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Come il conflitto a Gaza ha cambiato il Giorno della Memoria

Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre la ricorrenza del 27 gennaio assume un’importanza ancora maggiore

Redazione di Redazione
Gennaio 27, 2024
in Italia
Tempo di lettura: 3 mins read
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Come il conflitto a Gaza ha cambiato il Giorno della Memoria

La memoria del passato ha un futuro? Che il Giorno della memoria corra da tempo il rischio di scadere nella ritualizzazione e non servire più né a mantenere vivi i ricordi né come monito per il presente lo scrive con preoccupazione anche l’Unione delle comunità ebraiche italiane. Ma questo 27 gennaio non può che parlare anche dell’attualità e ricordare il barbaro attacco del 7 ottobre di Hamas ai civili israeliani e la carneficina che Israele sta facendo a Gaza da oltre cento giorni.

Nell’Occidente dove cresce ovunque la destra, l’attualità del «mai più», il messaggio più forte del Giorno della Memoria, è tragicamente più urgente. Altro che cancellare Hamas. Celebrare degnamente il 27 gennaio significherebbe anche interrogarsi sul perché un popolo di vittime, vittime dell’orrore più grande, l’Olocausto, possa oggi nella sua larga parte comprendere e giustificare le sofferenze atroci di Gaza e la mattanza inarrestabile di civili che produrrà nuova violenza e nuovi lutti. Critiche all’indirizzo di Israele che, ovviamente, sono legittime, ma che nel tutti contro tutti di questi tempi, se si tratta di dibattiti, sono state polarizzate, radicalizzate, trasformate in armi da battaglia. C’è chi dice che Israele sia senza macchia, e che ogni giudizio negativo nei suoi confronti nasconda una nuova forma di antisemitismo; c’è chi dice che ciò che succede a Gaza è paragonabile a un nuovo genocidio e quindi, di conseguenza, all’Olocausto.

Passato e presente che si intrecciano? Il governo italiano, nel dubbio, è entrato a gamba tesa, e il Ministro dell’Interno Piantedosi ha chiesto che i cortei a favore della Palestina in programma per oggi vengano rimandati. Tante organizzazioni, soprattutto studentesche ma non solo, avevano già fatto sapere di scendere in piazza. Piantedosi ha spiegato che «la commemorazione della Shoah fa parte di valori sanciti da una legge dello Stato», e che posticipare, pare a domenica, «non significherebbe negare la libertà di manifestare». Il senso, dice, è di «evitare tensioni», in una circostanza particolare in cui, se le due manifestazioni opposte avvenissero nello stesso momento, quella pro Palestina potrebbe avere dei connotati «lesivi» nei confronti d’Israele, oltre che rischiare disordini e scontri.

Soddisfatta la comunità ebraica. «Scegliere una giornata come questa per equiparare il dramma dei morti nella guerra di Gaza a uno sterminio programmato scientificamente, a freddo, contro un intero popolo, uomini, donne e bambini colpevoli soltanto di essere ebrei, è uno sfregio», dice Edith Bruck, scrittrice ungherese naturalizzata italiana, sopravvissuta alla deportazione nei campi di sterminio di Auschwitz, Dachau e Bergen-Belsen.

Ma quello che è stato il 7 ottobre non possiamo ignorarlo. Sviluppi così drammatici e gravidi di conseguenze travalicano i confini di Israele e devono farci riflettere sul vero significato della Giornata della Memoria. Non basta lanciare il monito a non ripetere mai più quegli orrori, perché essi si sono già ripetuti con un ordine di grandezza inimmaginabile. Non basta proclamare il diritto di Israele a esistere e a prosperare in pace e sicurezza, perché la sua sopravvivenza è messa a repentaglio dai crescenti rischi di allargamento del conflitto. Non basta professare la nostra fiducia nella soluzione dei due Stati, che pur rimane l’unica prospettiva sin qui individuata e mai realizzata dalla comunità internazionale, perché essa presuppone l’accettazione esplicita e definitiva dell’esistenza dello Stato ebraico come lo conosciamo, con la sua identità e il suo portato di valori religiosi e laici, democratici e liberali.

Da quest’anno la Giornata della Memoria dovrà arricchirsi di nuovi contenuti e obiettivi, più ampi e condivisi. Stigmatizzare e isolare ogni forma di antisemitismo significa ora più che mai rivendicare l’importanza essenziale dei valori di libertà, di pluralismo, di rispetto dell’individuo e di non-discriminazione. È questo il valore della Memoria. Il 27 gennaio 2024 dovrà aiutarci a ricordare dove può condurci l’indifferenza, l’egoismo e l’illusione di essere al sicuro. Conoscere per non ripetere gli errori del passato.

Tags: Conflitto israelo-palestineseEbreiGiornata della memoriaHamasIsraeleShoah
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Fondatore e Direttore Editoriale: Maurizio Andreanò
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Mail: redazione@pickline.it

Alcune delle immagini pubblicate su questo sito sono state reperite da Internet e sono quindi ritenute di pubblico dominio. Se l'autore di una qualsiasi immagine ritenesse che la sua presenza sul nostro sito leda i propri diritti, è invitato a contattarci all'indirizzo email redazione@pickline.it. Dopo la ricezione della comunicazione e la verifica della richiesta, provvederemo prontamente alla rimozione delle immagini in questione.

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