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Il caso Skripal e il pugno di ferro di Putin sull’Europa

Dopo il tentato omicidio dell’ex spia russa a Salisbury si infittisce la spy-story che lega Russia e Gran Bretagna in una ragnatela perversa

Il copione sarebbe perfetto per mettere in scena un nuovo capitolo su James Bond, l’agente segreto più famoso del mondo creato dall’estro di Ian Fleming. Un giro di spionaggio internazionale, un tentato omicidio con modalità tipiche del più classico tra i thriller, i rapporti di forza tra potenze geo-politiche sullo sfondo: ingredienti perfetti per una miscela esplosiva che rischia di far implodere le relazioni diplomatiche tra Russia e Gran Bretagna. Mentre Vladimir Putin ha ricevuto dalle urne la beatificazione politica che lo ha confermato per altri sei anni alla guida del Paese più grande al mondo, augusto zar con sempre meno oppositori sul modello cinese, sono in tanti ad interrogarsi sui retroscena di un caso che rischia di creare un clima da nuova guerra fredda.

I PROFILI DI SERGHEI SKRIPAL E NIKOLAI GLUSHKOV. Per comprendere i misteri che si celano dietro le quinte di questa storia, occorre conoscerne i protagonisti. Chi è Serghei Skripal? Skripal, in arte Mr. Forthwith (“senza indugio”), trovato privo di sensi insieme alla figlia Yulia su una panchina di Salisbury dopo essere stato avvelenato con il gas nervino Novichok, prodotto in Russia quando ancora si chiamava Urss, ha svolto il ruolo di agente segreto per il Cremlino fino al 1999. Già quattro anni prima, tuttavia, irretito dalle lusinghe britanniche, aveva deciso di cominciare un pericolosissimo doppio gioco che lo portò a cedere agli inglesi informazioni cruciali sulla rete spionistica russa in Europa. Dal 1999 al 2003 prosegue la sua carriera al ministero degli affari esteri russo prima di darsi definitivamente al business privato. Il suo tradimento viene scoperto soltanto nel 2006 quando viene arrestato dalle autorità moscovite. Nel 2010 riacquista la libertà a seguito di uno scambio di prigionieri tra Russia e Gran Bretagna andando a stabilirsi nella città di Salisbury dove è stato avvelenato nella domenica del 4 marzo scorso. Skripal e la figlia versano attualmente in condizioni molto gravi anche se persistono flebili speranze che si possano riprendere. Nikolai Glushkov rappresenta invece l’ultimo di una lunga serie di illustri dissidenti russi deceduti in circostanze “particolari” negli anni recenti. Nato nel 1949, Glushkov era tra gli amici più intimi dell’oligarca ribelle Boris Berezovski, fierissimo oppositore di Putin, morto anch’egli nel 2013 in circostanze mai chiarite. Glushkov divenne un imprenditore di successo nella Russia degli anni Novanta fino ad arrivare alla direzione della compagnia russa di bandiera, Aeroflot. Entrambi i personaggi finiranno poi al centro di inchieste per corruzione e riciclaggio legate alla gestione di Aeroflot mentre Vladimir Putin lanciava la sua scalata al potere contro la quale i due uomini d’affari cercarono vanamente di opporsi, costretti poi a riparare entrambi all’estero chiedendo ed ottenendo asilo politico.

DIVERSE INTERPRETAZIONI. Sul tentato omicidio del 4 marzo scorso si sovrappongono diverse chiavi di lettura. In tanti si chiedono il perché di tanta platealità. Molti degli oppositori di Putin e della sua linea politica sono infatti deceduti, come già ricordato, in circostanze nelle quali è difficile trovare elementi che possano portare Mosca sul banco degli imputati. In questo caso, invece, le modalità dell’attacco e gli strumenti utilizzati sembrano inchiodare irrimediabilmente il Cremlino alle sue responsabilità. E se l’intenzione di Putin fosse deliberatamente quella di lanciare l’ennesimo guanto di sfida all’occidente dopo l’annessione della Crimea? Non è infatti da escludere che il presidente russo abbia utilizzato il caso, da un lato per rafforzare il proprio consenso personale in vista delle elezioni presidenziali in modo da disinnescare la già indebolita opposizione interna, e dall’altro per riaffermare il riacquisito status di grande potenza post-comunista capace di colpire i suoi oppositori dove e quando desidera. D’altronde, una certa prepotenza che ostenta sicurezza è rinvenibile anche nella retorica utilizzata dal Cremlino. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, non ha esitato, per esempio, a definire il dibattito parlamentare inglese come “uno spettacolo circense”. Lo stesso Putin, raggiunto da un inviato della Bbc, ad una domanda sul caso Skripal ha lapidariamente risposto “che la Gran Bretagna indaghi sull’attentato di Salisbury, poi ne discuteremo”.

Un’altra linea di pensiero arriverebbe addirittura a mettere in discussione il coinvolgimento di Mosca nell’affaire Skripal. Se questo personaggio era così pericoloso per il Cremlino, perché gli fu concesso di lasciare la Russia vivo e vegeto? Perché Putin avrebbe dovuto rischiare uno scontro frontale con l’Europa alla vigilia del campionato del mondo di calcio che in tanti, soprattutto l’America, stanno tentando di boicottare? Si dice che a voler pensar male spesso si indovina. E allora, ad indagini appena avviate, molti predicano prudenza nell’eventualità che si dovesse poi scoprire che gli attentatori siano più inglesi di quanto si possa immaginare.

LE CONSEGUENZE E LA POSIZIONE DELL’ITALIA. L’escalation nei rapporti tra Gran Bretagna e Russia ha portato ad una serie di schermaglie diplomatiche che si sono sostanziate nella reciproca espulsione di 23 diplomatici. La Russia ha anche annunciato che farà chiudere le attività del British Council nel Paese e che sarà ritirata l’autorizzazione ad aprire un consolato britannico a San Pietroburgo. In realtà però, dietro ai fuochi d’artificio, il nocciolo della relazioni finanziarie tra i due paesi, che rappresentano gli interessi più delicati del rapporto bilaterale, rimangono inalterati a riprova che gli affari contano sempre più dei principi e della politica. Qualcuno, infatti, ha ricordato malignamente come proprio Theresa May, all’indomani dell’avvelenamento di Alexander Litvinenko nel 2006, chiese che non venisse aperta un’inchiesta per preservare i buoni rapporti con quello che veniva considerato un buon alleato dell’occidente, a differenza di adesso. In questo marasma, la posizione dell’Italia rimane abbastanza defilata nonostante le dichiarazioni di solidarietà rivolte all’indirizzo dell’Inghilterra dal ministro Alfano. In una recentissima intervista, l’ex ministro degli esteri Franco Frattini ha sottolineato l’importanza per il nostro Paese di porsi in un’ottica di mediazione facendo da paciere tra le opposte fazioni. È difficile immaginare quali saranno gli sviluppi di questa crisi diplomatica, ciò che è certo, ripensando agli innumerevoli omicidi dei vari Litvinenko, Berezovsky e Politovskaja, è che opporsi al nuovo zar della Russia non giova certo alla longevità.

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