Cultura

La morte dello smartphone

L’utilizzo del cellulare, protagonista della più grande rivoluzione sociale e culturale e della comunicazione, si avvia verso un declino che farà ancora cambiare tutte le nostre abitudini

Gli smartphone, molto prima di quanto si può immaginare, spariranno dalla nostra vita. Non è l’augurio di un nonno infastidito dalla dedizione ai dispositivi dei nipoti, ma semplicemente una previsione che nasce dall’osservazione dei movimenti che cominciamo a fare i mostri sacri del web, della realtà virtuale, e delle punte più spinte della ricerca tecnologica. Spariranno le comitive di ragazzi che stanno insieme seduti su un muretto, tutti a guardare sullo schermo del proprio cellulare, così come spariranno le tavolate di vecchi amici, che magari grazie ai social si sono ritrovati, ma che, dopo quattro chiacchiere, tirano fuori gli smartphone e ripiombano nella connessione. Arriva proprio da un’esigenza, che ritengo appartenga all’umano, il desiderio di essere sempre connesso, di essere in contatto con tutti, in ogni luogo e in ogni tempo. Spariranno come sono sparite le macchine da scrivere, e come stanno per sparire i fax e la carta da lettere, compresi i francobolli. Come non sono bastate, alla comparsa del personal computer le resistenze, guidate da romantici conservatori che continuano a sognare da idealisti il fruscio della carta da lettera, e lo spessore emotivo di un messaggio vergato a mano, così non basteranno le convinzioni di chi non riesce ad accettare con facilità i cambiamenti tecnologici e culturali. Idee di cambiamento che sono da sempre presenti tra i desideri dell’uomo. Cioè l’espansione dei poteri della mente, che potrebbero trasformarsi in capacità di comunicazione a distanza senza l’utilizzo di nessun dispositivo. Manca ancora un po’ certo e forse la mia generazione potrebbe non vederlo, ma non sembra più irrealizzabile, e le generazioni dei nostri figli potranno diventare dei cyborg con un cervello con capacità di calcolo e di connessione aumentata.

LA STRADA DEL DECLINO. lo smartphone in questi giorni ha ricevuto addirittura dalla chiesa la benedizione, trasformandosi da oggetto segno del male in una presenza quasi universalmente accettata. Ma dopo aver cambiato gli schemi culturali e sociali, ha intrapreso una china che lo porterà inevitabilmente verso l’estinzione. Tra i costruttori, chissà quanto inconsapevoli, di questa strada vi sono senza dubbio, Elon Musk giovane imprenditore sudafricano, naturalizzato americano, la Microsoft, Facebook, Amazon, e senza dubbio le divisioni militari di ogni paese. Questi ultimi da sempre sono alla ricerca di un aumento delle capacità offensive a tutti i livelli, delle armi e poi delle potenzialità umane. Non solo dal punto di vista fisico, ma anche mentale, e lo fanno con l’utilizzo della realtà aumentata, di tute bioniche, e di esoscheletri che ricordano i film di fantascienza. Per quanto tempo sarà fantascienza? Tra non molto spariranno pure i soldi, e forse anche le carte di credito, e tutto sarà sostituito da un chip sottocutaneo impiantato sulla mano. Così si scambieranno le informazioni sia i civili che i militari, oltre all’ipotesi per niente di fantasia che tali informazioni possano essere trasmesse attraverso una rete, magari criptata con trasmissioni quantistiche, realizzando così a livello tecnologico la cosiddetta trasmissione del pensiero. A lavorare in questa direzione, forse non con un intento bellicoso, ma con il desiderio di aumentare le forme di controllo su masse di potenziali acquirenti e relative fonti di guadagno, sono i grandi colossi della Microsoft, di Facebook, e di Amazon. Anche se con sfumature leggermente diverse ogni azienda tende a “smartizzare”, lasciatemi passare questo neologismo, fino agli estremi. Lo smartphone si smaterializzerà, rendendo meno imbarazzante l’esigenza di consultarlo di continuo, inserendosi in oggetti “wearable”, indossabili. Metteremo un cappello, forse, degli occhiali, o bracciali, spille e bottoni, che renderanno obsoleti i nostri supertecnologici “telefoni” odierni, garantendoci la desiderata connessione.

DAL CALAMAIO AL CHIP. Esiste già una schiera di persone che vede questo come una catastrofe, gente che pensa che la vita era migliore quando si usava la penna e il calamaio, e ci si spostava utilizzando i cavalli, e il classico gruppo dei complottisti che intravedono un losco piano, di non si sa chi, per controllare, rincretinire ed eliminare miliardi di individui e soppiantarli con le macchine, ma è la stessa mancanza di accettazione della tecnologia di fronte alla quale si trova chiunque, non abbia una certa apertura mentale e non accetti il cambiamento. È un processo già noto. Accade ogni volta che l’uomo si trova di fronte a sostanziali mutamenti dei propri costumi. La possibilità di reali miglioramenti è da sempre nascosta proprio negli aggiustamenti che si fanno in virtù del fatto che non tutti hanno le stesse idee. Alla lunga si seleziona sempre l’idea migliore, perché la forza delle idee è intrinseca, anche se spesso si finisce per associarla ad un nome. Elon Musk, per esempio, è uno di quei nomi. Nel processo di rimpicciolimento e integrazione dello smartphone, ipotizza l’inserimento di un chip, a supporto del nostro cervello, come unica strategia per sopravvivere al sopravvento delle “intelligenze” artificiali dei robot. Lo scenario ha comunque dell’inquietante, ma il futuro è qui alle porte, e supporre che gli smartphone saranno ancora al centro della nostra esistenza, costringendo gli umani a camminare con una mano stesa, per avere un dispositivo all’altezza degli occhi, sembra poco plausibile. Tra una quindicina d’anni, vista la rapida accelerazione della miniaturizzazione e la sempre crescente potenza di calcolo di chip sempre più piccoli il cellulare naturalmente sparirà.

L’ARTE DEL FUTURO. Quanto questi cambiamenti possano accentuare la capacità di controllo di gruppi di potere e quanto amplificare le capacità personali sarà una cosa tutta da valutare e da studiare giorno per giorno vista la velocità dei cambiamenti. E tutto si giocherà sull’equilibrio decisamente instabile di concetti come la libertà, la privacy, e il discernimento. E l’arte del futuro? Quali scenari attendono gli artisti, e anche i fruitori dell’arte, che come diceva Caroli si sta avviando in maniera sempre più convinta verso una informatica spettacolare? Vedremo sculture in movimento, ologrammi colorati di pensieri che acquistano forma, sogni che si trasformano in materiche realtà? Opere d’arte olografiche e cangianti, realizzate attraverso l’interazione degli osservatori? Chissà. Non ci resta che partecipare al gioco, tenendo d’occhio i tentativi di controllo, e l’espansione del potere della “Matrix”.

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