Politica

Censimento Rom, è scontro nel governo. Di Maio: «È incostituzionale»

Salvini ha poi precisato: «Non è nostra intenzione schedare o prendere le impronte digitali». Nessun passo indietro, invece, sulla frase shock «i rom italiani purtroppo ce li dobbiamo tenere», che non gli ha risparmiato critiche da parte di Pd e Leu, associazioni nomadi e comunità ebraiche

«Faremo un censimento sui rom in Italia per vedere chi, come, quanti sono. Quelli italiani purtroppo ce li dobbiamo tenere». Queste le esternazioni del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che hanno scatenato l’inferno. Luigi Di Maio è intervenuto per stoppare il leader leghista: «È incostituzionale, non si può fare». A sinistra attaccano evocando la «pulizia etnica». LeU parla di «disumanità al potere». Contro il censimento intervengono la comunità ebraica, i rom italiani, esponenti della cultura e l’Anpi. Accanto a Salvini solo Fratelli d’Italia: «Il censimento è un primo passo. Il problema è molto più ampio e ha bisogno di soluzioni decise – dice Giorgia Meloni – La nostra proposta è allestire piazzole di sosta temporanee dove ci si può trattenere massimo 6 mesi. Perché se sei nomade devi ‘nomadare’».

CENSIMENTO ROM. «Al ministero mi sto facendo preparare un dossier sulla questione rom in Italia, perché dopo Roberto Maroni non si è fatto più nulla, ed è il caos», ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, parlando a Tele Lombardia. Per il leader del Carroccio gli stranieri irregolari andranno «espulsi con accordi fra Stati», ma «i rom italiani purtroppo te li devi tenere a casa». Il ministro dell’Interno ha poi precisato: «Non è nostra intenzione schedare o prendere le impronte digitali a nessuno. Nostro obiettivo è una ricognizione della situazione dei campi rom. Intendiamo tutelare prima di tutto migliaia di bambini ai quali non è permesso frequentare la scuola regolarmente perché si preferisce introdurli alla delinquenza. Vogliamo anche controllare come vengono spesi i milioni di euro che arrivano dai fondi europei». Un “censimento dei rom”, che diventa un “monitoraggio” dopo le critiche durissime piovute da Pd e Leu, associazioni nomadi, le Comunità ebraiche. «Mi fa piacere che Salvini abbia smentito qualsiasi ipotesi di schedatura e censimento degli immigrati – ha detto il ministro del Lavoro – perché se una cosa è incostituzionale non si può fare. Lavoro da due settimane per problemi degli italiani che sono enormi e di cui ci dobbiamo occupare. Gli italiani sono la priorità, bene occuparsi di immigrazione ma prima occupiamoci dei tanti italiani che non possono mangiare».

DIVERGENZE CON IL MOVIMENTO. Ma nel Movimento non mancano le prese di posizione. «Il sovranismo esasperato portò al fascismo e la Costituzione è la base di una democrazia per la pace fondata sulla costruzione delle relazioni internazionali», attacca via Facebook Paola Nugnes. Nicola Morra, invece, puntualizza: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Nel M5s parla anche il deputato Pino Cabras: «Parole inaccettabili e da condannare senza mezzi termini. Salvini ha giurato sulla Costituzione e ad essa ti devi sempre attenere, evitando posizioni che hanno il sapore di una discriminazione etnica e razziale. Sarebbe stato più in linea con l’accordo sottoscritto e con la natura del suo incarico che il ministro Salvini avesse già iniziato ad occuparsi di mafia, di camorra e della criminalità organizzata infiltrata nelle grandi città del nord». Luigi Di Maio cerca di rassicurare i suoi: «Finché resteremo nel contratto non ci sarà nessuna tensione». Parole che suonano però come un monito per l’alleato di governo.

LE CRITICHE POLITICHE. Tra i primi a replicare all’idea del capo del Viminale, c’è stato Ernesto Magorno, senatore del Pd: «Salvini annuncia una ‘ricognizione dei rom’ – ha scritto su Twitter – Un altro brutto segnale sul futuro del nostro Paese che rappresenta modello di pace e civiltà. Non permetteremo mai l’affermazione di una cultura razzista. Noi siamo altra cosa». «Il censimento per razza – dice Emanuele Fiano, deputato dem – non possiamo permetterlo. In questo Paese lo abbiamo già avuto e allora c’era di mezzo anche la mia famiglia. Le persone si possono dividere per le loro condotte, per il loro comportamento, per le loro scelte, non per la loro nascita. Non è andata a finire bene, 80 anni fa, non riprovateci». L’iniziativa di Salvini è fortemente criticata in particolare da Paolo Gentiloni. «Ieri i rifugiati, oggi i Rom, domani le pistole per tutti. Quanto è faticoso essere cattivo», scrive su Twitter l’ex premier.

«L’importante per Salvini – dice Federico Fornaro, capogruppo di LeU a Montecitorio – è fomentare odio e creare il nemico”. A ricordare che la stragrande maggioranza di Rom sono cittadini comunitari è Nicola Fratoianni di LeU: «Ricordo a Salvini che la maggioranza dei Rom sono cittadini comunitari. Quindi sarebbe come schedare i francesi presenti nel nostro Paese».

LE REAZIONI DI UCEI E ANPI. «I censimenti etnici – commenta Carla Nespolo, presidente dell’Associazione nazionale Partigiani d’Italia – non appartengono all’Italia democratica. Questo Paese ha la memoria lunga e una naturale tensione all’accoglienza che va sostenuta non repressa. Per chi delinque, per tutti quelli che delinquono, senza distinzione di razza, esistono le leggi ordinarie. La smetta il ministro dell’Interno di provocare la Costituzione su cui ha giurato. Smetta questo vergognoso e intollerabile andazzo di odio e divisione sociale». Dura anche la reazione delle comunità ebraiche. «L’annuncio di un possibile censimento della popolazione rom in Italia – afferma Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane – preoccupa e risveglia ricordi di leggi e misure razziste di appena 80 anni fa e tristemente sempre più dimenticate». «Il ministro dell’Interno sembra non sapere che in Italia un censimento su base etnica non è consentito dalla legge», spiega Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio che si occupa della tutela dei diritti di comunità come rom e sinti. «farebbe bene a perdere un po’ di tempo dietro lo studio e l’analisi delle questioni. Inoltre, esistono già dati e numeri su chi vive negli insediamenti formali e informali e i pochi rom irregolari sono apolidi di fatto, quindi inespellibili. Ricordiamo anche che i rom italiani sono presenti nel nostro Paese dal almeno mezzo secolo e a volte sono ‘più italiani’ di tanti nostri concittadini».

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