M5s e Pd alle prese con il vincolo di mandato

In Umbria il commissario dei democratici Verini ha proposto una penale da 30mila euro per provare a scongiurare la diaspora verso Italia Viva. Una decisione che ricorda il cavallo di battaglia dei 5 stelle

Trentamila euro per chiunque cambierà casacca, passando dal Partito democratico ad Italia Viva di Matteo Renzi o a qualsiasi altro gruppo, prima della fine della legislatura. È la penale, proposta dal commissario del Pd in Umbria Walter Verini, che dovranno pagare, in caso di elezione, i candidati dem al consiglio regionale dell’Umbria, che i cittadini sono chiamati a rinnovare il prossimo 27 ottobre. La decisione ricorda il vincolo di mandato del Movimento 5 stelle che prevede una multa salatissima per i cambi di casacca.

LEGGI ANCHE: Venti di scissione nel Movimento 5 stelle

Solo pochi giorni fa  il leader del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, dopo l’uscita della senatrice Gelsomina Silvia Vono ha rilanciato uno dei vecchi cavalli di battaglia dei 5 stelle per «evitare il cambio di casacca: l’introduzione del vincolo di mandato e di una multa di 100mila euro per chi migra verso altri partiti. Un’idea, quindi, molto simile alla clausola fatta firmare ai candidati dem dell’Umbria. La posizione del ministro degli Esteri è quella ribadita dal Movimento fin dal suo primo statuto e ritorna a ogni nuova elezione: «Troviamo una soluzione per evitare che si tradiscano i principi della libertà dell’individuo ma per tutelare i cittadini di fronte a chi tradisce gli italiani». Lo stesso Di Maio, per esempio, aveva riproposto la «multa per i cambiacasacca» in occasione delle parlamentarie per le politiche del 2018. E, ancora prima, per le amministrative di Roma del 2017, un documento in 10 punti aveva introdotto una «sanzione di 150mila euro per i consiglieri M5s dissidenti».

Regole e principi che il Partito democratico ha sempre criticato, considerandole «incostituzionali». «Una multa M5s per chi dissente? Piuttosto serve subito una legge su partiti e democrazia interna», aveva commentato Lorenzo Guerini, attuale ministro della Difesa, dopo l’uscita nel 2016 del decalogo per le elezioni nella Capitale. Per i dem le regole del Movimento 5 stelle erano «da tempi bui» e «sfioravano il fascismo». Una posizione non diversa da quella ribadita da alcuni esponenti del partito pochi giorni fa, dopo l’ultima dichiarazione sull’argomento fatta dal leader del Movimento. «La scelta di inserire il vincolo di mandato con tanto di multa è qualcosa al di fuori della cultura politica democratica e spiace davvero che qualcuno non se ne renda conto», commenta il deputato dem Matteo Orfini che chiede un intervento del segretario Zingaretti: «Non avevo capito che la scelta di costruire un’alleanza Pd-M5s in Umbria, scelta peraltro mai discussa, prevedesse l’obbligo di emulare le parti peggiori del grillismo. Spero che Zingaretti intervenga al più presto per correggere questa sciocchezza». Sulla stessa linea anche Andrea Marcucci, presidente dei senatori pd: «Inseguire il M5s, prevedere una multa, inserire una sorta di vincolo di mandato per i candidati alle regionali del Pd in Umbria non mi sembra affatto una buona idea. Verini ci ripensi».

Da parte sua Verini si difende e dichiara all’Adnkronos: «Si tratta di una proposta fatta nel corso di una riunione da un candidato, peraltro già segretario regionale del Pd di qualche anno fa. Visto che già nella scorsa legislatura ci sono stati abbandoni dal gruppo e dal partito e vista la turbolenza della fase, ha proposto di prevedere una forma di risarcimento al Pd e alla sua comunità di elettori nel caso uno decida di rompere il patto con gli elettori e con il partito». Verini inoltre smentisce che questa mossa dem umbri sia in realtà una norma anti-Renzi per scongiurare eventuali passaggi a Italia Viva dopo il voto: «Si tratta solo di un modo per rafforzare il patto tra candidato, partito e elettori e ripeto è stato condiviso da tutti i candidati Pd» alle regionali in Umbria. Né, sostiene il commissario, si può accostare la cosa al vincolo di mandato evocato da Luigi Di Maio nei giorni scorsi: «Non c’entra nulla. Noi siamo e restiamo fermamente contrari al vincolo di mandato. Rimangono totalmente i diritti e i doveri di ogni consigliere regionale. È soltanto una sorta di risarcimento per il danno d’immagine e politico che casi di questo genere potrebbero arrecare».

Tags
Back to top button
Close

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi