Voci dal Palazzo

Musumeci tra il rebus della Giunta siciliana e la tentazione delle Nazionali

Il nuovo presidente della Regione si appresta a sciogliere le risorse sulle nomine e potrebbe dirottare Sgarbi alla presidenza della Fondazione Federico II ma intanto incontra Zaia, Maroni e Toti: prove tecniche per un possibile progetto politico comune in vista delle elezioni 2018?

Sono giornate a dir poco frenetiche quelle di fine novembre per il nuovo presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, impegnato nelle consultazioni per decidere in via definitiva le nomine per la Giunta regionale. Qualcuno è già una certezza, altri ancora sono possibili new entry dell’ultima ora ma il Governatore vuole prendersi ancora qualche giorno per riflettere e tirare le conclusioni. In Giunta ci sarà di sicuro Gaetano Armao, che avrà la delega all’Economia, l’ex rettore di Palermo Roberto Lagalla che andrà all’Istruzione e il capogruppo uscente di Cp-Pid Toto Cordaro per il quale adesso si parla di delega al Territorio o alle Attività Produttive. Si parla anche di Marco Falcone e Bernardette Grasso per Forza Italia e di Mimmo Turano in quota Udc. Non è tramontata l’ipotesi di Nino Germanà assessore, sul quale però c’è chi frena ed evidenzia che nella scorsa legislatura era tra gli alfaniani nella coalizioni di Crocetta.

IL CASO SGARBI. Altri nomi emersi in queste ore sono quelli del docente universitario Paolo Inglese e di Giorgio Assenza, ex Forza Italia ora in “Diventerà Bellissima”, mentre Margherita La Rocca Ruvolo, potrebbe essere il secondo nome prescelto per l’Udc, anche se sta per tornare alla carica il gruppo De Luca-Sicilia Vera che punta su Pippo Lombardo. Tra i papabili pure Sandro Pappalardo per FdI e Ruggero Razza per la Sanità, e Massimo Russo (già assessore della Giunta Lombardo) per la delega ad Acqua e Rifiuti. Rimane tuttavia il rebus più inestricabile di queste ore, quello riguardante Vittorio Sgarbi, sulla cui nomina in Giunta ci sono impegni pre-elettorali per conferirgli delega ai Beni Culturali, ma che alla fine potrebbe andare alla presidenza della Fondazione Federico II. Musumeci è disponibile a nominarlo e a confermare l’intesa ma in quota a Forza Italia, con Miccichè che per tutta risposta ritiene che il professore andrebbe in quota al presidente e non al gruppo dei forzisti.

LA STRATEGIA DEI GOVERNATORI. E sullo sfondo, le trasferte romane e milanesi che per motivi istituzionali hanno già iniziato a scandire il percorso politico di Musumeci, lo stanno anche portando a dialogare sempre più da vicino con gli altri governatori del centrodestra e su tutti, Roberto Maroni, Giovanni Toti e Luca Zaia, rispettivamente presidenti delle Regioni Lombardia, Liguria e Veneto. Tra i quattro c’è feeling politico e c’è la convinzione che anche da loro debba partire la spinta per provare a cambiare le cose, ridare maggiore autonomia alle Regioni e sottrarre i propri territori dalla morsa asfissiante del centralismo romano, che da un lato aumenta la pressione fiscale e dall’altro taglia i trasferimenti statali e le risorse per gli altri. Ed ecco che prende quota l’ipotesi di una proposta politica, in vista delle Nazionali del 2018 che potrebbe partire proprio dai Governatori. È presto per dire se addirittura ciò significherà la nascita di un vero e proprio movimento ma i segnali e gli indizi ci sono.

UN PATTO A QUATTRO. Zaia reclama spazio e sa che Salvini è troppo ingombrante per consegnare a lui la Lega, Toti pensa lo stesso sulle gerarchie di Forza Italia, che non lo premiano e a suo avviso non lo valorizzano in ambito nazionale, e lo stesso Maroni non fa mistero di volersi ritagliare maggiori spazi. Se poi ci si aggiunge che Musumeci è diventato governatore in Sicilia col sostegno di un’ampia coalizione ma è alla guida del movimento “Diventerà Bellissima” e non è organico ad alcun partito, il disegno ha un senso. I prossimi mesi diranno la verità ma intanto i contatti si fanno sempre più frequenti e la base dei quattro potrebbe presto allargarsi ad altri presidenti di regione. La crociata dei Governatori è iniziata.

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