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L’estate di Caronte – Diciassettesima puntata

Uno strano delitto…

Francesco Capaldo di Francesco Capaldo
Ottobre 3, 2022
in Libri
Tempo di lettura: 4 mins read
A A
L’ estate di Caronte – Prima puntata

– No.
– E come faccio? Mi sentirò morire senza il telefono e la chat! Solo un minutino… dai…
– No. Dammi il tuo telefono e il tuo pc. Ti vieto di usarli.
Tommaso a malincuore fu costretto a dare a Santoni tutte le sue apparecchiature elettroniche e poi, dopo aver ricevuto le istruzioni dallo zio su come doveva comportarsi, lo lasciò così come lui gli aveva ordinato da solo.
– Va dalla zia. Ho bisogno di pensare.
Rimasto solo Santoni finalmente dette sfogo alla sua rabbia. Gli sarebbe venuta la bile con tutti quei matti da cui era circondato. Si chiuse nello studio. Andava avanti e indietro. Sembrava che l’avesse morso la tarantola. Si metteva la mano in fronte. Sudava freddo. Si spremeva le meningi e pensava a cosa fare. Doveva chiedere aiuto al suo capo. Ma no! Avrebbe dovuto confessargli che aveva fatto entrare in polizia un fesso! Poteva rivolgersi a un collega di Roma. Doveva ricordarsi subito a chi in passato aveva fatto qualche favore e doveva pretendere che saldassero il debito con lui. Per tirarlo fuori da quella faccenda avrebbe dovuto fare il giro delle sette chiese. Per anni aveva prestato servizio nella capitale prima di essere trasferito a Firenze e lì conosceva tutti. Però non si era mai occupato di questioni di polizia postale perché in fondo di questo si trattava. Si ricordò che a Roma conosceva un certo maresciallo Mirafiori. Cercò la sua agenda ma l’aveva dimenticata in ufficio. Andò in cucina. Trovò la moglie che passava una mano tra i capelli del nipote che piagnucolava.
– Povero Tommasino mio! Capitano tutte a te!
– Povero me! – disse tra i denti Santoni.
– Cosa hai detto?
– Nulla. Esco.
Santoni trovò alla fine la sua agenda. Chiamò un collega di Roma che lo fece parlare con il capo di Tommaso. Questi a sua volta lo mise in contatto con Mirafiori che era un esperto in questioni Sex extortion. Lo chiamò subito. Gli espose il caso di Tommaso e gli parlò di Frick. Negò che lui fosse mai andato con una escort e gli chiese consiglio su come aiutarlo. Mirafiori si fece una risata. Tutta quella storia, gli disse, era una bufala. Frick lo avevano già acciuffato e Tommaso si era spaventato per nulla. Si erano inventati tutto. Volevano solo gettarlo nel panico. Glielo aveva confessato lo stesso Frick durante l’interrogatorio. Poteva stare tranquillo.
Santoni al sentire queste parole tirò un sospiro di sollievo. Lo ringraziò. Chiuse il telefono. Si era spaventato per nulla. Stava perdendo il suo sangue freddo. Corse a casa a tranquillizzare il nipote che temeva di perdere il posto e di finire sui giornali per una sciocchezza. Gli raccontò tutto. Gli disse di stare tranquillo e di studiare di più per non farsi cogliere impreparato la prossima volta dinanzi a quel tipo di casi. Frick era già in galera e aveva avuto la lezione che meritava. L’indagine si era conclusa nel migliore dei modi.
– Davvero, zio?
– Sì, Tommaso.
– Non ti prendi gioco di me?
– No certo.
– Posso domandarti una cosa? Mi giuri che non ti arrabbi? – gli chiese il nipote con uno sguardo ìlare.
– Lo giuro.
– Posso riavere il pc e il telefono?
Santoni lo fissò senza rispondere. Si fece scuro in volto. La testa gli si fece di fuoco e la punta del naso diventò ancora più rossa del solito. Assumeva quel colore solo quando beveva un bicchiere di troppo o quando si adirava. Gli stava per dare un sonoro ceffone, ma si dominò. Si voltò, e sbattendo la porta se andò nello studio. Si era sbagliato: doveva essere figlio di suo cognato. Non aveva più alcun dubbio.

Pochi giorni dopo aver risolto il caso del nipote, Santoni ricevette una telefonata da Mirafiori, che gli domandava il favore di aiutarlo in un’indagine. Un mese prima sul Tevere era stato trovato il cadavere di una donna di origini americane. In un primo momento avevano pensato che fosse stata uccisa da un balordo qualunque, ma grazie al lavoro ineccepibile della scientifica sul DNA erano riusciti a risalire all’identità del brutale assassino. Si trattava di Giorgio Roberti, un killer semiprofessionista, che era stato assoldato dalla Finex, l’azienda per la quale lei lavorava, perché la donna era venuta a conoscenza di particolari scottanti e aveva intenzione di esporre denuncia alla polizia. Le indagini sulla Finex, che alla fine di agosto era stata messa sotto sequestro, si erano allargate e avevano coinvolto una decina di imprese della capitale, che con zelo e passione svolgevano, per usare il gergo poliziesco, la nobile attività del ciclo e riciclo del denaro sporco.

… Continua… Vi aspettiamo alla prossima puntata!

Tags: L'estate di CarontePickRomanzi
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