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L’Italia fuori dal mondiale: il divario tra il boom economico del 1958 e la lenta ripresa del 2017

Oggi come allora azzurri a casa ad un passo dalla fase finale. Ma quello che vide l’Italia di Alfredo Foni soccombere all’Irlanda del Nord era un periodo caratterizzato da una florida crescita economica ed innovazione tecnologica

Pizza, spaghetti, mandolino… e la maglia azzurra. Che Italia sarebbe senza calcio. Ma quest’estate dobbiamo rinunciare a quelle “notti magiche inseguendo un gol”, a quelle serate tra amici davanti ad uno schermo ed una pizza a guardar giocare la nazionale, a quel tifo incondizionato che ci faceva sentire tutti un po’ più italiani. L’Italia non si è qualificata ai mondiali Russia 2018. Lo 0 a 0 di Italia – Svezia a San Siro, 180 lunghi minuti in cui gli azzurri di Ventura non riescono a segnare neanche un gol, escludono la nazionale di calcio dai mondiali. Non succedeva da 59 anni, adesso la prossima chance sarà tra 5 anni nel 2022.

QUELLE VOLTE CHE L’ITALIA NON PARTECIPÒ AI MONDIALI. Nel 1930 l’Italia allenata da Vittorio Pozzo non prende parte alla prima edizione della coppa del Mondo creata dall’allora presidente della Fifa Jules Rimet. La Federazione italiana decise di non iscrivere la Nazionale ai Mondiali del 1930 per via del lungo e costoso viaggio transoceanico da affrontare e anche per via di un certo snobismo delle nazioni europee nei confronti di tale torneo. L’altra e più cocente delusione per l’Italia arriva ai Mondiali del 1958, quando gli Azzurri allenati dal commissario tecnico Alfredo Foni mancarono clamorosamente la qualificazione per la Svezia. Inserita nel girone 8 con Portogallo e Irlanda del Nord si decise tutto il 15 gennaio 1958 a Windsor Park: i ragazzi di Alfredo Foni vennero sconfitti 2 a 1 dalle reti di McIlroy e Cush.

Il gol di Cush
Il gol di Cush per l’Irlanda del Nord

LA SCONFITTA DEL ’58 E IL MIRACOLO ECONOMICO. Il 1958 non è stato soltanto l’anno della battuta d’arresto della nazionale ma anche quello dell’entrata in vigore del Tratto di Roma istitutivo della Comunità Economica Europea e Comunità Europea dell’Energia Atomica, dell’approvazione della legge Merlin che dichiara illegittime le case di tolleranza, dell’elezione di Papa Giovanni XXIII, della vittoria della Dc alle elezioni politiche, dell’uscita del romanzo “Il Gattopardo”, del trionfo a Sanremo di Domenico Modugno con “Nel blu dipinto di blu”, dell’oscar a Federico Fellini come miglior film straniero per “Le notti di Cabiria”. Ma erano anche gli anni del boom economico: dal 1958 al 1963 il tasso di crescita del Pil raggiunge il livello record del 6,3% annuo. Nel 1958 vengono prodotte 369.000 automobili, 10.000 lavatrici, 500.000 frigoriferi, nel 1963 le automobili divengono 1.105.000, le lavatrici 1.263.000, i frigoriferi 2.187.000. Bastano questi pochi dati per comprendere che l’Italia conobbe una rottura davvero grande con il passato: cambiano i bisogni, non solo più soltanto quelli primari; cambiano le case, in particolare la cucina, con l’avvento dei nuovi elettrodomestici che aiutano si sostituiscono alle donne nei lavori domestici che dopo gli anni della guerra ritorna ad occupare nuovi posti di lavoro; tra gli elettrodomestici spicca la televisione il cavallo di Troia del consumo; cambia il modo di vestirsi; nasce il tempo libero, si modifica la dieta, per la prima volta si ha la possibilità di mangiare carne tutti i giorni; cambia la lingua con l’abbandono progressivo delle forme dialettali. L’Italia vive un periodo di sviluppo tecnologico e crescita economica. Una spinta che si arrestò nel giro di pochi anni e i vecchi e noti problemi dell’Italia riemersero.

LA DISFATTA DI SAN SIRO E LA CRISI ECONOMICA. La storia degli ultimi anni è stata segnata da una recessione economica di enormi proporzioni che, in modi e misure differenti, ha investito l’intero pianeta. Iniziata nel 2007 negli Stati Uniti in seguito ad una grave crisi del mercato immobiliare ha colpito anche l’Europa e le sue istituzioni comunitarie, nonché le economie e gli assetti politici di molti dei suoi Stati membri. Italia compresa. In Italia dove non vi erano state bolle speculative paragonabili a quelle statunitense i problemi erano di natura strutturale e di più lungo periodo. Essi erano riconducibili a una sostanziale stagnazione economica: la bassa competitività delle sue imprese, per lo più di piccole dimensioni, sui mercati globali; una scarsa propensione a investire sull’innovazione; la tradizionale arretratezza del Sud; un’elevatissima bolletta energetica; l’alto costo del lavoro; evasione fiscale patologica. Ed è su questa realtà che si è abbattuta la grande crisi: la contrazione del commercio mondiale e la stretta creditizia indebolirono ulteriormente le imprese, fecero calare gli investimenti, l’occupazione, i consumi. E mentre l’Italia cerca con molta fatica di rimettersi in piedi ha trovato nel calcio, dopo la “notte azzurra” di Berlino 2006, l’orgoglio nazionale. Ma dopo undici anni è tutt’altra storia: gli italiani devono mandar giù la “notte nera” di San Siro che gli è costata la mancata qualificazione ai mondiali Russia 2018.

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