Caterina Bianco ha solo 18 anni. È alla sua prima prova narrativa. Jasmine, attiva l’aura emotiva! (2025, Contanima – € 12,00) è il suo primo romanzo. C’è tanto in questo libro: innanzitutto la costruzione di una storia, tutta inventata, la ricerca di uno stile proprio, originale, personale (p.111):
[…] È ricominciata la scuola. Mi devo riabituare alla monotona routine, in cui mangio, studio e rimangio. Non sono molto contenta, ma sono impotente su questo fronte. Sono un’alunna. Respiro profondamente. È il primo giorno scolastico senza Noriko: la ragione della sua scomparsa è ancora ignota, però ho intenzione di scoprirla al più presto. È un pensiero che mi attanaglia lo stomaco da quando se n’è andata, da quando mi ha abbandonata. Probabilmente non è dipeso da lei, in ogni caso ciò non allevia il mio dolore. Con Niccolò è tutto come sempre: ho ricominciato a ignorarlo, lui ha retto il gioco in modo naturale. Chi sono io per giudicarlo? […]
I personaggi di questo libro sono degli adolescenti: Jasmine, Milo, Francesco, e altri. Sono in una scuola-prigione, in cui prendono forma anche le loro paure, i loro sogni, il mondo intorno a loro degli adulti che appare sempre terribilmente falso e ipocrita, tremendamente incomprensibile. Caterina Bianco questo mondo non solo lo sente dentro e lo vive ma lo esprime anche con una precoce e straordinaria capacità di dare forma ai suoi sentimenti e a quelli degli altri. Il suo personaggio principale, Jasmine, è alla continua ricerca di una propria collocazione nella vita. È sballottata fra sentimenti fra loro molto diversi: l’affetto per la madre che l’ha confinata in una realtà alienante senza una ragione precisa, l’amore per il padre che crede morto (scoprirà che non è così), poi la relazione non sempre facile con i suoi coetanei.
L’autrice senza volerlo a poco a poco, attraverso dei fitti dialoghi, ma anche delle attente pagine analitiche e descrittive, ci racconta il mondo di questi giovanissimi, che solo apparentemente sembra abbiano tutto. Noriko, Jasmine, e gli altri personaggi sono anime ferite. Sono innocenti nella loro gioventù, vittime spesso di un gioco più grande, quello senza scrupoli degli adulti, che si stagliano freddi e inconsapevoli delle scelte che hanno compiuto e del male che volontariamente e involontariamente hanno fatto e fanno. Ciò emerge in particolare nell’atto di accusa che Jasmine rivolge al proprio padre, quando lei scopre che lui aveva avuto un’altra figlia. Gli appare allora sotto una luce completamente diversa, cioè un irresponsabile e un immaturo, una persona non degna del ruolo di genitore. È lo stesso atteggiamento che ritroviamo in Milo. È un ragazzo intelligentissimo, ma soffre della mancanza di amore da parte del padre e della madre. Entrambi non sono interessati al suo bene, ma vogliono un figlio che incarni un’idea stereotipata, che hanno interiorizzato, di pseudo-perfezione. Milo soffre di bulimia, di un disturbo alimentare. È solo, fa tanta fatica a esprimere i suoi sentimenti, cova un rancore sordo e profondo per chi gli ha dato la vita. Anche Noriko è una creatura ferita, sia moralmente che fisicamente. È una figura quasi di sfondo, ma importantissima nella struttura narrativa: nella sua fragilità c’è il dolore dell’incomprensione e dell’emarginazione. Anche qui c’è una madre chiusa nelle proprie certezze che non sa nulla di quanto accade alla figlia.
In conclusione, solo apparentemente Jasmine, attiva l’aura emotiva! è un thriller per ragazzi. Dietro la leggerezza della scrittura c’è molto di più: c’è tutto un universo di parole, di sentimenti, un vissuto che ci regala un bel romanzo sugli adolescenti di oggi e forse sull’adolescenza. E anche un atto di accusa contro una generazione di adulti che impone norme, ma non ha il coraggio di fare i conti con le proprie fragilità e contraddizioni.





