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Reddito di cittadinanza, in ritardo l’inserimento nel mercato del lavoro

La fase due della misura voluta dal M5s è iniziata ma non ha ancora prodotto risultati. La Nadef conferma che l’impatto del sussidio sull’occupazione è rinviato al 2020

La prima fase è ormai a pieno regime. La seconda, l’inserimento nel mercato del lavoro, stenta a decollare. Sono queste le due facce del reddito di cittadinanza: se la parte riguardante di contrasto alla povertà è entrata in vigore con meno problemi del previsto, e circa 843mila nuclei familiari sono i beneficiari che ricevono ogni mese un assegno che può arrivare a un massimo di 780 euro, le cosiddette “politiche attive”, cioè le misure volte ad aiutare una parte di chi percepisce il sussidio a trovare un lavoro, faticano addirittura a partire, prima ancora che a produrre risultati.

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Il primo indizio è contenuto nelle ultime rilevazioni mensili dell’Istat che hanno certificato una riduzione del numero di disoccupati (-87mila tra luglio e agosto), accompagnata da un incremento degli inattivi (+73mila), esattamente il contrario di quanto sarebbe dovuto accadere con il reddito di cittadinanza. La conferma arriva adalla nota di aggiornamento del Def (Nadef), come riportato da Il Sole 24 ore, secondo cui «dai dati dell’indagine sulle forze di lavoro non emerge ancora pienamente l’incremento del tasso di partecipazione che sarebbe dovuto scaturire dall’adesione al reddito di cittadinanza e dal conseguente patto per il lavoro».

«È ragionevole ipotizzare che l’attuazione completa del Reddito di cittadinanza avvenga con un certo ritardo rispetto alla previsione iniziale», si legge nella nota di aggiornamento al Def. Nel merito, la Nadef evidenzia come l’incremento del tasso di partecipazione che nel Def era stato attribuito principalmente al primo anno di entrata in vigore del reddito di cittadinanza è «stato ora traslato in parte anche sul 2020, attraverso un moderato incremento del tasso di crescita delle forze lavoro». Secondo i calcoli aggiornati nella nota di accompagnamento al Def, il tasso di disoccupazione aumenterà al 10,2% nel 2020 ,anche se l’ultima stima Istat ad agosto è al 9,5%, per poi ridursi gradualmente al 9,5% nel 2022.

Ma il ritardo non è certo una sorpresa. Già un anno fa, durante l’approvazione della misura, gli esperti avvertivano delle difficoltà che ci sarebbero state nel portare avanti le politiche attive, che richiedono una complicata collaborazione tra governo centrale, regioni, comuni, centri per l’impiego e i navigator, oltre che naturalmente la materia prima, cioè i posti di lavoro. Il reddito di cittadinanza viene percepito da 843mila nuclei familiari composti da circa 2,2 milioni di persone. Tra loro, solo 704mila sono definiti “occupabili”, hanno cioè l’età e sono nelle condizioni di poter ricevere aiuto a trovare un impiego. I primi sussidi sono stati pagati a maggio, con la distribuzione di un assegno medio da circa 450 euro al mese. A causa di ritardi e problemi organizzativi ampiamente previsti, i centri per l’impiego hanno iniziato a chiamare i circa 704 mila “occupabili” soltanto all’inizio di settembre.

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