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L’America divisa in due: la Camera ai democratici e il Senato ai Repubblicani

Alle elezioni di midterm i Repubblicani hanno perso il controllo di uno dei due rami del Congresso. Quali conseguenze per il presidente Trump?

I democratici dopo otto anni riconquistano la maggioranza alla Camera. I repubblicani restano in maggioranza nel Senato. Gli americani hanno scelto. Il risultato delle elezioni di Midterm potrebbe sembrare un pareggio, ma dal punto di vista politico è una sconfitta per Donald Trump che perde il controllo di uno dei due rami del Congresso quando mancano due anni alle presidenziali del 2020. Se da un lato è vero che Trump è riuscito ad evitare il disastro dell’onda blu, dall’altro la sconfitta alla Camera rappresenta una bocciatura della sua agenda politica. I democratici dovevano togliere 23 seggi ai repubblicani per riconquistare la maggioranza tra i deputati, e sono andati anche oltre le aspettative, vincendo in molti Stati battuti da Trump nel 2016. Al Senato però il Gop si è rafforzato, sconfiggendo gli incumbent avversari nelle regioni chiave come Indiana, North Dakota, Missouri e Florida.

COSA NE SARÀ DI TRUMP. Per la Casa Bianca il problema adesso è capire quale sarà l’atteggiamento della nuova maggioranza alla Camera. La principale conseguenza di questo risultato riguarda l’agenda legislativa del presidente Trump, e quello che resta da mantenere delle sue promesse elettorali. Nel sistema politico statunitense, perché una legge venga approvata deve essere votata nella stessa forma da Camera e Senato, salvo casi eccezionali: questo vuol dire che per i prossimi due anni Trump sarà costretto a convincere almeno alcuni dei suoi avversari per far approvare qualsiasi legge. E i Democratici non sembrano propensi a fare grandi concessioni. Inoltre, la Camera ha il potere di aprire indagini parlamentari, ottenere atti e documenti interni del governo e chiamare a testimoniare funzionari dell’amministrazione, cosa che può distrarre e infastidire molto la Casa Bianca. Infine, e questa è una circostanza rarissima nella politica statunitense, possono mettere il presidente in stato d’accusa. La procedura di impeachment è interamente politica, prescinde da qualsiasi eventuale inchiesta giudiziaria in corso, e riguarda solamente il Congresso: può essere avviata dalla Camera con un voto a maggioranza semplice, quindi ora teoricamente con i soli voti dei Democratici, ma il verdetto spetta al Senato dove è necessario un quorum dei due terzi.

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I DEMOCRATICI CONQUISTANO LA CAMERA. I democratici fanno breccia nei distretti moderati dei sobborghi metropolitani anche in aree dove nel 2016 Donald Trump aveva fatto il pieno, compresi gli Stati del Midwest e ampie zone del Sud. Uno dei seggi considerati decisivi dai democratici, il 27esimo distretto della Florida, è stato strappato ai repubblicani con la vittoria di Donna Shalala, ex ministra della Sanità con Bill Clinton. Un altro è stato ottenuto, in una sfida al femminile, da Jennifer Wexton che ha battuto la repubblicana Barbara Comstock in Virginia. Altri seggi decisivi arrivano dalla Florida, dal New Jersey, dallo Stato di New York, dalla Pennsylvania. La democratica Ayanna Pressley entra nella storia come prima donna afroamericana eletta alla Camera dei Rappresentanti in Massachusetts. E c’è un altro primato, sempre segnato da donne democratiche: Rashida Tlaib entra nella storia come la prima musulmana eletta in Congresso. La 42enne ha vinto l’elezione in Michigan per la Camera dei Rappresentanti. A lei è seguita Ilhan Omar, 39enne musulmana di origini somale, eletta in Minnesota. Nel Bronx, distretto di New York, ha vinto con facilità Alexandria Ocasio-Cortez che, con i suoi 29 anni, è la più giovane eletta al Congresso nella storia americana.

IL SENATO RESTA AI REPUBBLICANI. Non è riuscito il tentativo democratico di rovesciare la maggioranza al Senato. Cruciale la sconfitta del Texas, dove il democratico Beto O’Rourke sfidava uno dei big del partito repubblicano, Ted Cruz. Il tentativo democratico di conquistare una storica roccaforte con un giovane che potrebbe rappresentare anche un protagonista della sfida per la Casa Bianca nel 2020, è naufragato dopo un lungo testa a testa. La rincorsa dei democratici a conquistare la maggioranza in Senato è cominciata tutta in salita dopo che i repubblicani hanno strappato il primo seggio democratico, nell’Indiana dove Mike Braun ha battuto il senatore uscente, il democratico Joe Donnelly. Con la perdita del seggio in North Dakota, dove lo sfidante Kevin Cramer ha battuto la senatrice democratica uscente Heidi Heitkamp, la sfida è apparsa definitivamente perduta.
Anche il Missouri lancia un segnale inequivocabile di tenuta del trumpismo, con la vittoria di Josh Hawley, ex ministro della Giustizia sostenuto personalmente da Trump che qui ha tenuto ben tre comizi, sulla senatrice democratica in carica, Claire McCaskill. Un altro ostacolo sulla strada dell’assalto democratico al Senato è arrivato dal Tennessee, dove i repubblicani hanno resistito con Marsha Blackburn contro il democratico Phil Bredesen in uno dei seggi considerati vulnerabili al cambio di fronte. In Vermont è stato rieletto Bernie Sanders, il contendente di Hillary Clinton per la nomination democratica nel 2016 e tra i più longevi membri del Senato Usa. Altri senatori democratici sono stati rieletti alle elezioni Usa di metà mandato, oltre a Sanders in Vermont e Tim Kaine in Virginia. Si tratta di Elizabeth Warren in Massachusetts, di Tom Carper nel Delaware, di Ben Cardin nel Maryland, di Shaldon Whitehouse nel Rhode Island, di Chris Murply nel Connecticut e di Sherrod Brown nell’Ohio.

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