– Un topo!
– Macché! Lei ha le allucinazioni.
– No, ho ragione io: era un sorcio.
– Se lo vuole glielo affitto a 450 euro al mese.
– Così tanto?
– Così tanto? È un affare. La saluto.
Adsum avrebbe voluto trattare sul prezzo. Aveva fatto i suoi conti e con cento euro in meno avrebbe accettato anche la compagnia dei topi, ma la signora si era defilata prima che potesse farle una controproposta. Ingoiò il boccone amaro e trafelato si recò in ufficio. Doveva sbrigare anche le pratiche di Nihil e aveva del lavoro arretrato. Da un faldone di carte cadde sul pavimento un mazzo di chiavi. Le raccolse e le esaminò con attenzione. Sulla targhetta c’era scritto ‘via Torc.’. Ebbe un’intuizione. Chiamò il capoufficio.
– Pronto, capo. Ho un problema.
– Uno solo? Sei fortunato.
– Sì, per ora uno.
– Dimmi tutto. Non ho tempo da perdere.
– Ti rubo un minuto.
– Il minuto è già passato: parla.
– Ho bisogno di un permesso. È urgente.
– Urgente? Cosa c’è di così urgente da farti allontanare dal lavoro?
– Questioni personali.
– Questioni di donne?
– In un certo senso sì.
– Va bene, te lo concedo. Ma sia la prima e l’ultima volta. Chiaro?
– Certo, capo.
– Ovviamente lo recuperi domani. Ti voglio in ufficio alle 08.00 in punto.
– Va bene, capo.
Adsum schizzò fuori dall’ufficio. Guidò come un pazzo senza fermarsi neanche ai semafori e in venti minuti fu in via Torcicoda, dove viveva la buonanima di Nihil. Infilò la chiave nella toppa della serratura della porta. Aprivano! Che colpo di fortuna! Richiuse, si assicurò che nessuno lo avesse visto, rimontò in macchina e ritornò in ufficio, dove per la felice scoperta non fece neanche la pausa pranzo e lavorò alacremente per tutto il resto del giorno. La sera stessa annunciò a Helene che aveva trovato una sistemazione da un amico e che l’indomani si trasferiva in un nuovo appartamento. Per festeggiare l’evento e per ringraziarla dell’ospitalità la invitò a cena in un ristorante sotto casa. Seduta al tavolo di fronte al loro, Adsum notò un appetitoso bocconcino, in cui gli sembrò di riconoscere la donna che aveva visto in foto a casa di Nihil. Era certo di non sbagliarsi, e in cuor suo maturò la risoluzione che doveva a tutti i costi sapere qualcosa in più su di lei.
L’estate di Caronte al maresciallo Santoni aveva riservato sorprese e problemi a non finire. Oltre a non venire a capo del caso della morte di Nihil, che non archiviava per una incomprensibile ostinazione, in città continuava ad accadere di tutto. Una notte si era voltato nel letto e si era ritrovato al posto della moglie il nipote. Gli si erano rizzati i capelli in testa. Lui, che era sempre paziente e accomodante, era diventato di botto una furia. Era balzato in piedi, era andato in cucina, aveva preso la scopa, e poi con veemenza si era messo a gridare.
– Che ci fai qui?
– Zio ho bisogno di te!
– Di me?
– Sì. Di te.
– Fuori dal mio letto.
Il nipote dal volto stravolto dello zio aveva capito che non scherzava. In mutande era sceso dal letto in fretta e furia e piagnucolando si era messo davanti a lui.
– Zio, aiutami. Sono nei guai.
… Continua… Vi aspettiamo alla prossima puntata!





