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Albano, Romina e un portiere ubriaco. Roma-Liverpool 34 anni dopo

Nel 1984 il match tra i giallorossi e i reds valse l’allora Coppa dei Campioni, oggi vale “solo” la qualificazione per la finale. Ma per la Roma è un’opportunità unica: vendicare un ricordo amarissimo. Tra analogie e incroci, avviciniamoci alla semifinale di Champions League

Il rigore di Ciccio Graziani, campione del mondo 1982, scheggia la traversa e si perde nella pista d’atletica sotto la Curva Sud, cuore pulsante della torcida della “Maggica”. Il Liverpool è ancora una volta campione d’Europa, e fa un passo nella leggenda. Per i Giallorossi guidati in campo da Falcao e in panchina da Liedholm, è una delusione cocente, ancor di più perché arrivata nello stadio di casa. I sogni della Roma sono svaniti per colpa della sfortuna e di un portiere che sembra ubriaco. Ma oggi si può ricominciare a sognare. Oggi si può sconfiggere il passato.

SIAMO LA COPPIA PIÙ BELLA DEL MONDO. Analogia importante con cui fare i conti è sicuramente quella che riguarda la coppia più famosa della storia della canzone italiana, Albano e Romina. Nel 1984 i due vincevano Sanremo con “Ci sarà”. In questi 34 anni si sono separati e forse sono tornati insieme. Giusto in tempo per la vendetta della Roma e, chissà, per rivincere il Festival. Coincidenze? Ma quella composta dal re di Cellino San Marco e la figlia di Tyrone Power non è l’unica coppia che ci ricorda quegli anni. Quando i giallorossi si giocavano la finale dell’allora Coppa dei Campioni, negli Stati Uniti un ex attore che aveva impersonato lo scimmione Bonzo, diveniva presidente. Era Ronald Reagan e nella sua politica conservatrice che reclamava la superiorità della civiltà occidentale era appoggiato, dall’altro lato dell’oceano, da una “lady di ferro”, anche lei parecchio conservatrice, tale Margaret Tatcher, premier inglese. Vi ricordano qualcuno? Oggi abbiamo Donald Trump alla Casa Bianca e Theresa May al civico 10 di Downing Street, due politici che hanno somiglianze con i propri predecessori sia dal punto di vista ideologico che, nel caso della May, da quello fisico. Questa coppia però non va a passeggiare mano nella mano al parchetto, né si limita a vincere Sanremo. Questa coppia “scoppia”, nel senso che tira bombe su altre nazioni. Ma questa è un’altra storia…

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GAMBE PAZZE. Fin qui abbiamo parlato delle analogie, adesso passiamo agli incroci. Vi ricordate chi ha pescato dall’urna di Nyon le palline dei sorteggi per la semifinale? Andriy Shevchenko. Ma cosa ha a che fare Sheva con la Roma? A parte qualche gol rifilato ai giallorossi nel corso della sua carriera, niente. Ha però parecchio a che fare con il Liverpool, specialmente col suo portiere. Dispiace ricordarlo agli amici milanisti, ma quello che è stato uno dei campioni più importanti della storia del club rossonero ha vissuto, oltre a tanti momenti di gloria, anche il punto più difficile, la notte del 25 maggio 2005 a Istanbul, quando, proprio contro il Liverpool, il Milan diede vita alla finale di Champions League più folle e forse più famosa di tutti i tempi, facendosi rimontare 3 gol di vantaggio. La partita si decise ai rigori, ed è lì che viviamo il nostro incrocio. In porta per i reds gioca il polacco Jerzy Dudek, il quale dopo essersi reso protagonista di parate assurde già nei 120 minuti precedenti, una delle quali proprio sul campione ucraino, si approccia ai tiri dal dischetto in maniera curiosa: danza sulla linea di porta per distrarre il tiratore, con risultati decisamente efficaci. E proprio quando tocca a Sheva calciare l’ultimo rigore, il portiere polacco riesce con le sue movenze a parare, consegnando il quinto titolo alla squadra di Anfield. Ma Dudek non si è inventato nulla. Ha copiato le mosse di un suo illustre predecessore che aveva già difeso la porta del Liverpool negli anni ’80, Bruce Grobbelaar. L’ex giocatore belga si era reso protagonista di un episodio simile in un’altra finale che vide i reds giocarsi il titolo ai rigori. Quale? Roma-Liverpool del 1984. Ed eccolo il filo sottile del destino che unisce Shevchenko ai giallorossi e alla stessa infausta conclusione. Un filo che unisce Bruno Conti e Ciccio Graziani a Shevchenko e Serginho, tutti autori degli errori dal dischetto decisivi per la sconfitta della loro squadra. Tutti beffati da un portiere che con movenze da ubriaco al trentaquattresimo whisky ha fatto finire in fumo l’approdo sul tetto più alto d’Europa delle nostre italiane. Il portiere del Liverpool è oggi un tedesco, tale Loris Karius. Che stiano attenti a Roma a cosa berrà prima della partita.

IL MONDO CAMBIA. È però vero che il mondo in 34 anni è cambiato parecchio. C’è un’Urss in meno e a Berlino è crollata una barriera architettonica di discreta importanza. A qualche chilometro dallo Stadio Olimpico sedeva un altro Papa mentre Grobbelaar buffoneggiava sulla riga di porta. In compenso oggi ne abbiamo addirittura due. Il presidente della Repubblica era un comunista, oggi un democristiano, e cosa da non sottovalutare c’era un governo. Oggi chissà. In ogni caso sia chiaro, Berlusconi c’era, anche se solo come imprenditore. Appena due anni dopo avrebbe rilevato il Milan, vincendo tutto quello che si poteva vincere. Tranne quella finale di Istanbul, quando un portiere finto ubriaco rispedì il diavolo all’inferno. Tuttavia, poco dopo, i rossoneri si vendicarono del Liverpool, e vinsero ancora una volta la Champions. La stessa cosa che si augurano i tifosi della Roma, così che, questa volta, la sbornia non colpisca solo l’estremo difensore dei reds, ma tutta la Curva Sud.

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