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Intercettazioni, stop alla riforma. Bonafede: «È dannosa»

Per il ministro della Giustizia le modifiche volute dal suo predecessore Orlando sono «un dannoso passo indietro per le indagini». Tra le azioni più urgenti, illustrate davanti alla commissione in Senato, ci sono la legittima difesa, la lotta alla corruzione e la riforma della prescrizione

Sarà fermata l’entrata in vigore della riforma delle intercettazioni perché le modifiche introdotte, «appaiono come un dannoso passo indietro sulla strada della qualità ed efficacia delle indagini». Lo ha ribadito il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, illustrando le sue linee programmatiche davanti alla Commissione Giustizia del Senato. La decisione di bloccare il provvedimento del suo predecessore Andrea Orlando, annunciata nelle scorse settimane, si fa sempre più urgente per evitare l’entrata in vigore prevista inizialmente per il 12 luglio. l guardasigilli ha poi illustrato quelle che sono le sue priorità, partendo dalla legittima difesa, un tema da sempre caro alla Lega. «Bisogna intervenire – ha detto Bonafede – eliminando le zone d’ombra che rendono difficile e complicato dimostrare che si è agito per legittima difesa».

INTERCETTAZIONI. «Il varo di una equilibrata disciplina normativa delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni è interesse prioritario di tutti gli operatori di giustizia», ha detto Bonafede sottolineando che il decreto «non riesce nell’obiettivo di assicurare un effettivo contemperamento dei diversi interessi». In particolare il previsto archivio elettronico in cui saranno conservati integralmente i verbali e le registrazioni delle conversazioni «non appare ancora in grado di funzionare correttamente e pienamente». L’attività di adeguamento e di collaudo dei sistemi presso gli uffici delle singole procure della Repubblica, ha spiegato il ministro, richiede di «posticipare la piena efficacia della disciplina» anche per «non comprometterne l’operatività funzionale». Serve dunque «ulteriore tempo considerate le esigenze organizzative e di dotazione infrastrutturale che la normativa introdotta richiede, individuando nei primi mesi del prossimo anno il periodo più opportuno per l’entrata in vigore delle disposizioni». «Parallelamente – ha detto ancora Bonafede – si è scelto di avviare sin da subito dopo l’insediamento del nuovo governo una capillare fase di ascolto e confronto, partendo dalle concrete esperienze vissute dalle procure e dagli avvocati, in modo da giungere alla definizione di una base di lavoro condivisa che possa fungere da piattaforma su cui innestare la riscrittura della disciplina delle intercettazioni».

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LE PRIORITÀ DI BONAFEDE. Il ministro della Giustizia, proprio come previsto dal patto con la Lega, intende accelerare la riforma della legittima difesa. «Considero la legittima difesa un tema che riguarda non soltanto gli impegni del governo in tema di sicurezza: quando un cittadino si trova da solo nella propria abitazione, di fronte a un criminale che magari minaccia lui e la sua famiglia, è evidente che in quel momento lo Stato ha fallito nel garantire la sicurezza dei cittadini. È un tema che riguarda la giustizia, perché è giusto che quel cittadino costretto a difendersi possa farlo in maniera da sentire sempre lo Stato al suo fianco. Si deve ancora individuare se lo strumento normativo sarà di iniziativa governativa o di iniziativa parlamentare». In generale sono tre le priorità da cui Bonafede si prefigge di partire, tematiche che già erano state enunciate nel contratto di governo Lega-M5s come il daspo per corrotti e corruttori. «Il contrasto senza quartiere alla corruzione – ha detto Bonafede davanti ai senatori – costituisce una architrave dell’azione del governo e in particolare del ministero di cui ho la responsabilità». Nella lista dei primi interventi su cui intende lavorare anche la riforma della prescrizione: «Una riforma seria ed equilibrata della prescrizione è una priorità irrinunciabile per incrementare il grado di fiducia con cui i cittadini si rivolgono all’istituzione giudiziaria». E ha spiegato che tra le opzioni d’intervento allo studio c’è quella di sospendere la prescrizione «dopo che sia stata emessa una sentenza di primo grado».

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