Voci dal Palazzo

Profondo rosso con un “esercito” di 15 mila dipendenti: il debito shock della Regione Siciliana

Il nuovo Esecutivo di Nello Musumeci inizia a fare i conti con l'eredità da brividi lasciata da Crocetta in una Regione che da sola ha quasi un quarto di tutti i dipendenti regionali d’Italia

Un disastro finanziario ciclopico che va oltre le previsioni elettorali. È l’Everest a mani nude che dovrà scalare Nello Musumeci nel suo quinquennio da Governatore della Sicilia. L’eredità lasciata da Rosario Crocetta è un debito di 6 miliardi e 98 milioni di euro, evidentemente in parte dovuto anche a chi lo ha preceduto ma di certo destinato inevitabilmente a zavorrare i prossimi anni di amministrazione della Regione come un macigno di fronte al quale si squaglia pure il concetto di “spada di Damocle”. Secondo i dati pubblicati dalla Regione stessa, l’ente nel 2016 ha registrato un disavanzo di 6 miliardi e 98 milioni di euro. A poco serve e, di fatto, non sposta gli equilibri neppure il risultato di esercizio nel 2016, ovvero la differenza fra le entrate e le uscite calcolate nel corso dell’ultimo anno, pari ad un saldo positivo di 925 milioni di euro.

Gaetano Armao
Gaetano Armao

IL PESO DEI MUTUI. Eloquente appare il dato dello stato patrimoniale attivo, ovvero il computo complessivo del patrimonio ascrivibile alla Regione Sicilia, che vanta “crediti” per 2 miliardi e 417 milioni, che però vengono bilanciati da debiti per 13 miliardi e 668 milioni. Questa cifra comprende il peso dei mutui che la Regione o altri enti hanno acceso per finanziare opere e infrastrutture. Anche l’insieme della disponibilità “liquida”, degli immobili e delle quote di enti e società appare in sostanza un rebus di fronte al quale Musumeci e la nuova Giunta, con in primis l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, dovranno fare scelte mirate e per nulla semplici. La Corte dei Conti ha più volte ammonito in passato il Governo siciliano, non soltanto quello di Crocetta ma anche i precedenti. Al 31 dicembre 2016 i dipendenti della Regione erano 15.439, che da soli rappresentano quasi un quarto di tutti i dipendenti regionali d’Italia. I dipendenti del palazzo regionale siciliano costano ogni anno circa 1 miliardo e 400 milioni, e se si aggiungono anche quelli delle Partecipate i numeri crescono a dismisura e in termini tanto impietosi quanto imbarazzanti.

RISANAMENTO FANTASMA. L’ennesimo richiamo della sezione siciliana della Corte dei Conti è storia di questi giorni con l’avvenuta contestazione della legittimità della nomina di Patrizia Monterosso a segretario generale della Regione, ruolo che ha ricoperto ininterrottamente nei due esecutivi di Lombardo e Crocetta. I magistrati contestano un danno erariale di circa 900 mila euro. A quanto pare le rassicurazioni fornite da Crocetta non hanno convinto i magistrati della Corte dei Conti e ancor meno il suo successore Musumeci. Crocetta ancora adesso parla di «un grande lavoro fatto in questi anni prima per risanare un deficit di circa 2 miliardi di euro, ereditato dall’esecutivo precedente (Lombardo, ndr), e poi per mettere in sicurezza i conti». Di ben altro avviso è Armao che ha deciso di costituire un pool di esperti per un’operazione trasparenza. Il team avrà pochi giorni a disposizione per assolvere al mandato che gli è stato consegnato. Entro mercoledì 13 dicembre, infatti, dovrà fornire un quadro chiaro dello stato di salute delle finanze regionali in vista della prima seduta dell’Ars, prevista per il 15 dicembre, che avrà come primo obiettivo l’approvazione dell’esercizio provvisorio e della finanziaria.

IL POOL DI ESPERTI. La commissione è composta da 15 esperti scelti tra tecnici e docenti universitari ed è articolata in tre sottogruppi, ognuno con un compito specifico. Si occuperanno rispettivamente di entrate, uscite e debito siciliano. Musumeci vuole vederci chiaro su quello che è avvenuto e sulle basi di argilla da cui dovrà partire, per questo i conti verranno passati ai raggi x. Gli accertamenti li farà una commissione composta da gente di comprovata esperienza in materia finanziaria e, tra gli altri, da Corrado Vergara, docente della facoltà di Economia; Angelo Cuva, docente di Diritto tributario; Carlo Amenta, economista; Caterina Ventimiglia, docente di contabilità pubblica; Sebastiano Torcivia, docente di economia; Ninni Sciacchitano, economista; Amerigo Cermigliaro, ex direttore delle Finanze, e Giovanni Sapienza ex direttore generale della Ragioneria.

GLI ULTIMI DEBITI DI CROCETTA. Bisogna poi fare i conti con l’ultimo regalo del Governo Crocetta, ovvero quasi 44 milioni di euro di debiti fuori bilancio che la Giunta del governatore uscente ha inserito in due distinte delibere del 30 ottobre scorso, a pochi giorni dalle elezioni. La somma di 43,7 milioni, euro più o euro meno, dovrà quindi essere approvata dall’Assemblea regionale siciliana che, norme alla mano, con l’approvazione di fatto “legittimerà” questi debiti. La parte più corposa di questi debiti, quella di oltre 30,4 milioni di euro, è dovuta alla voce “sentenze esecutive”, in un contesto nel quale si dovranno riconoscere i crediti vantati da normali cittadini e avvocati per spese legali, processuali e parcelle. Infine altri debiti: sono quelli derivanti da “acquisizione di beni e servizi in assenza del preventivo impegno di spesa”. Altri 13,36 milioni dovuti a spese di ogni tipo, effettuate in maniera non completamente regolare: bollette dell’acqua non pagate, riconoscimento di missioni a funzionari regionali, gettoni di presenza per consigli e comitati, servizi di pulizia. Tutti debiti che ora arriveranno all’esame della “neonata” Assemblea Regionale che sta per insediarsi.

LO SPRECO DEI FONDI COMUNITARI. Un altro fronte su cui Musumeci dovrà, per forza di cose, ribaltare la situazione concerne ovviamente anche la riduzione dello spreco dei fondi europei: una gestione “sanguinosa” nella quale, a conti fatti, circa il 6% di essi tornano a Bruxelles perché i relativi progetti non vengono neppure completati nei tempi. Secondo L’Unione Europea, l’Italia ha perso quasi 160 milioni di euro di Fondi europei per lo sviluppo regionale (Fesr) nel periodo 2007-2013, ma è riuscita a spenderne 34,4 miliardi. In assoluto, a perdere di più è stato il Programma operativo regionale (Por) della Sicilia: quasi 117 milioni – il 73% del totale delle risorse disimpegnate. Numeri da masochismo politico all’ennesima potenza.

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