Voci dal Palazzo

Renzi e Fassino lanciano Prodi: il professore chiama la sinistra e rilancia la sfida a Berlusconi

La strada verso un accordo politico tra Pd e Sinistra resta complicata ma Prodi è il nome gradito da Bersani & company per arginare Renzi e mettere tutti d'accordo. Il "federatore" mette nel mirino il terzo duello politico contro il Cavaliere

Prove tecniche di alleanza tra il Pd e la sinistra che ha lasciato il Governo perché non ne poteva più di Renzi e del renzismo. L’ex premier ha mandato in missione il “pompiere” Piero Fassino per provare a ricucire uno strappo che, se dovessero restare cosi le cose, lascerebbe zero speranze per contrastare il Centrodestra e i Cinque Stelle. Qualcosa si muove, ed era logico che fosse cosi perché poi si sa che in politica nessuno ci sta a perdere e anche Mdp e gli altri scissionisti, oltre le dichiarazioni di facciata di Bersani, non hanno intenzione di andare al voto da sconfitti già ai nastri di partenza. E dopo il “pompiere” adesso è entrato in campo anche il “federatore”, Romano Prodi in prima persona. Il tandem Fassino-Prodi è al lavoro per mettere fine alla diaspora del centrosinistra e per un accordo che, secondo i bene informati, da qui a breve si troverà. Lapalissiane le condizioni politiche: la sinistra non vuole Renzi, che a sua volta non vuole nomi della sinistra per il ruolo di candidato premier.

LA RIVELAZIONE DI DELRIO. Allora, intanto, si proverà a rimettere in piedi il vaso con tutti i cocci, la questione del candidato premier potrebbe anche essere rimandata più in avanti perché d’altronde anche Delrio (guarda caso esponente del Pd vicino a Renzi) ha detto nelle scorse ore: «La nuova legge elettorale non prevede l’obbligo di indicare prima del voto il candidato, si può decidere anche dopo». Le parti, a fatica e tra tanti rancori non troppo taciti, si riavvicinano, con il Pd che corteggia la sinistra e la sinistra che non vuole Renzi ma non si rassegna all’isolamento. La fase cruciale della partita, evidentemente, si giocherà proprio quando ci sarà da scegliere, prima o poi, il candidato per Palazzo Chigi perché l’indicazione la si può anche rimandare ma non in eterno. Renzi non ha nessuna intenzione di farsi da parte, ma potrebbe percorrere la strada già intrapresa quando fu scelta una figura in grado di conciliare le varie anime dello schieramento o in verità l’agnello sacrificale: ruolo toccato allora ad Enrico Letta.

LE OPZIONI SUL TAVOLO. Stavolta i nomi sono altri e uno di questi è Graziano Delrio, ministro come detto vicino a Renzi, forse anche troppo e per questo sarebbe difficile farlo digerire alla sinistra. Maggiori chance, decisamente, avrebbe Marco Minniti, anche lui ministro in carica del Governo Gentiloni che trova consensi pure tra le fila di Mdp e chissà che non venga riproposto sul tavolo il nome dello stesso Gentiloni, rispetto al quale però la sinistra vuole discontinuità e per questo difficilmente pronosticabile come uomo della sintesi tra i litiganti. Mdp, non è un mistero, punterebbe volentieri su Piero Grasso, nome che sino a qualche settimana fa avrebbe incontrato anche il gradimento dei democratici ma che dalla barca del Pd è sceso in fretta e furia rivendicando la sua non condivisione con la legge elettorale voluta da Renzi.

IL FATTORE ROMANO. Bersani & company iniziano a pensare che il nome per sparigliare il quadro possa essere Romano Prodi, un clamoroso (ma non troppo) ritorno in campo che per qualcuno assomiglierebbe ad una riedizione di Jurassic Park ma per altri non sarebbe poi cosi scandaloso se si pensa che dall’altra parte potrebbe esserci ancora Silvio Berlusconi, se Strasburgo accoglierà il suo ricorso. Prodi ha ricucito con Renzi su corteggiamento di quest’ultimo e l’ambizione che aveva sino a pochi anni fa di andare a fare il Presidente della Repubblica è la riprova più eloquente che cerca un’ultima stagione politica da protagonista, dopo le due esperienze a Palazzo Chigi in cui fu defenestrato dai suoi stessi alleati. Renzi valuta l’ipotesi, ben sapendo che a sinistra vedrebbero la nomination di Prodi come una sorta di “scacco matto” al segretario dei democratici. Sarebbe il terzo atto della sfida tra il professore e il cavaliere, 78 anni il primo, 81 l’altro. A sinistra vedono Prodi come l’esorcista che ha già battuto due volte Berlusconi e che potrebbe ripetere l’impresa. Il grillino Di Maio, a 31 anni, si troverebbe sul ring contro i due vecchi draghi della politica italiana, che messi insieme avrebbero 128 anni più di lui. Fantapolitica da manicomio sino a qualche tempo fa, scenario più che possibile adesso che si avvicina lo sprint per le urne.

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