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Cosa sono i test psico-attitudinali previsti per i futuri magistrati

Dal 2026 faranno parte del concorso per entrare in magistratura e sono già stati molto criticati

Redazione di Redazione
Marzo 28, 2024
in Politica
Tempo di lettura: 3 mins read
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Cosa sono i test psico-attitudinali previsti per i futuri magistrati

Cosa sono i test psico-attitudinali previsti per i futuri magistrati

Il governo ha dato il via libera ai test psico-attitudinali per l’accesso alla professione di magistrato a partire dal 2026. Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva un decreto attuativo della legge di riforma dell’ordinamento giudiziario del 2022, nota anche come “riforma Cartabia”, dal nome dell’ex ministra della Giustizia Marta Cartabia. La legge dava al governo una serie di deleghe «per la riforma dell’ordinamento giudiziario e per l’adeguamento dell’ordinamento giudiziario militare, nonché disposizioni in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura».

Nell’esercitare tale delega, l’attuale ministro della Giustizia Carlo Nordio ha scelto all’ultimo momento di accogliere i pareri sulla bozza di decreto attuativo delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato, che invitavano il governo a valutare l’introduzione dei test psico-attitudinali per i futuri magistrati.

I questionari dovrebbero essere simili ai test “Minnesota” già sperimentati in altri ambiti e verranno utilizzati per valutare la personalità dei candidati. Il decreto legislativo, approvato durante il Consiglio dei ministri ha subito modifiche fino all’ultimo momento, ma ciò non ha attenuato le proteste dell’Associazione Nazionale Magistrati. Sarà il Consiglio Superiore della Magistratura a designare i docenti universitari specialisti in psicologia che faranno parte della commissione giudicante, su indicazione del Consiglio Universitario Nazionale, un organo indipendente degli Atenei.

Dopo il Consiglio dei ministri, durante la conferenza stampa, Nordio ha chiarito alcune questioni su come saranno questi test. Ha detto che i questionari con i test psicologici saranno introdotti nei concorsi per l’ingresso in magistratura a partire dal 2026, che si svolgeranno al termine delle prove scritte già previste e che saranno una precondizione per essere ammessi all’orale, dove ci sarà poi l’esame psico-attitudinale vero e proprio. Prevedere i test prima delle prove scritte, ha spiegato Nordio, avrebbe infatti potuto essere illegittimo a livello costituzionale: la Costituzione stabilisce che «in magistratura si entra per concorso».

A ogni concorso, il CSM nominerà alcuni docenti universitari in materie psicologiche su indicazione del Consiglio universitario nazionale, l’organo indipendente che sovrintende alle università, che avranno il compito di preparare i test scritti. Dopo il test scritto il colloquio psicologico durante la prova orale sarà gestito dal presidente della commissione del concorso. Sarà la stessa commissione esaminatrice a valutare tutto l’esame, compresa l’idoneità psico-attitudinale, e a formulare di conseguenza un giudizio conclusivo. La valutazione non spetterà dunque solamente a uno psicologo, che sarà presente al colloquio orale ma solo con un ruolo di consulenza e assistenza alla commissione.

Una misura molto criticata, in particolare dall’Associazione nazionale magistrati (ANM), l’organismo di rappresentanza dei magistrati italiani. Ma non certo nuova. I test psico-attitudinali per i magistrati sono stati più volte proposti da Silvio Berlusconi nei suoi anni a capo del governo, e anche all’epoca la loro possibile introduzione è stata accompagnata da una netta contrapposizione tra politica e magistratura. L’ipotesi dei test era ad esempio contenuta, sotto forma di delega, nella riforma dell’ordinamento giudiziario proposta e approvata nel 2005, durante il secondo governo di Berlusconi, dall’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli. Poi quella delega non fu mai esercitata dal governo, per l’impossibilità di stabilire in cosa dovessero consistere i test. A quel tempo, tra l’altro, quasi 200 professionisti della salute mentale, tra psichiatri e psicologi, avevano scritto una lettera in cui dicevano che nessun tecnico avrebbe potuto dare «un giudizio predittivo» sull’adeguatezza a svolgere il ruolo di magistrato.

Il presidente dell’ANM Giuseppe Santalucia, in una intervista a Il Corriere della Sera, ha detto che «il governo esorbita dai suoi poteri, dando a un decreto del ministro il potere di stabilire i contenuti della prova». Nonostante il concorso faccia parte delle modifiche previste dalla riforma Cartabia, quella legge «parlava del concorso, non dettava criteri che contenessero le parole “test psicoattitudinali”», ha aggiunto Santalucia. Secondo Santalucia introdurre la valutazione della personalità sarebbe inoltre una misura arbitraria, e il fatto che a determinarne le modalità sarà il CSM non sarebbe comunque una garanzia perché il CSM «non ha competenze di questo tipo, è composto da giuristi non psichiatri». L’obiettivo del governo per Santalucia è dunque solo quello di «creare una suggestione: che i magistrati hanno bisogno di un controllo psichico o psichiatrico, che i magistrati non sono equilibrati. È un messaggio simbolico per gettare ombra sulla magistratura». Il presidente dell’ANM ha anche minacciato un futuro sciopero dei magistrati per protestare contro l’introduzione dei test. Ma ha detto che la norma entrerà in vigore nel 2026 e che dunque potrebbe ancora esserci modo di eliminarla.

Tags: Associazione Nazionale MagistratiCarlo NordioMagistraturaRiforma CartabiaTest psico-attitudinali
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Fondatore e Direttore Editoriale: Maurizio Andreanò
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