Ad Elea, oggi Ascea Marina, nel Cilento. Passeggio per le strade dell’antica città, lungo le rovine, fin sulla torre da dove si domina la costa, l’azzurro del mare. Poco è rimasto, e si mescola alla bellezza della natura, del paesaggio. In silenzio cerco di immergermi nella magia del posto. Immagino Parmenide camminare per le strade, e dall’alto scrutare il cielo nelle notti d’estate. Ho con me Sulla natura. A un certo punto mi fermo. Mi siedo sotto un ulivo. Ne leggo dei versi. Mi sembra di sentire la sua voce, che riaffiora dall’eco dei secoli. Anch’io con lui mi incammino ‘sulla via che dice molte cose’, su quella che appartiene alla ‘divinità, che porta per tutti i luoghi l’uomo che sa’ (p. 41):
[…] Le cavalle che mi portano fin dove il mio desiderio vuol giungere,
mi accompagnarono, dopo che mi ebbero condotto e
mi ebbero posto sulla via che dice molte cose,
che appartiene alla divinità e che porta per tutti i luoghi
l’uomo che sa. […]
La parola di Parmenide ha qualcosa di ieratico. Mi avvolge, anche se in traduzione, nel suo ritmo. Evoca nella mia mente il dialogo con l’Infinito (il filosofo-poeta lo ricollega alla sfera della divinità), con una realtà che si svela alla coscienza. La conoscenza che scaturisce da questo viaggio è tutta spirituale, è la consapevolezza di trovare una via, quella della Verità. Parmenide ci racconta a ritroso un’esperienza che lui ha compiuto. Ciò che fissa sulla pagina è ciò che ha riportato da questo viaggio che lo ha aiutato a separarsi dalle opinioni dei mortali, e a capire che le cose appaiono, e anche la necessità nonostante la loro apparenza del loro esistere (p. 43):
[…] Bisogna che tu tutto apprenda:
e il solido cuore della Verità ben rotonda
e le opinioni dei mortali, nelle quali non c’è una vera certezza.
Eppure anche questo imparerai: come le cose che appaiono
bisognava che veramente fossero, essendo tutte in ogni senso.
I versi di Parmenide via via che leggo con lentezza mi si scolpiscono nell’anima. Non tanto per la ricercatezza stilistica ma per l’energia e la potenza della parola. Sembra che mi trascinino in un viaggio a ritroso, nel tempo, verso l’essenza di ogni cosa. La parola è prima di tutto ammaestramento, sapienza che insegna alla coscienza, che conduce al ‘sentiero della Persuasione’, e alla Verità. Questa è la strada da cui si apprende, che l’uomo deve percorrere. Non per acquisire nozioni tecniche ma come bene principalmente spirituale (p. 45):
Ora, io ti dirò – e tu ascolta e ricevi la mia parola-
quali sono le vie di ricerca che sole si possono pensare:
l’una che è, e che non è possibile che non sia
– è il sentiero della Persuasione, perché tien dietro alla Verità-
l’altra che non è, e che è necessario che non sia […]
Mi rimetto in cammino. Dentro di me, mentre ridiscendo lasciando la città degli antichi per andare in quella dei moderni, si agita quel richiamo alla Verità. A tratti nelle scaglie di luce che brillano sul mare lontano mi sembra di portarne con me un frammento. Tanto ancora ha da insegnare Parmenide- penso- agli uomini, che forse al sentiero della Persuasione hanno preferito la via del non essere. Alla Luce, per dirla con Giovanni, le tenebre.





