 solo il 24 agosto con la somministrazione a volontari allo Spallanzani di Roma.

Poi ci sono quelli basati su «proteine ricombinanti» che utilizzano una proteina o un frammento proteico (del coronavirus) per provocare una risposta immunitaria. La procedura è più lunga e complessa, ma questi composti sono i candidati vaccini che finora hanno indotto le più elevate concentrazioni di anticorpi neutralizzanti e potrebbero funzionare meglio degli altri. Gli studi però sono indietro di sei mesi. Sanofi sta sviluppando un vaccino con queste caratteristiche insieme a GSK.

Tags: AstraZenecaBiotech Reithera di Castel RomanoCoronavirusModernaUniversità di OxfordVaccino anti-Covid
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