Politica

Caos governo: Mattarella e gli altri “grandi rifiuti”

È già stata ribattezzata la crisi istituzionale più grave di sempre e si è arrivati ad invocare impeachment e manifestazioni in piazza. Ma Mattarella non ha inventato nulla. Ecco i precedenti nei quali la prima carica dello Stato ha opposto resistenze alla nomina di un ministro

Sembrava fatta per questo governo, dopo quasi 3 mesi di attesa. Ma il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha opposto i suoi dubbi, e di conseguenza il suo rifiuto, alla nomina come ministro dell’Economia e delle Finanze del professor Savona, facendo saltare il banco e richiedendo una scelta alternativa per il dicastero. Questa presa di posizione è stata avversata dalle forze gialloverdi capeggiate da Di Maio e Salvini, che non indicando un possibile nuovo nome per il ministero, hanno di fatto concluso l’esperienza politica della legislatura più complicata di sempre, dando il via a una nuova ed ennesima fase di transizione, con un risvolto tecnico. Tuttavia quella assunta da Mattarella non è una presa di posizione innovativa e rivoluzionaria. Già alcuni dei suoi predecessori avevano opposto le loro riserve ad alcune nomi della squadra dei ministri.

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I PRECEDENTI. Non è accaduta molte volte una situazione del genere. Per l’esattezza sono 4 i precedenti simili a questo nel passato, la maggior parte abbastanza recenti. Si comincia nel 1979, quando il premier incaricato Cossiga (per i più giovani, quello che in “3 uomini e una gamba” stava sugli zebedei a Giacomino) aveva proposto Darida alla difesa, vedendosi respinta la scelta dal Capo dello Stato Pertini. Il secondo risale ad ormai 24 anni, al 1994: si trattava del primo governo Berlusconi, e l’allora Cavaliere aveva proposto per la poltrona di ministro della Giustizia il nome del suo avvocato personale, Cesare Previti. Tuttavia la scelta non era stata condivisa dal presidente della Repubblica del tempo, Oscar Luigi Scalfaro, che si oppose alla nomina di Previti adducendo come motivazione le preoccupanti esternazioni che l’avvocato aveva pronunciato in campagna elettorale, rivolgendosi in maniera estremamente aggressiva e denigratoria nei confronti di quella magistratura che si sarebbe dovuto trovare ad amministrare. Così Berlusconi, preso atto della decisione della più alta carica dello Stato, dirottava Previti alla difesa, nominando alla giustizia Biondi. Cambia il Presidente della Repubblica ma non il dicastero della discordia, né tantomeno il Premier incaricato. Era infatti il 2001, e l’allora Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, si ritrovava a non condividere il nome indicato sempre da Berlusconi e sempre alla Giustizia. Questa volta a non essere ritenuto idoneo per il ruolo era Roberto Maroni. L’ex Cavaliere era stato allora costretto a dirottare Bobo, uno dei leader della fu Lega Nord, al Lavoro, assegnando l’incarico alla giustizia a Castelli. L’ultimo precedente, invece, è decisamente più recente. Era il 2014, e il Premier incaricato, Matteo Renzi, proponeva, sempre al ministero della Giustizia, il procuratore di Reggio Calabria Gratteri. A questa indicazione, però, si opponeva il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che come motivazione sosteneva che non era possibile per un magistrato ancora in carica ricoprire ruoli istituzionali. Così Renzi rimuoveva l’ipotesi Gratteri e proponeva per la nomina a Guardasigilli Orlando, che effettivamente diventava il nuovo ministro.

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STESSE SCELTE, DIVERSE REAZIONI. In realtà più che la scelta di Mattarella è la reazione delle forze politiche a rappresentare un’autentica novità. Se, infatti, nei precedenti citati il premier incaricato e i rispettivi partiti si erano limitati a prendere atto delle riserve del Capo dello Stato indicando nomi diversi, questa volta pentastellati e leghisti hanno opposto un muro. Non è stato infatti proposto un nome alternativo a quello di Savona al presidente della Repubblica, facendo definitivamente saltare il lungo travaglio che finalmente stava portando alla nascita del nuovo governo. A questo punto ci sono due diverse possibilità: o la terza Repubblica è già definitivamente finita prima ancora di essere cominciata, o invece questa si ripresenterà più forte e potente di prima alle prossime elezioni, che salvo clamorosi capovolgimenti di fronte (da non escludere visto il tutto e il contrario di tutto accaduto in questi quasi 3 mesi), dovrebbero tenersi a settembre, evitando la stagione estiva. Insomma, sembra ancora lunga la strada da fare per avere finalmente un esecutivo.

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